Nato a Roma il 25 giugno 1881 e morto a Roma il 20 aprile 1946.

Ernesto Buonaiuti era il quarto dei cinque figli di Leopoldo e Luisa Costa.
Rimase presto orfano: il padre morì di tubercolosi nel 1887.
Frequentò il Pontificio Seminario Romano ed ebbe fra i suoi compagni Angelo Roncalli.
Fu ordinato sacerdote il 19 dicembre 1903.
Durante il periodo degli studi aveva dimostrato ben presto doti intellettuali fuori del comune, ma incorse in sanzioni da parte dei superiori per aver apertamente dimostrato di apprezzare le moderne impostazioni scientifiche intese ad analizzare con metodi critico-filologici le discipline religiose e per l’adesione alla nascente necessità di liberare il laicato dalla tutela della gerarchia sul piano politico-sociale.
Tuttavia Buonaiuti fu un uomo sempre disposto al dialogo con coloro che, in buona fede, operavano mossi da una concezione del bene della Chiesa antitetica alla sua.
Fu uno scrittore molto efficace: molte pagine del suo libro “Storia del cristianesimo” sono tra le più belle e più significative scritte nell’ultimo cinquantennio.
Fondò a soli ventiquattro anni la Rivista Storico-critica delle Scienze Teologiche, per la diffusione della cultura religiosa in Italia e diresse la rivista Ricerche Religiose. Queste riviste ebbero inizialmente un certo successo editoriale, ma vennero in seguito poste all’Indice.
Il 25 gennaio 1926 Buonaiuti venne colpito dalla scomunica, ribadita più volte, per aver preso le difese del ‘Movimento modernista’ contro la posizione ufficiale della Chiesa, espressa nell’enciclica “Pascendi dominici gregis” di papa Pio X nel 1907.
Nella sua autobiografia Buonaiuti ricostruì il conflitto con la Chiesa cattolica, della quale nonostante la scomunica, continuò a proclamarsi figlio fedele.
Nel 1915 vinse il concorso a cattedra per il ruolo di professore ordinario di Storia del Cristianesimo presso l’Università di Roma.
Fu un brillante oratore e negli anni di insegnamento, liberamente esercitato presso un Ateneo statale nonostante le censure ecclesiali, formò un gruppo di allievi fortemente coinvolti dal suo pensiero. Tra questi vi fu anche Valeria Pignetti (più nota come Maria di Campello, dal nome dell’eremo da lei costituito), conosciuta in occasione della morte del comune amico Agostino Biamonti.
In seguito al Concordato del 1929 venne esonerato dalle attività didattiche e assegnato a compiti extra-accademici. La cattedra universitaria gli fu tolta definitivamente nel 1931 per aver rifiutato di prestare giuramento di fedeltà al fascismo.
Negli anni successivi, segnati dagli stenti causati della sospensione dello stipendio, si impegnò nell’attività di conferenziere. Sempre sotto osservazione da parte della polizia segreta fascista, tenne corsi presso la congregazione metodista romana e, come professore ospite presso l’Università di Losanna, tenne cicli di lezioni sulla storia del Cristianesimo.
Gli fu offerta una cattedra stabile di Storia del Cristianesimo presso la Facoltà di Teologia nella stessa Università, ma egli declinò la proposta poiché gli veniva richiesto, come condizione, la sua adesione ufficiale alla confessione cristiana riformata.
Egli considerava sua prima consegna quella di “svecchiare tutti gli abiti mentali dell’insegnamento cattolico ufficiale; riportare le anime ad un recupero diretto dei valori genuini della primitiva predicazione cristiana, tutta accentrata negli assiomi dell’universale fraternità umana nella coscienza di un unico Padre, Dio”. Diceva nelle “Lettere”: “la funzione vera della religione è di nutrire lo spirito umano con i sentimenti della speranza e dell’amore fraterno”.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo l’8 settembre 1943, nascose per qualche mese nella sua casa romana un ragazzo ebreo, Giorgio Castelnuovo allora tredicenne, affidatogli dalla famiglia, salvandolo così dalla deportazione. Per questo Buonaiuti ha ricevuto nel 2012 il riconoscimento postumo di ‘Giusto tra le nazioni’ dall’istituto Yad Vashem di Gerusalemme.
Dopo la fine della guerra nel 1945 Buonaiuti non fu comunque reintegrato nel ruolo di professore ordinario, come era accaduto per gli altri colleghi superstiti che non avevano accettato il giuramento di fedeltà al fascismo, sulla base di una discussa applicazione retroattiva, sostanzialmente ‘ad personam’, dei Patti Lateranensi, che prevede il divieto per un presbitero scomunicato di occupare una cattedra in una università statale.
A favorire questo esito della vicenda vi furono non solo i cattolici della Democrazia Cristiana, ma anche i comunisti e i liberali, riuniti dalla comune ostilità, ereditata dal passato, contro il Modernismo, movimento visto ideologicamente come una corrente cristiana non facilmente inquadrabile nella polarizzazione tra laici e cattolici, sotto il cui segno nasceva il nuovo stato italiano.
Ernesto Buonaiuti alla fine di una vita condotta in estrema frugalità e generosità verso tutti, si spense nella sua città il 20 aprile 1946 a seguito dell’aggravarsi di problemi cardiaci che da tempo lo affliggevano.
E’ sepolto nel cimitero del Verano di Roma.
Dopo la sua morte numerose sono state le iniziative per riabilitarlo pienamente, l’ultima e più importante è l’appello promosso dal movimento “Noi siamo Chiesa“ del giugno 2014, che ha raccolto 350 adesioni. La sottoscrizione è tuttora aperta a tutti.