Michele Do

Nato a Canale d’Alba il 13 aprile 1918 e morto a Saint Jacques il 12 novembre 2005

La sua era una famiglia molto semplice. Il padre, falegname e contadino, morì molto giovane. La madre, donna di profonda e radicata fede, lo crebbe con dedizione assoluta.

Michele entrò giovanissimo in seminario, dove, tra i suoi educatori, emerge la personalità di don Natale Bussi, che gli ha trasmesso un grande amore per la cultura.

Continuò gli studi a Roma all’università Gregoriana, risedendo presso il Seminario Lombardo.

In quegli anni allargò i suoi orizzonti culturali e umani. Furono anni in cui divennero evidenti le inquietudini che lo condurranno a una ricerca costante, in dialogo con persone di alta spiritualità.

Dopo la laurea tornò ad Alba, dove fu consacrato sacerdote.

Negli anni seguenti visse il grande dramma della lotta antifascista.

Fu un periodo particolarmente travagliato, in cui don Michele approfondì la sua ricerca sull’essenza del cristianesimo e la missione della Chiesa e decise di scegliere una vita appartata e monastica, per vivere il messaggio evangelico in semplicità e radicalità.

Divenne rettore nel piccolo paesino valdostano di Saint Jacques.

Nella sua solitudine montana avvertì profondamente l’esigenza di comunicare il suo pensiero.

Negli anni cinquanta entrò in una comunione profonda e radicale con sorella Maria dell’eremo di Campiello e con don Primo Mazzolari, che ritenevano l’esperienza di don Michele molto significativa. Dal suo eremo allacciò relazioni con altre persone di alta spiritualità come G.Acchiappati, G.Vannucci, D.M.Turoldo, E.Balducci, don Sirio Politi, R.Panikkar.

In dialogo con loro, don Michele visse un profondo cammino interiore che lo rese capace di incrociare e di attraversare le inquietudini del cristianesimo di quegli anni e quelle più vive e profonde del cuore umano.

Don Michele elaborò un suo pensiero religioso. Era una sintesi conquistata in una lunga e rigorosa ricerca, andando coraggiosamente oltre le formulazioni fossilizzate da secoli: la reinterpretazione del peccato originale, la revisione del concetto di Dio che non opera nulla dall’esterno, la rivisitazione radicale dei concetti di giustificazione, di redenzione, di sacrificio espiatorio, di salvezza, di Chiesa e di Regno di Dio. Una sintesi in cui, superato ogni angusto concetto di Chiesa e di privilegio religioso, si scopre la vera eterna e sempre nuova alleanza “ontologica” tra Dio e la creatura. Nascono così la sua formulazione del Credo, la splendida liturgia del battesimo, il canone di una bellezza e verità struggente.

La Rettoria di Saint Jacques divenne aperta a tutti i cercatori di verità. Don Michele sapeva farsi compagno di strada, nel dialogo e nella condivisione con ogni uomo di buona volontà, credente o non credente. Per tutti trovava parole di consolazione, di luce. Testimoniava la certezza che nel cammino cristiano “ non c’è mai nulla di definitivamente chiuso, non c’è mai nulla di definitivamente perduto”. Per lui “ il Cristianesimo non era tanto religione della salvezza e della redenzione, ma dell’ascensione e della trasfigurazione”.

Aveva seguito con grande simpatia l’esperienza della Comunità cristiana di Bose sin dal suo nascere e nel suo sviluppo, spinto da un interesse per le forme di vita che riproponessero nella radicalità, nella povertà, nella semplicità lo spirito del Vangelo.

A Saint Jacques nacque, infine, la Piccola Fraternità, in cui veniva offerto in modo semplice e libero quanto scoperto e vissuto, in uno spazio di pace dove ognuno potesse ritrovare se stesso; una realizzazione di quelli che don Michele indicava come i pilastri del Cristianesimo: cercare il volto puro di Dio e chinarsi sulla vita ferita.

Don Michele Do morì a Saint Jacques il 12 novembre 2005. Vedeva la morte come un salire più in alto, in un inesse più profondo con Dio, quello fatto balenare da Gesù nell’ultima Cena, affidato all’eterna vita di Dio.

Così si esprimeva in un incontro ad Alba: “ La mia ardente speranza è che, varcando la soglia, possa finalmente trovare e scoprire quel volto così a lungo, così faticosamente, in tanto tormento e travaglio amato e cercato (perché chi ama cerca e chi cerca ama) infinitamente più grande del mio cuore e del mio sogno, ma non contro”.

2018-11-13T08:47:46+00:00novembre 12th, 2018|Testimoni (vedi tutti) >|