Nato a Genova il 13 febbraio 1913 – morto il 15 dicembre 1996

Giuseppe Dossetti nacque a Genova il 13 febbraio 1913, in una famiglia della piccola borghesia che in seguito si trasferì nella provincia reggiana dove egli compì gli studi elementari e ricevette la prima istruzione religiosa, fortemente sostenuta dalla madre, esempio di dedizione verso le persone più bisognose.

Iniziò quindi presto a maturare una forte sensibilità verso il tema della povertà, condizione comune a molti suoi amici e conoscenti. Acquisì presto una forte sensibilità verso la dimensione della socialità, cioè dell’importanza del vivere inserito all’interno di una comunità.

Frequentò il liceo classico e poi la Facoltà di Giurisprudenza. Furono anni importanti per la sua formazione religiosa, che ricevette impulsi dall’incontro con eminenti figure del clero reggiano, che lo portarono ad aderire all’Azione Cattolica.

Nel 1934 Dossetti iniziò il suo periodo di perfezionamento giuridico all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove entrò in contatto con padre Agostino Gemelli e monsignor Francesco Olgiati , con i quali approfondì la sua maturazione spirituale, accanto ad un approfondito impegno di ricerca. In questi anni ricevette anche forti stimoli spirituali sia dall’arcivescovo Schuster di cui Dossetti apprezzava soprattutto lo spirito ascetico unito ad una capacita di immersione profonda nella vita della Chiesa che lo mise anche in contrasto con i fascisti, sia da Giuseppe Lazzati, anch’egli docente alla Cattolica, che proprio in quegli anni decise di dare vita ad una propria associazione di laici consacrati, della quale entrò a far parte anche Dossetti.

Lo scoppio della seconda guerra mondiale segnò un momento importante nel suo impegno politico-sociale. Egli agì all’interno delle formazioni partigiane occupando posti di grande responsabilità.

La “forte” esperienza nella Resistenza lo segnerà per tutta la vita, soprattutto per la simpatia, anche se critica, con cui guarderà alle forze socialiste e comuniste, con le quali collaborò durante e dopo gli anni della clandestinità.

Nel frattempo maturò la decisione di farsi sacerdote, ma si trovò ancora più coinvolto nell’ambito politico. Fu infatti inaspettatamente nominato vice-segretario della DC nel 1946 e chiamato a partecipare al lavoro dell’Assemblea Costituente.

Iniziò la vita pubblica con gli amici Giuseppe Lazzati, Amintore Fanfani, Giorgio La Pira.

Entrò poi in contrasto con De Gasperi e più ancora con i Comitati Civici di Luigi Gedda e quindi con lo stesso Papa Pio XII.

Da queste esperienze pian piano comprese che la sua prospettiva poteva avere successo solo a condizione di cambiare la cultura dominante nel mondo cattolico del tempo, attenuando l’anticomunismo e superando la mentalità attivistica dell’Azione Cattolica di allora, liberando il partito dal controllo dei Comitati civici e così favorendo la ripresa della collaborazione tra quelle che Dossetti chiamava le forze popolari, cioè i cattolici, i socialisti e i comunisti.

Nel 1952 insieme ad alcuni giovani amici che lo seguivano da alcuni anni, fondò il Centro di Documentazione con lo scopo di effettuare una ricerca storico-teologica, che ormai da tempo le università italiane avevano abbandonato, e intrecciò un rapporto profondo di vera obbedienza filiale con il cardinal Lercaro. Questi in seguito gli chiese di assisterlo come perito durante i lavori conciliari, incaricandolo anzitutto di seguire da vicino le attività intraprese da Paul Gautier, che stava approfondendo il tema della Chiesa dei poveri, su indicazione di Papa Giovanni XXIII.

In questi anni Dossetti dedicò tutto se stesso ai lavori del Vaticano II non senza suscitare irritazioni in chi immaginava un Concilio dedicato esclusivamente a ribadire le condanne degli errori moderni.

Giocò un ruolo di eccezionale importanza in particolare nell’elaborazione della costituzione sulla Chiesa: ‘Lumen Gentium’.

Nella seconda metà degli anni sessanta Dossetti si trovò impegnato in prima persona nel processo di ricezione conciliare nella diocesi di Bologna e dopo la traumatica conclusione dell’episcopato di Lercaro, concentrò l’attenzione sulla vita della propria famiglia religiosa, scelta che non lo distolse mai dalla sua profonda passione per le vicende civili e religiose del suo tempo.

Fu ordinato sacerdote il 6 gennaio 1959. Fondò una comunità monastica, la Piccola Famiglia dell’Annunziata a Monteveglio, alle pendici dei colli bolognesi, luogo che era stato teatro di un efferato eccidio nazista, in cui vennero crudelmente trucidate più di mille persone.

In seguito condusse una vita monastica dedicandosi alla guida delle sue comunità nelle diverse sedi in Italia, in Palestina e in Giordania.

Nel 1994 dopo la vittoria elettorale del centro-destra uscì dal suo ritiro monastico per denunciare il pericolo di una modifica in senso presidenziale della Costituzione italiana e il pericolo di un’evoluzione a destra nella vita politica nazionale.

Così si espresse allora:

Forse già in questi giorni si preparano nuovi presidi, nuove illusioni storiche, nuove aggregazioni che cerchino di ricompattare i cristiani. Ma i cristiani si ricompattano solo sulla Parola di Dio e sull’Evangelo. La Chiesa stessa se non si fa più spirituale, non riuscirà ad adempiere la sua missione e a collegare i figli del Vangelo.”

Morì il 15 dicembre del 1996 in seguito a malattia, circondato dai fratelli e dalle sorelle della Piccola Famiglia dell’Annunziata e venne sepolto, per sua espressa volontà, nel cimitero che accoglie le vittime del nazifascismo nei pressi della comunità di Monteveglio.

A chi, poco prima della sua morte, gli chiedeva lumi su ciò che si andava preparando per la vita dei cristiani, disse:

In futuro non avremo più il conforto dei piccoli nidi sociali, delle ultime nicchie che facevano un certo tepore. Di fronte alle difficoltà dovremo esclusivamente contare sulla Parola del Signore, sull’Evangelo riflettuto, meditato, assimilato. Siamo destinati a vivere in un mondo che richiede la fede pura e nuda.”