Nato a Vienna, l’8 febbraio 1879 e morto a Gerusalemme, il 13 giugno 1965.

Martin Buber nacque l’8 febbraio 1879 a Vienna, aveva appena tre anni quando i genitori si separarono ed egli fu affidato ai nonni Salomon e Adele Buber a Lemberg (Ucraina). Qui fece i suoi studi fino al 1892, venendo in contatto con le comunità chassidiche ed è allo studio e alla divulgazione della cultura chassidica che ha dedicato buona parte della sua attività.
Nel 1896 fu a Vienna per gli studi filosofici, ma in seguito frequentò le università di Lipsia, Berlino, Basilea e Zurigo.
Diventò dottore in filosofia nel 1904.
Negli anni seguenti si impegnò nel movimento sionista.
Acquisì notorietà dopo le conferenze tenute a Praga e i numerosi libri sui chassidici.
Nel 1923 pubblicò il libro “Ich und Du” (“L’io e il tu”) in cui così si esprime:

Non parlo di null’altro che dell’uomo quale veramente è, di voi, di me, della nostra vita e del nostro mondo, non di un Io in se stesso o di un Essere in se stesso”.

Buber ci vuole parlare – in questo libro – dell’uomo nel suo rapporto con se stesso, con gli altri uomini, con il mondo e con Dio, e lo fa con una preoccupazione pedagogica, educativa.” (Enzo Bianchi)

Nello stesso anno ricevette un incarico all’università di Francoforte sul Meno.
Nel 1925 iniziò assieme a F. Rosenzweig una traduzione in tedesco della Tenak, la bibbia ebraica, traduzione che dopo la morte prematura di Rosenzweig, porterà a compimento da solo a Gerusalemme nel 1961.
Nel 1927 Buber visitò Gerusalemme, ma ritornò presto in Europa, dove strinse amicizia con il teologo svizzero Leonard Ragaz e si allontana dallo sionismo
Si impegnò, quindi, nella resistenza al nazismo con la parola e con gli scritti finché, nel 1938, lasciò la Germania e compi la “salita” a Gerusalemme, dove venne nominato professore di sociologia all’Università Ebraica.
In Palestina Buber continuò a lavorare per creare buone relazioni tra ebrei e arabi, proseguendo anche la sua attività di scrittore e pubblicando numerosi libri, tra cui: “La fede dei profeti” (1942), “Mosè” (1945), “Il problema dell’uomo” (1948), “Il messaggio chassidico” (1952), “L’eclissi di Dio” (1953), “Le storie di Rabbi Nachman”
Martin Buber morì a Gerusalemme in giorno di sabato, il 13 giugno 1965, a 87 anni, sazio di giorni.
Un piccolo libro, “Il Cammino dell’Uomo” (pubblicato nel 1990 dall’Edizione Qiqajon di Bose), tratto da una conferenza di Buber tenuta nell’aprile del 1947, contiene un messaggio sull’uomo e sull’educazione dell’uomo. Nella sua presentazione Enzo Bianchi dice:

E’ un’opera pedagogica che riguarda l’uomo e il suo cammino, un’eco del grande messaggio dell’ebraismo rivolto a tutti perché riguarda la condizione dell’uomo in generale… Si giunge alla domanda ‘dove abita Dio?’ …Dio è là dove l’uomo lo fa entrare mediante lo svolgimento fedele del suo compito, con il suo vivere le relazioni con gli uomini, con gli esseri viventi, con le cose, con il creato intero.

Per Buber “in principio è la relazione”, soggetto e intersoggettività sono sincronicamente complementari, per lui l’essere umano è per essenza “dialogo” con l’umanità, con la creazione, con il creatore.