Nato a Roma il 14 dicembre 1926, e morto a Roma il 25 ottobre 2007.

Coscienza religiosa e impegno civile sono i termini in cui si può riassumere la sua vita come studioso e come uomo.

Pietro Scoppola è stato una delle figure più rappresentative del cattolicesimo democratico nella vita culturale e politica del nostro tempo, un fine studioso, un protagonista della storia repubblicana del nostro Paese.

Con il suo impegno accademico e politico ha espresso l’esempio più alto del laicato cattolico ed è stato un punto di riferimento per tanti cattolici.

E’ stato un cristiano forgiato alla scuola del Concilio, che si è adoperato per sintonizzare i cattolici italiani con la cultura e il mondo moderno, (…) facendo leva sulle risorse di una coscienza cristiana libera, illuminata, matura. (…) Ha potuto essere cristiano e, insieme, fieramente laico, cattolico, democratico e proteso al dialogo e alla cooperazione con gli uomini di buona volontà di altre correnti politiche e culturali.” (Franco Monaco in “Pietro Scoppola, fratello maggiore e maestro”).

Costanti riferimenti furono per Scoppola la Chiesa e la Democrazia cristiana, con le quali però ha sempre discusso, spesso polemizzato, ma sempre nella prospettiva di chi si sente all’interno, e continuando quindi ad essere una voce autorevole nel cattolicesimo politico istituzionale.

La sua fedeltà alla Chiesa e la sua formazione cattolica non gli impedirono di sviluppare un pensiero diverso da quello della gerarchia ecclesiale e di fare delle scelte in piena autonomia secondo un’idea di laicità libera da dogmi e certezze assolute e fondata sul riconoscimento e sul rispetto della pluralità delle posizioni.

Formato ad una religiosità sostanzialmente tradizionale, non cessò mai di affrontare le criticità, di andare oltre le formule per cercare l’essenziale, di lasciarsi provocare dalla Parola di Dio.

La fede (…): scelta personale, non dottrina, ma adesione ad una persona e ad un annuncio, accettazione dell’esperienza del dubbio come condizione della fede stessa”

Essere laici significa sentirsi partecipi di una comunità umana prima ancora di aderire a un qualsiasi credo religioso.”

Queste frasi sono tratte da: “Un cattolico a modo suo” di Pietro Scoppola, ed. Morcelliana, testo particolarmente interessante, per conoscere a fondo la sua personalità di credente impegnato in ambito politico. E’ il libro scritto durante la malattia che lo portò alla morte. E’ stato definito il suo testamento spirituale, una testimonianza autentica e significativa. Il titolo è derivato da una dichiarazione di Paolo VI: “Il professor Scoppola è un cristiano a modo suo, ma bisogna ascoltarlo”.

E’ un libro in cui Scoppola dà anche giudizi sulla politica, che era stata per lui solo l’effetto, non la causa, di una più grande passione per la vita e per l’umanità.

Una figura che ha fortemente influito sulla sua formazione fu don Primo Mazzolari, che Scoppola ha frequentato e di cui conosceva bene le opere e con il quale aveva anche collaborato alla rivista da lui fondata: “Adesso”.

Nell’ambito della sua attività professionale è stato uno dei più importanti storici italiani: professore ordinario di Storia Contemporanea alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Roma. Celebri e decisivi i suoi contributi riportati in numerose pubblicazioni, sul modernismo, sui rapporti su Chiesa e fascismo, sulla Costituente e la ricostruzione, sulla stagione degasperiana, sui rivolgimenti sociali, culturali e religiosi degli anni sessanta e settanta.

Scoppola aveva la dote, che solo i grandi storici hanno, di cogliere prima degli altri, temi e settori di ricerca su cui bisogna lavorare.

Concludendo la sua relazione ad un convegno ad Orvieto il 6-7 ottobre 2006, ha espresso la seguente riflessione, ancora di grande attualità:

“...Si discusse alla Costituente se la nuova Costituzione dovesse avere un presupposto ideologico e un punto di incontro fu trovato nell’idea della dignità umana. Era un’idea di matrice cristiana che, laicamente declinata, ispirò profondamente il testo costituzionale. Mi chiedo se questa intuizione che ha fondato non solo tutte le tradizionali libertà, ma il principio di uguaglianza e il rifiuto per la guerra, non possa diventare principio animatore della vita associata, non possa ispirare una laicità e una libertà di coscienza e di religione che non neghino, anzi valorizzino, l’apporto delle esperienze religiose alla vita sociale, non possa animare non solo le iniziative statali di welfare, ma uno spirito di solidarietà (di amicizia) in tutto il tessuto sociale, non possa sollecitare la ricerca di nuovi modelli di sviluppo.”

