Nato a Pistoia, il 26 dicembre 1913 e morto a Firenze, il 18 giugno 1984.
Giovanni Vannucci nacque a Pistoia il 26 dicembre 1913.
Servo di Maria dal 1936 e sacerdote dal 1937, compì studi superiori di Sacra Scrittura e Teologia a Roma, dove più tardi insegnò storia delle religioni alla facoltà teologica del suo ordine, il Marianum.
Per dieci anni fu docente anche di esegesi biblica e lingua ebraica. Significativa la seguente testimonianza sul suo insegnamento:
…ha insegnato la sua materia spiritualmente, come un apostolo che insegna in primo luogo la virtù e specialmente la carità…”.
Desideroso di avviare nell’Ordine una esperienza comunitaria che privileggiasse i valori monastici della vita dei Servi, non gliene fu mai consentita l’attuazione.
Nei primi mesi del 1951, con alcuni confratelli si associò alla nascente e contestata comunità cristiana creata a Nomadelfia da don Zeno Saltini.
In seguito fu per un anno in comunità a Sansepolcro, dove si interessò vivamente ai problemi dei più poveri ed emarginati. Questo periodo fu da lui stesso definito molto significativo per la sua vita.
Particolarmente importante per lui fu dal 1952 il soggiorno fiorentino nel convento della Santissima Annunziata, dove ebbe l’incarico di insegnare greco agli studenti e, con il confratello David Maria Turoldo, fu animatore di iniziative culturali e caritative, che suscitarono un forte risveglio religioso. In questa stessa città collaborò, sempre con Turoldo, nell’ambito di un progetto di profonda riforma religiosa e civile, che gli procurò anche incomprensioni e inimicizie.
Padre Vannucci sosteneva che il cristianesimo non è rinuncia, ma “ingrandimento sconfinato del nostro essere”.
La sua apertura spirituale lo rendeva pronto a cogliere la verità ovunque si manifestasse. (1)
Il frutto più bello della sua vita e della sua ricerca si concretizzò però nel 1967, quando nel mutato clima ecclesiale postconciliare, con il sostegno dei suoi superiori, dette vita a una nuova forma di vita comunitaria nell’eremo di San Pietro alle Stinche presso Panzano, nel Chianti fiorentino, luogo di silenzio, di lavoro e accoglienza.
E’ lì che padre Giovanni lavorò alla preparazione della sezione “Vita comune” del nuovo testo della Costituzione dei Servi.
Lasciava l’eremo delle Stinche soltanto per tenere conferenze e corsi di esercizi spirituali.
Amava il silenzio e la pace intensa e laboriosa dell’eremo. Così scriveva ad un suo superiore:
I miei proponimenti…sono quelli di offrire un luogo di silenzio fattivo a chiunque ne ha nostalgia. Vorrei riprendere il lavoro manuale, ridar vita a certe forme di artigianato che devono fiorire intorno ai monasteri come continuazione di una realtà di preghiera. Il mio programma sarebbe questo: trovare la comunione lavorando all’attuazione di una vita di lavoro, studio, ospitalità, povertà, solitudine, letizia. Comunità dove a ciascuno sia concesso di portare a maturazione i propri doni e servire l’uomo con essi”.
La sua sensibilità anticipatrice, la sua lucida analisi dei problemi ecclesiastici ed ecumenici, il rigore morale, l’avversione innata per ogni forma di compromesso, furono forse all’origine di molte incomprensioni, che accettò con silenzioso riserbo.
Forte era anche il suo senso di appartenenza all’Ordine, espresso con straordinaria efficacia e concisione nei suoi scritti, nei quali mostra fedeltà e amore all’ispirazione e alla spiritualità originaria dei Servi.
Così parla di lui Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose:
La ricerca interiore che animava padre Giovanni, la cui frequentazione e amicizia sono state per me e per la mia nascente comunità prezioso riflesso della luce dell’evangelo su un cammino di sequela monastica del Signore, era questa: ‘Fedeltà allo spirito e novità di forme’. Era il desiderio che abitava alcuni uomini e donne di Dio nella chiesa della prima metà del secolo scorso: pochi di numero, forse, poveri per scelta, ma ricchi di quella audacia evangelica che viene dall’assiduità con la Parola, dal sapersi totalmente nelle mani di Dio, dall’offrirsi nella gratuità e nella semplicità ai disegni dell’Altissimo…(2)

Padre Giovanni morì per infarto cardiaco il 18 giugno 1984, in quell’ospedale fiorentino che porta anch’esso il nome della Santissima Annunziata.
Alla liturgia esequiale, presieduta da p. David Maria Turoldo, parteciparono numerosi confratelli e amici.
I testi per la liturgia erano quelli preparati qualche mese prima dallo spesso p. Giovanni: un inno alla vita, all’amore per la terra nostra madre, un canto riconoscente per un traguardo di luce raggiunto da un servo fedele.
E’ sepolto nell’austero cimitero di San Martino, presso l’eremo di Monte Senario, dove l’Ordine dei Servi di Maria è nato.

(1) Giovanni Vannucci, “Esercizi Spirituali” – Mondadori
(2) Dalla prefazione di Enzo Bianchi al libro di Sorella Maria, “Il canto dell’allodola” – Qiqajon