Nata a Mussidan (Borgogna), il 24 ottobre 1904 e morta a Ivry-sur-Seine, il 13 ottobre 1964.

Durante la sua giovinezza colma di interessi per la musica, la pittura, la letteratura, la poesia, venne a contatto con un ambiente fortemente razionalistico che l’aveva indotta ad una radicale negazione del senso della vita. Si legge nel suo diario:
A 15 anni ero rigorosamente atea e giorno dopo giorno trovavo il mondo sempre più assurdo”.

Madeleine visse questa lucida disperazione affidandosi alle distrazioni con gli amici che numerosi la attorniavano.

Successivamente dovette attraversare un periodo di sofferenza, quando un giovane di grande fascino e fede, al quale era intensamente legata, abbandonò lei e gli amici per entrare nell’ordine dei domenicani.

A questa profonda delusione si aggiunsero difficoltà legate alla salute del padre, e Madeleine cominciò ad interrogarsi sul senso della sofferenza, sull’illogicità e durezza della vita. Era giunta ad una svolta della sua esistenza che così annota sul suo diario:
“Decisi allora di pregare; lo feci per tanti giorni, senza guardare l’orologio”.

E più tardi:
A vent’anni una conversione violenta fece seguito ad una ricerca religiosa razionale”.

Per alcuni anni lesse e studiò la Bibbia, testi sacri e opere poetiche.

Importante fu l’incontro con un sacerdote, p. Jacques Lorenzo, che sarà poi la sua guida spirituale e del quale scrisse:
E’ lui che, per me, ha fatto esplodere il Vangelo”.

Su suo invito, Madeleine utilizzando la sua innata fantasia, l’amore per la natura e l’etica sociale, si impegnò in un gruppo che si occupava di assistenza agli ammalati, ai bisognosi, agli emarginati e lavorò inoltre alla formazione di giovani scout.

Dal ’31 al ’36 seguì corsi per diventare assistenze sociale e fu con questo ruolo che iniziò a vivere il Vangelo fra la gente, guadagnandosi da vivere con la propria professione, stando a disposizione di tutti.

In questo periodo fu anche molto influenzata dalla spiritualità di Charles de Foucauld (“Non avere che una regola: che avrebbe fatto nostro Signore? E farlo”), di lui diceva:
Ci ha insegnato a gioire di essere stati messi al crocevia della vita, pronti ad amare chi passa e, attraverso lui, tutto ciò che nel mondo è sofferente, perso o rattristato”.

In seguito Madeleine, sostenuta da padre Lorenzo, realizzò il progetto di creare, con altre amiche, una comunità in una casa utilizzata come “Centro Sociale”, a Ivry-sur-Seine, grande quartiere alla periferia di Parigi con forte concentrazione di popolazione operaia, laboratorio del marxismo e del comunismo francese, dove non credenti e cristiani si osteggiavano e coltivavano diffidenze reciproche.

Nel 1935 Madeleine entrò a far parte di un “Comitato di mutuo aiuto” costituito dal sindaco comunista di Ivry, e in seguito venne assunta come assistente sociale dall’amministrazione comunale.

Arrivarono quindi le emergenze della guerra e si impegnò senza sosta nel servizio sociale, aiutando gli esuli antifascisti.

Lascerà l’impiego in Comune nel 1946 per diventare una “libera professionista della carità”. La casa della piccola comunità era aperta a tutti ed era considerata il rifugio dei disperati e di tutti coloro che non sapevano dove andare a chiedere aiuto.

Lì è vissuta con le sue compagne, con il Vangelo come unica regola, testimoniando la “via dell’amore”, povera con i poveri, amica senza barriere sociali né politiche, ecumenica per natura, impegnata nella lotta per la giustizia e per la pace.

Lo spirito originale di questa donna colpisce e affascina, tra l’altro, per il modo con cui ha saputo coniugare, nella sua vita, l’impegno incessante per le persone di cui si occupava ogni giorno e la preghiera costante.

La sua scelta preferenziale per i poveri, era così da lei motivata:
I poveri non sono solo fratelli da amare come fratelli, ma come ‘i nostri padroni’, perché il povero è nostro Signore”.

Ha vissuto il Vangelo “radicalmente attaccata alla sua laicità, senza segni di separazione, come la gente comune, come la gente di strada, lasciandosi però ‘impadronire’ dalla parola di Dio per dare un nuovo inizio alla propria vita nel Cristo-Parola-Chiesa-Storia” (Paolo Giuntella – in “Strada verso la libertà”).

La sua fede in Gesù Cristo era profondamente radicata nella Chiesa, anche se Madeleine fu più volte turbata dai veti e dai decreti negativi promulgati dal Vaticano.

Nel 1941 l’Assemblea dei vescovi francesi fondò un “Seminario della Missione” per preparare i sacerdoti a rievangelizzare la nazione fortemente scristianizzata e chiamò Madeleine a parlare della propria esperienza.

Si trovò ad un certo punto anche coinvolta nel movimento della Missione Operaia. Per lei il concetto di missione nel mondo operaio implicava una semplice presenza amichevole e una testimonianza di fede con l’esempio, più che con la parola.

Quando nel 1953 il Sant’Uffizio decise di chiudere il “Seminario della Missione” e venne proibito ai preti operai di continuare a lavorare in fabbrica, invitò tutti ad obbedire, ma non le fu facile comprendere quanto era stato deciso.

Madeleine in questa circostanza pagò un prezzo personale molto alto: da una parte il parroco di Ivry le negava l’Eucaristia perché vicina ai preti operai, dall’altra parte non le venivano risparmiate critiche e incomprensioni.

Negli ultimi anni della sua vita continuò ad animare gruppi in Francia, in Africa e nell’Europa dell’Est.

Fece in tempo a seguire il Concilio Vaticano II nei primi anni del suo svolgersi: stava nascendo una nuova primavera della Chiesa e di questi tempi nuovi Madeleine è stata anticipatrice, profetessa e guida.

Il 13 ottobre 1964, mentre in un’assemblea plenaria un laico prendeva la parola con una relazione sul tema “L’apostolato dei laici”, Madeleine moriva improvvisamente per una congestione cerebrale.

Nei suoi numerosi scritti ha descritto con ingegno, umorismo e realismo l’arte del vivere cristiano, facendo emergere la spiritualità della vita quotidiana in una dimensione contemplativa. Scriveva:
“Non esiste conflitto fra l’azione e la preghiera: quello che ci minaccia di asfissia è l’agitazione, perché ci ‘toglie il fiato’… Dobbiamo aver fiducia nella possibilità di pregare sempre, perché ciò non è altra cosa che il credere alla presenza del Signore …”
Un’attività senza respiro nel mondo esige una preghiera senza respiro. La preghiera è qualcosa di vitale come mangiare, dormire, lavorare. Quante scuse accampano i cristiani impegnati, lamentando di avere poco tempo per la preghiera!”

Il Cardinal Martini la definì comeUna delle più grandi mistiche del XX secolo”.

 

Madeleine Delbrêl ha scritto:

“Ville marxiste, terre de mission” (tradotto con il titolo “Provocazione marxista ad una vocazione per Dio” Ivry 1933-1957, ed. Jaca Book);

Comunità secondo il Vangelo”; “La gioia di credere”; “Noi delle strade”; “Il piccolo monaco” – (ed. Gribaudi).

Un’ interessante biografia è: “Madeleine Delbrêl – Una vita senza frontiere” di Charles F.Mann – (ed. Gribaudi)