Negli anni novanta una piccola comunità di monaci trappisti di nazionalità francese viveva a Tibhirine, sui monti dell’Atlante algerino.
Erano monaci ben inseriti e integrati in un villaggio musulmano, amati come amici.
Vivevano in modo semplice e gioioso. Non possedevano praticamente nulla e condividevano la loro esistenza con quella degli abitanti musulmani dei villaggi anch’essi molto poveri.
I monaci avevano imparato la lingua degli abitanti algerini del loro villaggio, si erano immersi nella loro cultura ed avevano aperto la mente alla loro fede.
Sopravvivevano coltivando la terra, vendendo il loro miele e abitavano in un monastero costruito molto rozzamente, senza alcuna comodità.
La loro era una vita cristiana vissuta in semplicità, quotidianamente in simbiosi con i fratelli musulmani, con il Paese, nel silenzio, nell’umiltà e nella speranza.
“Le beatitudini sono innanzitutto il Vangelo del vivere insieme”, diceva nel suo diario il priore della comunità Christian de Chergé.
Ma a poco a poco i monaci si trovarono coinvolti negli scontri violenti tra i terroristi islamici e l’esercito.
Si chiesero se rimanere o lasciare il monastero.
I monaci dialogarono con i terroristi, che desideravano servirsi delle loro conoscenze mediche, discussero con le autorità, che volevano che essi lasciassero il paese, mentre gli abitanti dei villaggi volevano che essi restassero.
La storia è narrata nel film “Uomini di Dio” del regista Xavier Beauvois.
Nel film è ben descritto come i monaci si confrontarono tra di loro, preoccupandosi delle paure e delle speranze di ognuno, pazienti con quelli che erano impreparati e indecisi.
Si presero il tempo necessario.
Il priore Christian de Chergé sapeva, dal principio, che la vocazione della comunità fosse di restare con gli abitanti del posto, quali che potessero essere le conseguenze.
Ma i monaci in un primo tempo posero delle resistenze.
Nel film uno di loro dice al priore: “Non ti abbiamo eletto per decidere per noi”. Ognuno deve giungere a prendere la giusta decisione nel luogo e nel tempo più opportuno per ciascuno.
Al giovane Christophe che dice al priore: “Io non sono diventato monaco per morire”, il priore risponde: “Voi, facendovi monaci, avete già rinunciato alla vostra vita”.
Ma il loro percorso verso l’obbedienza non è una cieca sottomissione della volontà.
Essi pregano, discutono, dibattono, mentre cercano poco a poco di discernere la via da seguire per fare la volontà di Dio.
Riuniti a tavola durante uno dei loro ultimi momenti, un anziano frate tirò fuori un paio di bottiglie di vino e fu una sorta di brindisi di fronte alla morte, nella gioia e nel dolore, confrontandosi con il loro impoverimento più profondo: la perdita della loro vita.
Alla fine decisero di restare.
Il 21 maggio 1996 tutti, tranne due, furono prelevati durante la notte e decapitati.
Il testamento di Christian de Cherge è pieno della gioia e della gratitudine di un monaco povero:

Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese.
Che essi accettassero che l’unico Padrone di ogni vita non potrebbe essere estraneo a questa dipartita brutale. Di questa vita perduta, totalmente mia, e totalmente loro [dei figli dell’islam], io rendo grazie a Dio che sembra averla voluta tutta intera per quella gioia, attraverso e nonostante tutto… E anche a te, amico dell’ultimo minuto [riferendosi alla persona che lo ucciderà], che non avrai saputo quel che facevi. Sì, anche per te voglio questo grazie e questo “ad-Dio” da te previsto. E che ci sia dato di ritrovarci, ladroni beati, in paradiso, se piace a Dio, Padre Nostro, di tutti e due. Amen. Insallah.

In questo avvenimento possiamo vedere il vero costo della tolleranza amorevole, che comporta un’attenzione profonda e paziente verso gli altri.
Il film che narra la loro storia è una meravigliosa storia di fede che ha commosso e impressionato milioni di persone di ogni religione.