Giorgio La Pira

GIORGIO LA PIRA

nato il 9 gennaio 1904 a Pozzallo (Ragusa) – morto il 5 novembre 1977 a Firenze

“Oggi la sua figura è significativa per chi la guardi con occhio laico, senza cioè dar peso agli aspetti di fede e ai riferimenti biblici, sia per chi guarda a lui come a un uomo che ha tentato di vivere la fede evangelica nel concreto delle contraddizioni storiche.”

Con queste parole padre Balducci vuole definire la specificità di una personalità profetica che ha animato la società italiana del dopoguerra.

Terminati gli studi in giurisprudenza all’Università di Firenze, Giorgio La Pira vi insegnerà negli anni successivi Diritto Romano.

Nella città toscana avrà modo di incontrare e frequentare personaggi che faranno la storia del cattolicesimo, quali Ernesto Balducci, Lorenzo Milani, Davide Maria Turoldo…

Fu uno dei pochi cattolici democratici che si espressero decisamente contro il fascismo e contro le discriminazioni razziali. Anche per questo nel 1946 venne eletto Deputato alla Costituente e formulò con Moro, Dossetti, Calamandrei e Togliatti i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, affermando la libertà civile e religiosa, il diritto al lavoro e il valore della persona umana.

Negli anni seguenti La Pira fu sottosegretario al Ministero del Lavoro, per tre volte membro della Camera dei Deputati.

Nel 1951 fu eletto Sindaco di Firenze, incarico che conserverà per tre mandati. In tale ruolo realizzò molte opere di edilizia popolare, promosse politiche sociali a tutela dei cittadini più poveri, intraprese iniziative significative a difesa del diritto al lavoro, riuscendo a salvare dalla chiusura importanti aziende della città, per esempio l’officina meccanica “Il Pignone” – azienda salvata grazie all’intervento di Enrico Mattei – , la “Manetti e Roberts”, la “Fonderia delle Cure”.

La sua è una storia di battaglie politiche e civili, ma soprattutto di fede, storia di un uomo che, attraverso l’impegno religioso e civile, riuscì a muoversi con decisione verso obiettivi concreti e per lui sacri: il lavoro, la casa, il pane.

La Pira segnò la vita politica nazionale, ma anche quella estera con iniziative sorprendenti.

Ebbero rilievo a livello internazionale le sue iniziative di pace come i Colloqui Mediterranei, che videro le rappresentanze dei popoli mediterranei radunarsi a Firenze per affrontare le problematiche Nord-Sud, e come le lettere agli uomini di governo appartenenti ai due blocchi e le visite ai paesi che venivano considerati nemici.

Nel 1965 si rese conto che il pericolo del Vietnam era il problema principale per la pace del mondo e decise di andare ad Hanoi per parlare con Ho Chi Min.

Sul giornale Le Monde il 29 maggio 1955 di lui veniva detto: “Giorgio La Pira: chi non lo conosce oggi questo piccolo uomo vivace e dolce, questo ‘cristiano da choc’ che si è lanciato nella vita pubblica senza nulla concedere alla potenza del denaro, né perdere nulla del suo temperamento d’asceta?”

Morì a Firenze il 5 novembre 1977 nel convento dei padri domenicani di San Marco, presso cui ha vissuto molti anni in assoluta povertà.

Il giorno dei funerali gli fu reso omaggio da una processione interminabile di cittadini, amici, personalità di ogni credo religioso o politico, giunti da ogni parte d’Italia e dall’estero. Tutti lo definivano come “il Sindaco Santo”.

Nel 1983 è stata presentata la richiesta di indurre la causa di beatificazione, riconoscendogli virtù eroiche e fama di santità.

Per La Pira la concezione profetica del cristianesimo porta alla consapevolezza che la parola di Dio deve incidere sul presente. Da questa convinzione, le sue parole:

“Il pane, e quindi il lavoro, è sacro. La casa è sacra. Non si tocca impunemente né l’uno né l’altra.

Questo non è marxismo, è Vangelo.”

“Io non ho la tessera di nessuno, l’unica tessera che ho è quella del Battesimo.”

2018-11-05T10:22:25+00:00novembre 5th, 2018|Testimoni (vedi tutti) >|