Siamo pieni di scandali, ci siamo anche assuefatti ormai. Gesù stesso pare constatare con una certa rassegnazione: è inevitabile che avvengano scandali!

Scandalo è costringere un bambino alla violenza e a imbracciare un fucile.

Scandalo è far scorrere svelto tra le piccole dita di un bambino il filo della trama di un tappeto o della cucitura di un pallone di cuoio.

Scandalo è ridurre i bambini e le bambine a merce sessuale per adulti malati.

Scandalo è tutto questo, scandalo è tutto ciò che non vorremmo mai immaginare possa accadere a un nostro figlio, a un nostro nipote.

Ma c’è anche dell’altro, anzi a questo pare riferirsi Gesù, a quegli scandali che in maniera più surrettizia costruiscono una mentalità pervasiva, quando i discepoli gli chiedono: ma chi è più grande? Chi vale di più? Che è come dire: insegnaci a essere più sgamati degli altri. Dicci come essere più grandi e più potenti.

Gesù denuncia questa bramosia umana come la radice da cui si genera poi ogni altra forma di prepotenza, di prevaricazione e di violenza sull’altro. Ci scandalizziamo giustamente per i bambini soldato, per il loro sfruttamento sul lavoro… Gesù ci invita ad andare alla radice di questi fenomeni che sorgono dentro una cultura diffusa di uomini e donne schiavi del successo ad ogni costo, dove scandalo è assistere a vite sedotte dal potere e dal denaro. Scandalo è osservare quanto tempo e quante energie dedichiamo alla vacuità e all’apparenza…

Che è anche la tentazione del gruppo dei discepoli: come fare per scalare il potere, per contare di più, per essere appunto “più grandi”? letteralmente per essere mega?!

E siccome l’ambizione fa parte della natura umana, siccome il voler essere migliori ci appartiene, avere lo sguardo gettato in avanti per essere “più” bravi è legittimo e Gesù non reprime la domanda, non dice di rimuovere queste ambizioni, semplicemente dice di spostare l’oggetto di tali desideri. Ci chiede di cambiare lo sguardo sugli altri, di modificare il modo con cui guardiamo chi ci sta accanto e vederlo non solo come competitor, avversario, se non addirittura nemico e ostile.

Perché solo guardando l’altro come lo guarda un bambino, dice Gesù, puoi vedere il volto del Padre che è nei cieli! Che è una bella risposta a tutti coloro che si accontentano di una religiosità formale fatta di pratiche e di devozioni e poi non sanno guardare le persone così come le vede Dio.

Nel chiamare quel bambino fino ad abbracciarlo, il Signore ci offre un nuovo metro per la nostra ambizione: cosa fa quel bambino che ascolta la voce di Gesù? Ascolta, obbedisce e si muove. Ecco il bambino fa questo, ma il bambino è solo metafora, immagine di ogni uomo e di ogni donna che si fa piccolo quando ascolta la parola di Gesù e obbedisce e muove i suoi passi di conseguenza.

Non è questione di età, né di anagrafe, né semplicemente si tratta di dare voce al bambino che è in noi, o a quel poco di bambino che è sopravvissuto dentro di noi alle prove della vita.

Tant’è che nella prima lettura abbiamo ascoltato la storia di un anziano novantenne di nome Eleazaro che ascolta la Parola, le obbedisce e si mantiene fedele, si fida di Dio costi quel che costi.

L’egemonia culturale gli consiglierebbe di adattarsi al nuovo corso delle cose. Il tiranno di turno vorrebbe piegare le persone ai suoi disegni… e lui, Eleazaro, saggio novantenne, si fida come un bimbo della parola di Dio e la vive fino in fondo, disposto a morire, ma la sua preoccupazione non è principalmente la coerenza con sé stesso, la sua è la preoccupazione di lasciare ai giovani “un nobile esempio”.

Non gli importa di lasciare un bel discorso, un bel testamento, un bel libro, una bella predica… ma lasciare un nobile esempio. Ma chi è questo Eleazaro di fronte al tiranno di turno? Un vecchietto novantenne, un piccolo uomo che resiste all’uomo di potere.

Torniamo a mettere al centro i piccoli, coloro che in silenzio e ogni giorno tessono la trama di fedeltà alla vita, del rispetto, dell’attenzione ai volti e agli sguardi. Impariamo il gesto di Gesù e mettiamo al centro delle nostre comunità, dei nostri gruppi, delle nostre riflessioni tutti quei piccoli secondo il Vangelo che ancora oggi ci offrono dei nobili esempi, pagando di persona.

Oggi il Signore continua questo gesto forte e anticonformista di mettere al centro della storia e del nostro tempo i piccoli che sono già dei giganti in umanità, attraverso i quali costruisce il regno di Dio, il regno dei cieli che già ora è qui.

Penso a Nicolò Govoni, a Greta Thunberg, a Samuel Grzybowski, a Carola Rackete, a Pia Klemp… Nomi più o meno noti, ma può essere l’occasione per scoprire questi piccoli che sono per la nostra società nobili esempi, per dirla con l’anziano Eleazaro, di vita e di umanità.

