Nato a Marsiglia il 12 settembre 1879 – morto a Nizza il 18 dicembre 1952

Auguste Valensin nacque a Marsiglia il 1879 da padre ebreo convertito al cristianesimo, medico, di origine livornese, che lavorava come giornalista a Tolone.

Fu il padre ad insegnare a lui ed al fratello maggiore, Albert, l’italiano e insieme tradussero la Divina Commedia.

Dedicò gli anni della giovinezza e della prima maturità agli studi filosofici, prima a Marsiglia e a Aix, dove incontrò Maurice Blondel che gli fu maestro e amico, e in seguito negli anni del noviziato presso i gesuiti, dove fu compagno di Teilhard de Chardin.

Entrò nella Compagnia di Gesù a vent’anni e fu ordinato sacerdote nel 1910.

Insegnò filosofia nello studentato dell’Ordine, a Lione, fino al 1920.

Negli ultimi anni del permanenza a Lione aveva ripreso a interessarsi alla lingua e alla letteratura italiana e allacciò amicizie con personalità cattoliche italiane, tra cui Giovanni Papini e padre Gemelli.

Nel 1935 riprese lo studio metodico dell’opera di Dante.

La pubblicazione, con padre Yves de Montcheuil, di un lavoro sul filosofo e amico Maurice Blondel, gli valse la censura e l’allontanamento dall’insegnamento nel 1935.

Nel 1937 venne chiamato da Paul Valery a svolgere le funzioni di amministratore e docente al Centre Universitaire Méditerranéen di Nizza, città in cui si stabilì e dove rimase fino alla morte.

Svolse contemporaneamente opere di diffusione della poesia dantesca e di apostolato.

Morì il 18 dicembre1953.

Poche ore prima di morire, quando l’infermiera della clinica dov’era ricoverato si avvicinò alla finestra per chiuderne le imposte, disse:

Oh, no, vi prego! Lasciate entrare la luce! Lasciate entrare il sole! E’ un annuncio gioioso di quello della Morte! Vado all’incontro di Dio, all’incontro di mio Padre, della Bontà, della Tenerezza”.

Uomo di profonda spiritualità, assai provato dalla sofferenza fisica, non aveva mai cessato di trasmettere, tanto nelle sue lettere come nei suoi libri, la scoperta che egli considerò fondamentale dell’immensa tenerezza di Dio.

Così si espresse in alcuni suoi scritti:

“ E’ una cosa molto banale il voler apparire agli occhi degli altri. Io voglio avere il mio giardino segreto, dove dare appuntamento all’Amore. Voglio una santità che rimanga tra me e Te, mio Dio, raggiunta solamente attraverso un comportamento filiale.”

La scienza, come la filosofia, non può bastare a soddisfare il cuore dell’uomo.”

“Non perché lo sogno Dio esiste, ma poiché esiste io lo sogno”.