//Santi dietro all’Agnello

Santi dietro all’Agnello

La celebrazione di oggi, alla luce della parola di Dio che abbiamo ascoltato, ci suggerisce anzitutto di contemplare i santi non tanto presi singolarmente come siamo soliti fare noi ma, per dirla con le parole dell’Apocalisse di Giovanni, come una moltitudine immensa di ogni nazione, tribù, popolo e lingua … e che stanno in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello.

Giovanni non ci mette dinnanzi a una massa, la comunione non fa massa: nella massa ognuno va per la sua strada, con la testa nei propri pensieri, ognuno con i propri obiettivi. Oggi contempliamo i santi che sono in comunione perché stanno davanti all’Agnello, al Cristo. La comunione è data dall’avere un unico punto di riferimento, dalla relazione che si ha con il Cristo.

La comunione non è un’emozione, una sintonia ineccepibile, un’armonia di affetti, potrebbe essere anche questo, ma queste cose le vive anche un branco. E un branco per vivere ha bisogno di un nemico, così come i tifosi di una squadra hanno bisogno che ci siano altri tifosi per essere sé stessi. Ma dove c’è il branco non c’è lo Spirito. Solo quando si esce dal branco e si volge lo sguardo al Cristo si può cominciare a fare comunione.

La chiesa come insegnano i santi è la comunione intorno a Gesù, ma attenzione, intorno a Gesù descritto da Giovanni come Agnello immolato, cosa significa?

Era circa l’anno 90 quando Giovanni scriveva le pagine dell’Apocalisse, nel perdurare di una terribile persecuzione, più cruenta di quella di Nerone, la persecuzione di Diocleziano. Ecco che mentre i cristiani soffrono la persecuzione, Giovanni li invita a sollevare lo sguardo verso il Cristo, l’agnello immolato, un agnello che sta ritto sul trono!

Giovanni che era stato sotto la croce aveva visto il sangue di Gesù scorrere come il sangue di un agnello, ma lo aveva anche incontrato risorto e vivente, e da questa esperienza di Pasqua aveva compreso che la storia umana possiede un altro livello di lettura e di interpretazione che non è semplicemente quello della cronaca dei potenti che vincono e dei deboli che vengono oppressi. L’importante è capire da che parte sta Dio.

In questo senso Giovanni propone ai discepoli quello che a sua volta ha sperimentato: in Gesù crocifisso ha visto l’amore, la compassione e la misericordia di Dio che vince la morte, per questo invita i discepoli a stare nella storia con lo stesso atteggiamento del Signore sulla croce: fermo nel dono di sé stesso, con il cuore fiducioso nel Padre e con uno sguardo di misericordia per chi gli sta intorno. In questo senso Gesù è “santo”.

Anche se Gesù è cresciuto in un popolo che fondava la santità su dei presupposti diversi. Il popolo deve essere santo per imitare il Dio santo. E chi è questo “Dio santo”? Colui che abita nel Tempio sacro, un Dio che sceglie il suo popolo e maledice i pagani; un Dio che accetta i puri e respinge gli impuri; un Dio che è amico dei buoni, ma che odia i peccatori…

Il modo di intendere la santità di Dio come qualcosa di contrario a ciò che è peccaminoso, impuro, contaminante ha condotto la società ebraica che Gesù ha conosciuto ad essere tremendamente discriminatoria ed escludente.

Per cominciare, i più santi, coloro che possiedono il livello maggiore di santità, sono i sacerdoti, perché devono entrare negli spazi più sacri del tempio. Solo dopo viene il popolo. Agli uomini era attribuita una santità rituale di molto superiore a quella delle donne per ovvii motivi: queste non potevano accedere al sacerdozio e il loro ingresso nel tempio precedeva di poco quello dei pagani. Le persone pie, i giusti, quanti osservavano la legge erano benedetti da Dio; i peccatori maledetti.

Gesù con tutta la sua vita non nega la santità di Dio, ma esprime chiaramente che ciò che qualifica e definisce Dio come santo è il suo amore, la sua misericordia, la sua compassione: l’Eterno è santo non perché respinge i pagani, i peccatori e gli impuri, ma proprio perché nel suo cuore santo c’è posto per tutti. Dio non esclude nessuno; chiunque si avvicini a lui verrà accolto. Dio ama senza escludere nessuno.

Nel proclamare le Beatitudini Gesù ci racconta il volto del Padre che ama i poveri, i miti, i misericordiosi, quelli che piangono, gli operatori di pace, i puri di cuore, i giusti, i perseguitati. Questa è la santità del Cristo. Gesù ha saputo essere “santo” nel senso vero del termine, ovvero “altro, diverso” dal modo di pensare comune. Ed è dunque intorno a lui e seguendo lui che si crea quella comunione che oggi celebriamo.

Non solo, ma questa comunione è costituita da coloro che, dice sempre l’Apocalisse, sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello. I santi stanno davanti a Dio con le vesti candide. Hanno ottenuto vesti, bianche splendide, lavandole nel sangue, rosso cupo, di Cristo, dell’Agnello! Come possono essere bianche le vesti lavate nel sangue?

Il santo è uno che, proprio perché vive le beatitudini e ha lo sguardo fisso sull’Agnello immolato, è capace di vedere come sotto il rosso della tragedia, della persecuzione, del martirio, della sconfitta di Cristo e della sconfitta di tutti i giusti della terra, c’è in realtà la luce della vita, dell’alba e del mattino di Pasqua.

I santi hanno dovuto spesso avanzare controcorrente, stando nel bel mezzo delle contraddizioni e dei controsensi del loro tempo: vivere poveri in spirito in un mondo che glorifica il potere e l’avere; miti, in un mondo aggressivo e violento; con un cuore puro di fronte alla corruzione e alla menzogna; intessendo relazioni di pace quando gli altri fanno la guerra.

Famosi o meno, una costante dei santi è che tali sono stati sempre in un contesto non facile, in situazioni difficili e a tal punto critiche da condurli al martirio … perché hanno saputo fidarsi della promessa di Cristo.

Non ci dobbiamo spaventare se il messaggio ci sembra esigente. Certamente se prendiamo le beatitudini tutte insieme ci possiamo scoraggiare. Proviamo invece a chiederci qual è quella beatitudine che posso vivere oggi, in questo momento?

Madre Teresa, questa piccola donna che Giovanni Paolo II aveva definito una delle personalità più rilevanti della nostra epoca diceva che la santità non è un lusso di pochi. La santità spetta a tutti. La santità è un dovere molto semplice. In effetti, se impariamo ad amare, impariamo anche ad essere santi.

2018-11-13T16:24:33+00:00novembre 1st, 2011|Omelie (vedi tutte) >|