In occasione della Giornata per la Vita consacrata (lunedì 5 febbraio alle 17.30 la Messa in Duomo con l’Arcivescovo), il responsabile della Fraternità Arché di Milano racconta la sua esperienza di spiritualità e condivisione concreta (di Cristina CONTI)

Non solo preghiera e servizio in parrocchia. La vita consacrata è anche aiuto concreto. Come per padre Giuseppe Bettoni, responsabile della Fraternità Arché di Milano. «Vengo da un’esperienza di vita consacrata in senso tradizionale. Sono stato superiore di una comunità, provinciale e anche responsabile del mio istituto a livello europeo. Ho avuto modo di vivere gli aspetti sociali della mia attività soprattutto quando ero parroco a Milano. E questo mi è piaciuto molto», racconta.
In quel periodo, infatti, padre Bettoni ha collaborato con un’associazione che aiuta figli di tossicodipendenti e malati di Hiv: «L’impostazione sociale e solidale del mio impegno ha acceso in me il desiderio di fare qualcosa che mettesse insieme l’aspetto della vita consacrata con quello dell’aiuto concreto al prossimo, il Vangelo con il servizio ai poveri», precisa.

Così è nato il progetto di Fraternità Archè, gruppo che comprende laici, famiglie e consacrati ritrovatisi attorno alla volontà di creare un luogo di vita fraterna, spiritualità e condivisione che potesse essere lievito di Vangelo per la città. «Dal novembre 2011 fino alla nascita della Fraternità ci siamo incontrati periodicamente per pregare insieme, per ragionare e gettare le fondamenta del nostro sogno: poter trovare, nel nostro abitare gli uni accanto agli altri e stretti attorno alla Parola, nuove energie per vivere con maggiore passione le nostre specifiche vocazioni nel lavoro, nelle nostre famiglie, nella nostra quotidianità. Imparare a spalancare il nostro cuore e le porte delle nostre case all’incontro con l’altro, vivere l’accoglienza e il rispetto per le diversità», aggiunge.
In particolare, qui vengono accolte mamme vittime di violenza di genere, che con i loro bambini sono costrette a lasciare la propria casa per essere accompagnate verso l’autonomia e il recupero della genitorialità e la ricerca di un lavoro. «Queste donne hanno bisogno di una rete solidale e di supporto, di reinserimento sociale, di curare le proprie ferite, ma anche di coltivare e sostenere la propria dimensione spirituale», spiega Bettoni, che dal 2012-2013 si è così liberato dai propri incarichi per dedicarsi a tempo pieno a questa iniziativa e ha dato vita a un’esperienza di condivisione insieme ai poveri e ai laici.

Il 21 marzo 2018 la Fraternità si è costituita a Quarto Oggiaro. Un modo per essere vicini alle persone che di solito non fanno parte della vita parrocchiale e condividere una cornice feriale con persone di fedi diverse: alcune mamme che vengono qui sono infatti ortodosse, protestanti e musulmane. «Il nostro obiettivo è quello di mettere al centro il Vangelo facendoci carico della fatica delle donne che stanno ricostruendo il proprio futuro. Gli strumenti che ci siamo dati per vivere meglio, affrontare le dinamiche comunitarie e rinnovare il senso del nostro agire sono la Parola di Dio (con la pratica della Lectio divina), la liturgia delle ore, la celebrazione eucaristica, l’adorazione, giornate di ritiro spirituale e giornate di approfondimento e di studio con cadenza mensile e annuale», conclude padre Bettoni.
Essere fraternità significa riconoscere il legame che lega non solo quelli che condividono una casa o un’ispirazione comune, ma anche quelli che vivono nello stesso territorio, dal quartiere di Quarto Oggiaro alla stessa città di Milano.