I DI QUARESIMA o Domenica all’Inizio di Quaresima - Mt 4, 1-11


audio 18 feb 2024

Una domanda potrebbe accompagnarci in questi quaranta giorni di quaresima ed è questa: Qual è la nostra parte migliore?

Sia che siamo avanti negli anni o che siamo nel bel mezzo della gioventù, la domanda non ha una risposta facile e immediata, a meno che uno si accontenti di esibire qualcosa di sé e voglia mettere in mostra una facciata… allora non deve pensare molto. Ma appena uno è un poco sincero con sé stesso e ha provato a scendere nelle profonde contraddizioni che lo abitano, se ha ascoltato le paure che avvolgono cuore, le ansie e le insicurezze con cui facciamo i conti quando siamo con noi stessi… allora ci rendiamo conto che non è facile rispondere.

Qual è la nostra parte migliore? Come discepoli di Gesù guardiamo a lui, è lui il nostro riferimento e la pagina che ci racconta del suo ritiro nel deserto per quaranta giorni è davvero paradigmatica: Cristo ha dovuto lottare per dare la parte migliore di sé.

Sì è una lotta continua perché io non so se qualcuno ha le idee chiare su cosa sia una ‘tentazione’, che è una cosa abbastanza misteriosa e poi le tentazioni sono tante. Tutto può essere vissuto come tentazione, anche le cose più belle. Prendiamo ad esempio le tentazioni del cuore: improvvisamente uno si innamora di una donna che non è sua moglie, di un uomo che non è suo marito… ma la questione è che per molti oggi non si tratta di una tentazione, piuttosto è considerata un’occasione.

Così anche quelle di Gesù possono essere considerate delle occasioni: che male c’è a trasformare una pietra in pane per sfamare un affamato? Che c’è di male a buttarsi giù dal tempio senza farsi un graffio? Che male c’è a fare un miracolo? Ma anche il fatto che Gesù prenda nelle sue mani il potere di governare il mondo, non sarebbe una cosa buona?

Quindi possiamo dire che quelle che Gesù considera tentazioni, potrebbero essere delle occasioni e allora cambiamo il titolo del vangelo di oggi in Le occasioni di Gesù! E invece Gesù smaschera questo inganno: il problema è che sembrano bene, ma sono male. Male travestito da bene, male che sembra bene. Così sono in realtà quasi tutte le tentazioni: sono affascinanti, promettono felicità, appaiono come bene, ma in realtà sono sorgente di divisioni, di illusioni, di delusioni. Perché accade questo? Come mai?

La Scrittura dice che è opera del Satan, del diavolo. Ora non so se intendiamo tutti la stessa cosa quando parliamo del ‘diavolo’, parola greca che significa ‘divisore’, in ebraico si dice satan: che significa ‘l’accusatore’, il tentatore e provocatore, in Giobbe tra l’altro è un titolo e non il nome di una persona.

Quello che è certo è che il diavolo non è un mostro. Dobbiamo andare oltre tutte le sue raffigurazioni medievali che lo descrivono come un essere ripugnante (così Duccio da Buoninsegna sul frontespizio del foglietto), mezzo uomo e mezzo bestia, con la coda, gli zoccoli da caprone e in mano una forca per infilzare le anime.

Se il diavolo fosse un mostro sarebbe facile da riconoscere e starne alla larga. Il diavolo è gentile, è colto e cita anche la Bibbia, Dostoevskij lo chiama lo spirito intelligente del deserto, perché proprio come leggiamo nel vangelo, non consiglia nulla di male, sembra parlare come un prete.

Gesù per smascherare questo inganno e per dare la parte migliore di sé deve rientrare in sé stesso e lottare con satana o diavolo che dir si voglia che vuole entrare in lui e prendere possesso del suo cuore e della sua mente.

Ecco la prima cosa che forse non sappiamo quasi più fare: rientrare in noi stessi, nella nostra intimità, fare un viaggio dall’esterno all’interno che è un’operazione difficile perché noi oggi viviamo nell’epoca della visibilità, dell’apparire: se non appari non sei. Ma Dio non appare, piuttosto si nasconde, nasconde la sua divinità nell’umanità di Gesù, la sua forza nella nostra debolezza. Viviamo nell’epoca dello spettacolo e vorremmo avere un Dio spettacolare, la stessa fede diventare spettacolo e la chiesa un teatro.

Come diceva mercoledì papa Francesco: La Quaresima… vuole aiutarci a togliere ogni ‘trucco’, tutto ciò di cui ci rivestiamo per apparire adeguati, migliori di come siamo… togliendoci le maschere che spesso indossiamo. La vita non è una recita e la Quaresima ci invita a scendere dal palcoscenico della finzione, per tornare al cuore, alla verità di ciò che siamo.

Per questo stasera riceviamo sul capo la cenere: è il segreto della nostra vita perché abbassiamo, chiniamo il capo per guardarci dentro e per scoprire la presenza di un Dio che ci ama e ci ama da sempre. Siamo cenere su cui Dio soffia il suo Spirito che ci aiuta e ci illumina per discernere le tentazioni dalle occasioni, così che possiamo dare la parte migliore di noi.

Perché questo accada troviamo le occasioni in quaresima per stare nella verità di noi stessi e per stare con Cristo, per coltivare la nostra relazione con lui. Perché, come sperimentiamo pressoché ogni giorno, la qualità della nostra vita è la qualità delle nostre relazioni.

Senza la preghiera non riusciamo a distinguere tra tentazioni e occasioni. Una vita senza preghiera scivola ben presto nella vacuità, nell’insignificanza che non permette di dare la parte migliore di noi.

Noi non abbiamo due cuori, uno per l’essere umano e l’altro per Dio, è con lo stesso cuore che ci apriamo all’uno e all’altro per riconoscere quello che siamo: polvere amata da Dio, polvere innamorata di Dio.

(Mt 4, 1-11)