Nato a Charleroi, il 17 luglio 1894 e morto a Lovanio, il 20 giugno 1966.

La precocità dell’interesse per la scienza per il giovane Lemaître fu parallela alla sua vocazione religiosa, tanto che all’età di 9 anni decise di diventare sacerdote e, seguendo il consiglio dei genitori, frequentò il collegio dei gesuiti della sua città d’origine, quindi continuò la sua formazione all’Università Cattolica di Lovanio.

Fu ordinato sacerdote nel 1923.

Lemaître era stato sempre attratto dai grandi principi e dalle regole cosmiche e giunse quindi presto ad acquisizioni scientifiche di massimo livello che lo portarono ad insegnare matematica, astronomia, meccanica quantistica, calcolo delle probabilità, teoria della relatività; in Belgio e al Massachusetts Institute of Technology.

Nel 1922 pubblicò una tesi sulla fisica di Einstein in seguito alla quale fu chiamato all’Università di Cambridge in qualità di ricercatore di astronomia.

Negli anni seguenti Lemaître iniziò a collaborare con il celebre astrofisico Arthur Eddington e nel 1927 anticipò quella che oggi è conosciuta come la legge di Hubble che riguarda la velocità con cui le galassie si separano (recessione delle nebulose).

Non solo rappresenta uno dei più grandi rivoluzionari scientifici della storia, ma è anche un esempio universale della compatibilità tra la scienza e la fede.

E cosi espresse quello che pensava circa il rapporto tra scienza e fede:
Esistono due vie per arrivare alla verità. Ho deciso di seguirle entrambe. Niente nel mio lavoro, niente di ciò che ho imparato negli studi di ogni scienza o religione ha cambiato la mia opinione. Non ho conflitti da riconciliare. La scienza non ha cambiato la mia fede nella religione e la religione non ha mai contrastato le conclusioni ottenute dai metodi scientifici.”

“Il credente ha forse il vantaggio di sapere che l’enigma ha una soluzione, che la scrittura soggiacente è, tutto considerato, l’opera di un essere intelligente, che il problema della natura può essere risolto e che la sua difficoltà è senza dubbio proporzionata alla capacità presente o futura dell’umanità. Tutto ciò non gli darà forse delle nuove risorse nella sua ricerca, ma contribuirà a mantenerlo in un sano ottimismo, senza il quale non si può conservare a lungo un forte impegno.”                             

Con molta umiltà, ha aperto l’era contemporanea della cosmologia.

Fu il primo a capire che lo spostamento verso il rosso della luce delle stelle era la prova dell’espansione dell’universo e a proporre la relazione di proporzionalità fra la distanza delle galassie e la loro velocità di recessione, poi confermata da osservazioni sperimentali con la legge di Hubble.

Nel 1927 pubblicò l’ipotesi dell’atomo primigenio, oggi nota come Big Bang secondo cui l’universo ha avuto origine da un’immensa esplosione, avvenuta circa 13 miliardi di anni fa, dalla quale è nata la materia.

Lemaître viene infatti chiamato il “padre del Big Bang”, cioè dell’ipotesi che ha trasformato la nostra comprensione dell’origine dell’universo.

Egli sosteneva inoltre che:
L’espansione dell’universo è provata soprattutto dalla costante espansione delle capacità umane.”

Georges Lemaître divenne ben presto una celebrità e durante una delle sue conferenze, in California, andò ad ascoltarlo Einstein, suo amico.

Siamo nel 1932 a Pasadena, è il secondo incontro tre i due. Passeggiarono per ore, chiacchierando di fisica e dell’ascesa al potere di Adolf Hitler. In quell’occasione Einstein ammise per la prima volta l’ipotesi dell’espansione dell’universo, ma non essendo ancora d’accordo con l’ipotesi dell’atomo primitivo e, sospettando che il prete belga non fosse scientificamente obiettivo, giudicava questa idea “ispirata dal dogma cristiano della creazione e ingiustificata sul piano della fisica” disse quindi all’amico: “Questa faccenda somiglia troppo alla Genesi, si vede bene che siete un prete”.

Ma in un successivo incontro tra i due scienziati, alla fine di un’altra esposizione di Lemaître sulla teoria della nascita e della continua espansione dell’universo, Einstein espresse con entusiasmo:
Questa è la più bella e soddisfacente spiegazione della creazione che abbia mai sentito”.

In seguito, con l’ascesa del nazismo, Einstein rinunciò alla cittadinanza tedesca e Lemaître, per aiutarlo, organizzò a Bruxelles una serie di conferenze scientifiche animate dal padre della relatività.

Einstein a sua volta ricambierà stima umana e scientifica sostenendo la candidatura del sacerdote belga all’importante premio Francqui, che venne effettivamente conferito a Lemaître nel 1934.

Lemaître ottenne anche diversi incarichi presso la Pontificia Accademia della Scienza, divenendo consulente personale di Papa Pio XII, che espresse simpatia per l’idea dell’Universo dinamico e del Big Bang.

Morì nel 1966, due anni dopo la notizia della scoperta della radiazione cosmica di fondo, l’ultima decisiva prova della correttezza della sua teoria astronomica.