Nato il 4 marzo 1925 a Schieti (Urbino) e morto a Roma il 7 gennaio 1993.

Nacque a Schieti, frazione di Urbino, il 4 marzo 1925, primo di tre figli maschi, da Adelmo minatore, e da Elena Guidi contadina. Della sua terra e delle sue origini popolari – Schieti nel secondo dopoguerra fu centro di intense lotte operaie e contadine – Mancini parlò sempre come di un contesto e di un orizzonte entro il quale avevano trovato significato le indagini filosofiche apparentemente più astratte del suo quarantennale itinerario di filosofo e di teologo.

Questa vita dura dei campi e dei contadini, sosteneva don Italo, “mi ha dato il senso delle lotte operaie, delle resistenze civili, e anche il senso di una maggiore dignità della sinistra”.

Nel 1937 intraprese gli studi liceali presso il seminario di Urbino. Entrato nel seminario di Fano per compiervi gli studi teologici, fu ordinato sacerdote nel 1949. Come vincitore di una borsa di studio si iscrisse all’Università Cattolica di Milano nel corso di laurea in filosofia ed ebbe come suo docente, tra gli altri, Gustavo Bontadini, che considerò il suo vero maestro.

Durante gli studi universitari svolse anche un’intensa azione pastorale nella parrocchia milanese di Mombello.

Gli fu in seguito affidato l’incarico dell’insegnamento di Filosofia della Religione presso l’Università Cattolica e nel 1959 fu chiamato ad insegnare Storia del Cristianesimo nella facoltà di Lettere e Filosofia, in seguito nel 1967 Filosofia della Religione nella facoltà di Magistero nell’Università di Urbino.

Si stabilì quindi in questa città dove fu anche nominato canonico teologico della cattedrale e inaugurò una serie di omelie domenicali, che per rigore e profondità attirarono la presenza di centinaia di giovani studenti universitari.

In quegli anni venne maturando quella che egli chiamava “la svolta ermeneutica”, nel confronto con le questioni del mito e del kerygma sollevate dalle opere dei teologi protestanti Rudolf Bultmann e Karl Barth.

Oltre a questi ultimi ha fatto conoscere in Italia Dietrich Bonhoeffer, uno dei pensatori religiosi e testimone di Cristo, che più ha affascinato le nuove generazioni.

Negli anni ‘70 seguì con attenzione e partecipazione i movimenti della contestazione studentesca e in seguito fu sempre più in contatto con le culture che animavano le nuove generazioni.

Entrò a far parte della rivista “Bozze” diretta da Raniero la Valle, espressione di un gruppo di intellettuali cattolici profondamente legati all’esperienza del Concilio Vaticano II.

Mancini fu per anni un punto di riferimento per le comunità cristiane impegnate nel rinnovamento della teologia e della prassi a partire dalle premesse indicate dal Concilio.

Nel 1978 dette inizio all’attività dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, da lui definito “Centro di ricerca, documentazione, analisi e riflessione sul fatto religioso”, con la finalità di riportare la teologia e le scienze delle religioni nell’università pubblica.

Nel 1981 avviò la pubblicazione della rivista “Hermeneutica”, aprendola alla collaborazione di studiosi italiani e stranieri.

Italo Mancini viene considerato da molti il più acuto e creativo pensatore religioso italiano di questo secolo.

Amava citare le parole di Primo Mazzolari: “Ricorda che solo rimanendo nella casa si può far camminare la casa”. E aggiungeva:

L’apertura del cristianesimo può avvenire solo dal di dentro, non con lo scisma, la rottura o l’abbandono; bisogna prendere su di sé invece i ritardi, le infedeltà, le sollecitudini di tutte le Chiese”.

Prediligeva l’uso umile dell’intelligenza e la teologia che non è tronfia dei suoi successi e delle sue definizioni e giungeva a dire inoltre che, al culmine della nostra ricerca, noi arriviamo a conoscere Dio come l’Ignoto, il Mistero. Così spiegava:

“Nella prassi religiosa e politica una trepida, umile impostazione di questo genere è capace di rivoluzionare un costume di fraintendimenti e ricatti che ha portato tutti i disastri (ateismo in testa) propri della concezione di Dio come tappabuchi”.

Un suo studente (Giovanni Ferrari, ora docente universitario) ha definito Italo Mancini un “filosofo esemplare, poiché ha saputo identificarsi con Gesù Cristo, il Signore della storia che lui ha vissuto in maniera totalizzante” e ha sottolineato l’attualità del suo pensiero, ricordandolo come “un docente esemplare che ha amato con passione il suo mestiere, sempre in mezzo ai giovani.

Alla docenza ha dedicato il meglio di sé, ha saputo formare le coscienze e le menti di intere generazioni di giovani, iniettando l’amore per la verità e la libertà”.

E’ morto a Roma il 7 gennaio 1993 dopo un’operazione al cuore.