Tina Anselmi

Tina Anselmi nasce il 25 marzo 1927 a Castelfranco Veneto, dove muore il 1 novembre 2016.

Donna coraggiosa, giovane staffetta partigiana, sindacalista, formatasi nelle file dell’Azione Cattolica e dell’Università Cattolica, parlamentare della Democrazia Cristiana e prima donna Ministro, costruisce lo stato sociale con il servizio sanitario nazionale e la legge che chiude i manicomi.

Con la sua forte cultura democratica opera decisamente per il cambiamento sociale e culturale del Paese. Con questa storia alle spalle Tina Anselmi affrontò la sfida della Commissione d’inchiesta sulla Loggia P2 e che indagava sul potere occulto che tentava di condizionare la vita politica italiana.

Solo una grande passione democratica poteva far luce sulle doppiezze, i ricatti, le opacità, l’illegalità e la corruzione che la Loggia P2 aveva alimentato. La grande passione di Tina che, ricordando gli anni della sua adolescenza impegnata per la libertà, con il nome di Gabriella, era solita ripetere: “Capii allora che per cambiare il mondo bisogna esserci”.

Tutto l’impegno politico di Tina Anselmi è stato come una luce non solo sull’abisso che abbiamo avuto di fronte ma anche sul presente. Sulla portata del cambiamento necessario perché la democrazia viva. Un cambiamento di mentalità, di cultura, di comportamenti. Tina ha saputo resistere, durante la guerra, di fronte ai partigiani impiccati agli alberi della piazza di Bassano del Grappa, sul crinale tra civiltà e barbarie, e quarant’anni dopo di fronte al potere di pochi che insidiavano la sovranità del popolo.

Una donna a servizio del Paese. Una donna a difesa della Repubblica. La donna più amata dell’Italia democratica, perché la vita di Tina è una battaglia unica per la libertà e il suo valore: per riconquistarla nella Resistenza, per difenderla difendendo la Repubblica, per alimentarla con il passaggio continuo di testimone alle donne e alle giovani generazioni.

Una donna che ha dato forza alle donne italiane con la sua forza ideale e politica, con la sua schiettezza.

Aveva il senso molto lucido della democrazia come impegno di ciascuno, soprattutto dei giovani. Sapeva che la democrazia può vivere e può morire, e che non è una stagione di pochi giorni.

Tina ha vinto perché la sua speranza vive, anche nei nostri giorni, di fronte all’indebolirsi del senso della comune appartenenza, del valore della politica e delle istituzioni, di fronte a una generazione, anche politica, che sembra senza storia né memoria.

La nostra storia di italiani ci dovrebbe insegnare che la democrazia è un bene delicato, fragile, deperibile, una pianta che attecchisce solo in certi terreni, precedentemente concimati. E concimati attraverso l’assunzione di responsabilità di tutto il popolo.

Quando le donne si sono impegnate nelle battaglie, le vittorie sono state per tutta la società. La politica che vede le donne in prima linea è politica di inclusione, di rispetto delle diversità, di pace.

2018-10-26T12:32:57+00:00ottobre 26th, 2018|Testimoni (vedi tutti) >|