Nato a Breslavia il 4 febbraio 1906 e morto a Flossenbürg il 9 aprile 1945.
Nacque da una famiglia di origine berlinese, dell’alta borghesia, in buona relazione con i più alti livelli dell’amministrazione statale.
Pastore luterano, professore a Berlino, responsabile del Seminario della Chiesa Confessante a Finkenwalde dal 1935 al 1937, fu una delle voci più rappresentative della teologia e dell’ecumenismo del Novecento.
Mentre Hitler e i nazisti seducevano una nazione, intimidivano un continente e sterminavano gli ebrei, un piccolo numero di dissidenti lavorava per smantellare il Terzo Reich dall’interno.
Uno di questi era Dietrich Bonhoeffer, impegnato nella resistenza al nazismo.

Così si esprimeva:
Il silenzio di fronte al male è esso stesso un male. Non parlare è parlare. Non agire è agire”.

Secondo Bonhoeffer, di fronte al dispiegarsi del male un cristiano non può restare inerme, indifferente, rimandando a un Dio che avrebbe risolto il problema o ad un aldilà in cui sarebbe fatta giustizia o ad una Risurrezione che avrebbe dato la giusta ricompensa agli afflitti. No, il cristiano si rimbocca le maniche, agisce, lotta, perché è responsabile delle sue scelte già ora, in questa vita. E così esemplificava:
“Quando un pazzo lancia la sua auto sul marciapiede, io non posso come pastore accontentarmi di sotterrare i morti e consolare le famiglie. Io devo, se mi trovo in quel posto, lanciarmi all’inseguimento del conducente e strappargli dalle mani il suo volante.”

Durante una tormentata notte, giunse al convincimento che anche per un cristiano è lecita l’uccisione violenta di un tiranno, e lavorò per la soppressione di Hitler tanto da pagare con la vita.
Coinvolto nel fallito attentato a Hitler, venne arrestato con l’accusa di aver cospirato contro di lui e rinchiuso per diciotto mesi nella prigione militare di Tegel.

In quei giorni scriveva:
“Quando si è completamente rinunciato a fare qualcosa di noi stessi – un santo, un peccatore pentito o un uomo di chiesa (una cosiddetta figura sacerdotale), un giusto o un ingiusto, un malato o un sano, e questo io chiamo essere-aldiquà, cioè vivere nella pienezza degli impegni, dei problemi, dei successi, delle esperienze, delle perplessità – allora ci si getta completamente nelle braccia di Dio, allora non si prendono più sul serio le proprie sofferenze, ma la sofferenza di Dio nel mondo, allora si veglia con Cristo nel Getzemani e, io credo, questa è fede, questa è metanoia, e così si diventa uomini, si diventa cristiani.” (21 luglio 1944)

A Buchenwald, all’alba del 9 aprile 1945, a due settimane dalla liberazione, fu impiccato nel campo di concentramento di Flossenbürg per ordine dello stesso Hitler. Aveva 39 anni e lasciava una fidanzata con cui avrebbe voluto sposarsi presto.

La sua è una storia di incredibile coraggio morale di fronte al male assoluto.
E’ una grande testimonianza di fede e di eroismo. La vita di quest’uomo straordinario esprime la sua passione per la verità e il suo impegno per la giustizia.

Diceva:
“La grazia a buon mercato è il nemico mortale della nostra Chiesa. Noi oggi lottiamo per la grazia a caro prezzo”.

Una delle sue opere principali è “Resistenza e Resa”, raccolta di lettere ed altri testi scritti dalla prigione militare di Tegel.
Tra i suoi numerosi scritti ricordiamo: “Sequela”, “Etica”, “Vita Comune”, “L’ora della tentazione”, “Venga il suo regno”, “Pregare i salmi con Cristo”.