Nicolò Govoni è un giovane cremonese che cinque anni fa ha aperto una scuola per i bambini raccolti nel campo profughi sull’isola di Samos, dove 3000 persone vivono in uno spazio pensato per 700.

Oggi cento minori altamente vulnerabili hanno la scuola che meritano, la scuola che era stata loro negata, la scuola per cui sono sopravvissuti a una guerra e attraversato mari e monti, la scuola che offre loro un’alternativa alla prigione in cui vivono. Ma è più di una semplice scuola. È un rifugio per bambini vulnerabili, così che essi imparino a confidare di nuovo nella bellezza della vita. Nella nostra scuola, i bambini possono tornare bambini”.

Vi invito a leggere il suo libro: Se fosse tuo figlio per rendervi conto di come, insieme all’entusiasmo e a una certa ingenuità, questo giovane offra al mondo intero un nobile esempio di amore e di vita.

Profetica è la ragazza svedese Greta Thunberg che di fronte all’indifferenza dei potenti e di noi tutti ha animato un movimento internazionale di ragazzi e di adulti per il rispetto e la tutela dell’ambiente. Profezia che diventa estremamente attuale oggi mentre assistiamo impacciati agli incendi in Siberia e in Amazonia.

Negli ultimi sei mesi milioni di studentesse e studenti in tutto il mondo – non da ultimo in Italia – hanno fatto sciopero per il clima. Ma nulla è cambiato. Le emissioni sono ancora in aumento. E, ad essere onesti, non c’è alcun cambiamento in vista.

Non siamo scesi in strada perché i politici si facciano selfie con noi e ci dicano che ammirano davvero ciò che facciamo.
Noi, ragazze e ragazzi lo stiamo facendo per svegliare gli adulti.
Noi, ragazze e ragazzi lo stiamo facendo per chiedere azioni.
Noi, ragazze e ragazzi lo facciamo perché rivogliamo le nostre speranze e i nostri sogni
”.

Infine non posso tralasciare Pia Klemp, la capitana di Sea-Watch 3 che così risponde al sindaco di Parigi che voleva consegnarle una medaglia di benemerenza civica: Signora Hidalgo, mi volete decorare per la mia azione solidale nel mar Mediterraneo, perché i nostri equipaggi “lavorano quotidianamente a salvare migranti in condizioni difficili”. Simultaneamente la vostra polizia ruba le coperte a persone costrette a vivere per strada, mentre voi reprimete con la violenza i manifestanti e criminalizzate le persone che difendono i diritti dei migranti e dei richiedenti asilo. Vuoi darmi una medaglia per le azioni che combatti all’interno delle tue mura.

Sono sicura che non sarai sorpresa di vedermi rifiutare la tua medaglia.
Non sono una umanitaria. Non sono qui per “aiutare”. Sono solidale. Non abbiamo bisogno di medaglie. Non abbiamo bisogno di poteri che decidano chi è un ‘eroe’ e chi è una persona ‘illegale’. Siamo tutti uguali. Quello di cui abbiamo bisogno è di libertà e di diritti. È tempo di denunciare onori ipocriti e colmare il vuoto con la giustizia sociale.

Ecco vi porto questi esempi non perché dobbiamo canonizzarli, o metterli sugli altari… ma perché attraverso loro impariamo a riconoscere come l’amore fedele di Dio non ci abbandoni, anzi, attraverso questi “piccoli” ci restituisce la cura e l’attenzione che andiamo dimenticando per il regno di Dio.

Concludo con due spunti concreti per la nostra vita.

Anzitutto cambiamo lo sguardo sui piccoli e ricordiamo la parola di Gesù che dice: Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli! Si, guardiamoli con rispetto, ascoltiamoli con attenzione. Se li confrontiamo con i potenti del G7 verrebbe da irridere il loro impegno. Certamente non sono persone infallibili, ma almeno si mettono in gioco per ciò in cui noi non crediamo più e non abbiamo più il coraggio di cambiare. Non è che per assolverci e giustificarci finiamo per disprezzarli guardandoli dall’alto in basso e intanto non cambia nulla, così possiamo continuare a lamentarci?

E poi una seconda cosa, più dura e dolorosa che si rifà all’invito di Gesù a cavare l’occhio e a tagliare la mano che è di scandalo… perché se c’è qualcosa nella nostra vita che è di scandalo, tagliamo, interveniamo con la precisione di un chirurgo. Togliamo ciò che ci rende non obbedienti alla parola del Vangelo. È meglio privarci di qualcosa, di qualche lusso, di qualche abitudine sbagliata, di ciò che non è secondo giustizia e verità… piuttosto che sprecare una vita intera.

A noi non è chiesto il martirio come a Eleazaro, ma nel nostro piccolo, non occorre che facciamo grandi cose, facciamo un piccolo gesto, una piccola scelta, compiamo una piccola decisione per sostenere la crescita del regno di Dio.

 

(2 Mc 6,1-2.18-28; Mt 18,1-10)