Per Marco e Ottavia è il secondo Natale a CasArché. Sono una delle coppie che ha scelto di vivere in una delle sedi dell’associazione, condividendo la quotidianità con famiglie (attualmente composte solo da donne e bambini) inserite in percorsi di semiautonomia.
Quando si chiede ad Ottavia cos’è il Natale in Arché, risponde con facilità: è gioia. «Per un momento non c’è altro che la voglia di vivere quel momento, di stare insieme». Ed è eccitazione. «Le mamme più dei bambini». Ed è bello ed importante esserci. Anche suo marito è d’accordo: «Non mi manca festeggiare il Natale con la nonna e gli zii, perché ho voglia di festeggiarlo con questa famiglia di mamme e bambini che sono qua. Per loro è fondamentale: il Natale per chi è in situazione di difficoltà può essere triste, ma l’impegno e la cura che tutti ci mettiamo lo rende speciale. Lo sforzo di rompere la tradizione del festeggiarlo con la propria famiglia è ampiamente ripagato».
L’anno scorso Marco e Ottavia si son resi conto del valore del Natale, inizialmente sembrava “soltanto” un’altra cosa bella da fare insieme. Ma dopo averlo vissuto, la carica di quest’anno è diversa e si stanno dando da fare nell’organizzazione.
E quando arriva il Natale in CasArché? «Nel momento in cui appese ai ballatoi della Corte di Quarto appaiono le luminarie sappiamo che ci stiamo avvicinando», racconta Marco. «Quest’anno abbiamo fatto cinque incontri in Avvento per parlare di relazione tra genitori e figli, con le mamme ospiti della comunità e degli appartamenti di semiautonomia, ma anche con persone del quartiere e amici storici di Arché».
Anche quest’anno i dipendenti di alcune aziende si sono mobilitati a Milano e a Roma per consegnare tanti regalini a bambine e a bambini e organizzare alcune feste di avvicinamento al Natale (Spinmaster, Banijay, iQera, Salesforce); insieme a Daniela Maldini, sindaca di Novate Milanese, è perfino arrivato in Casa Carla un Babbo Natale carico di dolciumi.
«Ma abbiamo proposto anche uno scambio di doni tra noi, le mamme della comunità, alcune volontarie, per non arginare il Natale ai bambini», racconta Ottavia. «Per una mamma accolta è molto bello sapere che qualcuno ha pensato a lei e si sia preso del tempo per immaginare che cosa desideri; per questo arriva il Babbo Natale segreto: ognuno estrae un bigliettino con il nome della persona cui farà il regalo».
E poi c’è il 24 dicembre: «in giornata puliamo tutti insieme cortile e spazi comuni, e alle 18:30 c’è la messa nella cappellina Padre Nostro di Arché», dice Marco. «È una celebrazione molto partecipata, ogni persona ha il suo ruolo, prepariamo i canti. L’anno scorso ci avevano ispirato le immagini dell’artista turco Uğur Gallenkuş, quest’anno le donne della comunità porteranno un dono dalla loro storia, come fossero dei re magi. È un momento di luce. Subito dopo andiamo a cena con la tavolata più affollata dell’anno, mamme, bambini, volontari, amici… Non so quanti siamo, ma tanti tanti, forse un centinaio di persone. Rumore di sottofondo, di vita, di voglia di ricominciare, e finisce che si balla e canta insieme».