Una passione civile la sua che si è espressa fin dall’inizio con la sua collaborazione alle “Cronache sociali” di Dossetti, ai “Quaderni di storia e cultura sociale” di Livorno e alla rivista “Il Mulino”.

Sarà uno dei principali promotori di un percorso di moralizzazione della politica ed esponente di un movimento di rinnovamento della Dc, nelle cui liste come indipendente, tra il 1983 e il 1987 fu eletto senatore, nonostante le crescenti tensioni con il partito. Cercando di mantenere il difficile equilibrio tra consenso e dissenso, tra adesione e contestazione e sperando sempre di poterne, se non guidare, almeno influenzare i processi politici, Scoppola rimase dentro la Dc fino all’epilogo di Tangentopoli.

La sua è stata un’esigente testimonianza personale di coerenza tra fede e vita, di apertura intellettuale e rispetto per le differenze. Viveva in modo complementare una cura spirituale personale e un fortissimo senso della laicità dello Stato.

Espresse anche il suo parere sulla questione dei Pacs (Patti civili di solidarietà) dicendo che: “Le convivenze ci sono e si diffondono; il legislatore non può ignorarle: sono un problema su cui anche la Chiesa dovrebbe riflettere a fondo, per comprenderne le ragioni e cercare le giuste risposte pastorali.

La politica è da lui definita come “valutazione razionale del possibile e sofferenza per l’impossibile” e “elemento della ricerca di un cattolicesimo incarnato nella storia”.

Nei suoi scritti Scoppola prova a ripensare a tutto il suo percorso di studioso e di credente, di uomo di preghiera e di domande e in cui cerca di dare, in qualche modo ragioni della sua speranza, come ci invita a fare san Paolo, e in cui riporta anche il contributo di pensiero di alcuni dei suoi cinque figli.

Interessanti, tra le tante, alcune considerazioni sul Concilio: “Io credo che dobbiamo farci carico tutti, non solo della fedeltà al Concilio ma della sua difesa”, “Il Concilio non cancella il passato, ma lo interpreta, e non si chiude al futuro. Non è detto che il Concilio sia l’ultima parola, perché lo Spirito continua a parlare”.

Scoppola ha incarnato un modo di essere cristiani nel mondo in una armonia perfetta tra fede e politica, una coscienza che ha saputo coniugare la fedeltà al Vangelo con il senso dello Stato, la vita spirituale con l’impegno per una società più giusta e solidale, l’amore per Dio con la scelta degli ultimi, dei poveri.

La sua ricerca e i suoi lavori non erano separabili dagli altri aspetti della sua vita, soprattutto della sua vita di credente; anzi era proprio questa che li alimentava.

Cattolico per fede e laico per formazione, la sua attività di intellettuale è sempre stata attraversata dal tema della laicità: da studioso ha avuto il merito di mettere a fuoco il contributo dei cattolici nella costruzione della democrazia e dello Stato laico e il difficile e complesso nodo delle relazioni tra la Chiesa e lo Stato italiano; da politico ha avuto il merito di affermare un’autonomia di giudizio del cattolico impegnato in politica.

La sua è una testimonianza laica della fede: un approccio mentale libero, aperto, critico, lontano dalla presunzione di essere i detentori della verità e di volerla imporre agli altri, un approccio capace di distinguere il politico dal religioso e che di conseguenza riconosce allo Stato il dovere di tutelare i diritti di tutti i credenti e non, e alla Chiesa quello di poter esprimere ciò che pensa, senza tuttavia fare ingerenza nell’ attività delle istituzioni o condizionarla; un atteggiamento di costante ricerca, attraverso il confronto e il dialogo, del compromesso politico.

Alla sua morte molti cristiani hanno espresso la loro gratitudine a Pietro Scoppola per aver offerto, con la sua testimonianza, un’interpretazione lucida e feconda del Concilio Vaticano II, sapendone portare i fermenti nel dibattito culturale, sociale e anche politico. Ma soprattutto per la sua testimonianza di fede portata avanti con fedeltà, coerenza e umiltà in ogni fase della sua vita.