DOPO L’EPIFANIA - Battesimo del Signore - Mc 1, 7-11


audio 7 gen 2024

Non dovremmo dimenticare che tra il vangelo di ieri dell’epifania di Gesù e quello del suo battesimo nel Giordano sono trascorsi trent’anni. Per noi sono trascorse solo ventiquattr’ore e apprezzo la vostra pazienza a stare in questi ritmi del calendario liturgico, ma non dovremmo lasciare davvero cadere nel nulla quei trent’anni trascorsi a Nazaret. Lo ricordo così che lo teniamo in mente perché avremo modo di tornare su questo aspetto.

L’umanità di Gesù, il suo aver condiviso la vita feriale e festiva della sua gente, del suo villaggio, l’aver condiviso le esperienze e le difficoltà, le gioie e i dolori lungo trent’anni non è da poco. Non è semplicemente la preparazione a quello che farà dopo, è già una testimonianza importante, è il fondamento presupposto di ogni ulteriore discorso sulla sua divinità.

Gesù è stato bambino, adolescente, giovane e uomo maturo. Ad un certo punto quando i suoi coetanei cominciavano a cercare una donna come compagna di vita e mettevano su famiglia, lui ha scelto diversamente.

Così lo vediamo mentre si mette in fila con la gente che riconosce in Giovanni Battista un profeta per confessare i propri peccati e si immergono nel Giordano come a significare la purificazione, la rinascita, l’uscire dal grembo per una vita nuova, rigenerati.

Però quando Gesù arriva da Giovanni non si dice che confessò i suoi peccati. Perché questo straniero che viene a farsi battezzare non confessa i propri peccati? Come fa a non avere peccati lui che viene da Nazaret in Galilea? Non è un ebreo, allo stesso tempo puro e peccatore? Non ha peccati da confessare? Chi è quell’uomo?

Il contrasto con Giovanni il Battista non è poca cosa: certo il Battista appariva un santo per il suo modo di vivere, per come mangiava e vestiva… ma tutto questo cos’è di fronte alla maniera in cui Gesù viene presentato?

Non è ciò che Gesù fa, non sono le sue rinunce o la sua austerità che importano, ma un tipo di relazione con la voce di Dio, quella che i rabbini chiamano bat qol, figlia della voce, perché se la voce è Dio, quello che noi possiamo udire è solo la figlia di quella voce. Un tipo di relazione con Dio che si manifesta in un’esperienza senza precedenti, simile a nessun’altra che dice: Tu sei il mio amato figlio, hai tutto il mio amore.

Quanta dolcezza in queste parole. Dolcissime come il volo di colomba, perché dolce è lo Spirito. Non è una voce che grida, che proclama chissà quale rivelazione, non urla perché si rivolge a Gesù per dirgli: Tu sei il mio amato figlio, hai tutto il mio amore.

A questo punto possiamo iniziare a capire che il Signore non aveva peccati da confessare: è un uomo così straordinario da far sì che il cielo si apra su di lui e che Dio possa dirgli: figlio amato.

Ecco noi oggi cogliamo Gesù nel momento in cui pur non avendo ancora fatto nulla di speciale, pur non sapendo quello che farà, si mostra per quello che è: un uomo in una relazione speciale con Dio.

I suoi occhi vedono cose che nessun altro può vedere, le sue orecchie sono in grado di udire una voce che nessun altro sente e che si rivolge a lui. Gesù ha degli occhi per vedere e delle orecchie per udire ciò che, fino al suo arrivo, non era mai stato percepito dagli occhi e dalle orecchie di nessuno.

Se osserviamo con attenzione in questo evento incontriamo la Trinità: Gesù, la voce di Dio e la colomba dello Spirito. Tutto questo ci prepara un dono assolutamente al di là di ciò che possiamo immaginare e che nemmeno il Battista poteva intuire. Infinitamente al di là della remissione dei peccati, un dono del tutto gratuito, un’epifania senza ragione, senza causa, incommensurabile per la nostra giustizia di umani.

Certamente occorre confessare i nostri peccati, ma tutto questo non è nulla in confronto al battesimo nello Spirito santo: un atto gratuito, assolutamente un dono di Dio.

Se facessimo tutto quello che bisogna fare, se obbedissimo con esattezza a tutti i comandamenti… ci troveremmo ancora allo stadio del battesimo di Giovanni. Ora con Gesù c’è qualcosa in più, un dono immenso. Per vedere i cieli aprirsi e scendere lo Spirito, per udire la voce del Padre, occorrono cose che l’uomo non possiede. È necessario entrare nella manifestazione effettiva di Dio in Gesù, questo solo lo Spirito di Dio può farlo e noi dovremo essere disponibili a tutte le strade che Dio ci farà percorrere, così da diventare anche noi come quel povero privo di grandezza che era Gesù.

Ci aiuti a riflettere il fatto che dopo il battesimo nel Giordano il Signore non si affretti a rivolgersi alla folla per dire: ecco che esperienza ho fatto! al contrario lo Spirito lo sospinge nel deserto, viene inviato nella solitudine. Proprio quando sembrava fosse in pieno possesso della sua missione, della sua potenza, eccolo sospinto nel deserto.

Colui che sotto ogni aspetto è più grande di Giovanni Battista non si proclama, si ritira. Questo sarà anche il nostro cammino: momenti gloriosi e tempi di prove, affinché si scavino in noi gli spazi per la rivelazione piena di Gesù e venire trasformati in ciò che non conosciamo, se sapremo ascoltare ‘la figlia della voce’.

(Mc 1,7-11)