//Nazareth: il sogno di Dio prende casa

Nazareth: il sogno di Dio prende casa

(Mt 2, 19-23)

Sono davvero tanti i motivi che arricchiscono la nostra preghiera oggi: anzitutto facciamo memoria della famiglia di Nazareth, ricordiamo che Gesù è nato, è cresciuto e per più di trent’anni ha abitato una casa, è vissuto in una famiglia nascosta ai potenti della terra e alla fama del mondo, come diremo nel prefazio.

Inoltre partecipiamo nella preghiera alla Giornata nazionale della memoria: il 27 gennaio del 1945 alle tre del pomeriggio i primi alleati entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz. È il giorno in cui ricordando la shoà, ovvero la catastrofe, facciamo memoria perché la storia non passi invano e ci aiutiamo a vincere ogni discriminazione, ogni forma di razzismo e di intolleranza.

A questi motivi si aggiunge la festa degli anniversari di matrimonio: ringraziamo le coppie che sono qui e con loro rendiamo grazie al Signore per il cammino percorso, per gli anni intensi vissuti nella condivisione della gioia e della fatica, ma comunque sempre benedetti da Dio, e preghiamo perché il Signore benedica il loro futuro e quello dei loro figli.

Tutti questi motivi ricevono una nuova luce dalla parola del Signore che ci è donata. Infatti la lettura evangelica ci suggerisce una prospettiva quanto mai realistica e non fantastica della famiglia ideale, ma quella dura e drammatica del ritorno dall’Egitto della famiglia di Gesù, dopo la strage ordinata da Erode il Grande (+ 4 d.C.).

L’episodio che abbiamo ascoltato va ricollocato nel contesto di tutto il secondo capitolo di Matteo che si presenta a noi come un intreccio di fatti ben precisi: la nascita di Gesù, la visita dei Magi, la trama di Erode, la fuga in Egitto, la strage dei bambini di Betlemme … e dall’altra parte di sogni: l’evangelista racconta che l’angelo del Signore si manifestò in sogno per ben quattro volte a Giuseppe e una volta anche ai Magi.

È come se Matteo ci volesse dire che la storia dell’uomo si svolge su due registri: quello visibile e violento del potere e quello invisibile del sogno. C’è il piano di Erode il Grande, che poi sarà ancora quello di Archelao (che per la sua intransigenza e incapacità non divenne mai re, ma perse anche la carica di etnarca e mandato in esilio in Gallia e il suo territorio passò per ordine di Augusto sotto il diretto controllo dei romani nel 6 d.C.) , ed è il registro dei grandi attori della storia e della cronaca, di coloro che credono di governare il mondo e di determinare il futuro con le loro prepotenze e ingiustizie, eserciti e denari …

C’è poi il registro meno visibile, ma non per questo meno reale, del sogno come dice Matteo, che è il momento in cui Dio parla e si rivela al cuore dell’uomo.

Il contrasto è enorme perché non vi è nulla di così fragile e impotente quanto il sogno. È un livello della storia che non ci è dato di controllare e di manipolare, che esula dal principio di causa e effetto.

Nella Scrittura ritorna di frequente la dimensione del sogno. Un altro Giuseppe infatti, il figlio di Giacobbe come ci racconta la Genesi, ha un’interessante attività onirica che per un verso suscita la gelosia e l’invidia dei suo fratelli e per contro invece gli ottiene la simpatia e la fiducia del faraone.

Ancor prima che la psicanalisi ci dispiegasse l’interpretazione dei sogni, la sapienza biblica si dice che proprio quando siamo passivi e quando la nostra volontà non può dirigere il corso del pensiero, allora il cuore è più disposto ad accogliere il segreto corso delle cose, dove parla l’angelo di Dio.

È evidente che la Scrittura non parla del sogno come quando diciamo di uno che sogna ad occhi aperti per fantasticare una condizione ideale, un matrimonio ideale, una moglie o un marito ideale. Il sogno biblico non è l’illusione o l’evasione dalla realtà… Infatti Giuseppe che era fuggito in Egitto, dove tra l’altro esisteva una numerosa colonia ebraica (250 mila immigrati), dopo il sogno decide di tornare a casa con il bambino e Maria.

Ci rendiamo conto che questi due giovani sposi con il loro piccolo devono già misurarsi con problemi enormi e più grandi di loro. Non hanno il problema del mutuo da pagare, non siamo nemmeno – come nei Promessi sposi – dinnanzi a una storia d’amore dove la sposa è contesa dal potente di turno … qui incontriamo la vicenda di una famiglia, come ce ne sono tante nel mondo che non fanno notizia e che non riempiono le nostre tv e i nostri giornali di gossip, è la vicenda di una famiglia che vive la precarietà e la provvisorietà, come profughi e perseguitati politici, diremmo in termini attuali.

A ben guardare ciò che accade a Gesù, è quello che già il suo popolo ha vissuto: Gesù come Israele è costretto a lasciare la propria terra, va in esilio, arriva in Egitto e poi dall’Egitto ritorna in Israele … il tutto è segnato dalla sofferenza, dalla violenza e dalla morte. E non è questo il registro quotidiano della nostra stessa storia?

Non è questa la storia delle generazioni che ci hanno preceduto, dei nostri nonni magari che hanno vissuto da migranti se non da esuli o da profughi? Non è forse la storia ancora oggi di tantissime famiglie sulla faccia della terra?

Proprio nel groviglio di fatti e di avvenimenti che il più delle volte ci risultano incomprensibili, nelle trame oscure e complicate della vita e delle nostre relazioni, la famiglia di Nazareth ci insegna a saper vedere il sogno dell’Eterno e a saper agire di conseguenza.

Il sogno nella Bibbia ci dice che c’è sempre una dimensione profonda delle cose della vita e che non tutto della nostra storia è sotto il nostro controllo. Certamente dobbiamo fare la nostra parte, essere responsabili delle nostre azioni e delle nostre scelte, ma occorre che impariamo a stare al mondo nell’obbedienza al sogno di Dio.

Giorgio La Pira, già sindaco di Firenze, a chi lo criticava come idealista e sognatore, rispondeva: «Sono un po’ sognatore? Forse: ma il cristianesimo tutto è un sogno, il dolcissimo sogno di un Dio fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio! E se questo sogno è reale perché non sarebbero reali gli altri sogni che sono ad esso essenzialmente collegati?».

Il nostro sogno non è la famiglia ideale, la coppia ideale … ma la certezza che nessun attentato dei poteri di questo mondo è in grado di mettere in scacco il disegno di Dio. Il sogno è il ponte tra spirituale e politico, tra azione e contemplazione.

Questo ci fa dire che non dobbiamo pensare che saranno le leggi a salvaguardare la famiglia, ma il cambiamento dei cuori con la spiritualità fedele di ogni giorno, delle piccole cose, della ferialità della vita che Gesù stesso condivise con noi.

Quanto è urgente oggi che nelle nostre famiglie si educhi a saper leggere la vita con questo registro profondo della spiritualità. Parlo di “educazione”, e non di «formazione» che pure è importante, ma oggi formazione è intesa soprattutto come acquisizione di competenze e di abilità per affrontare la vita e il mondo con efficienza e aggressività … Ma almeno nelle nostre case si torni ad educare nel senso proprio della paideia, nella quale Gesù stesso venne cresciuto a Nazareth, che significa insegnare le responsabilità della vita ma anche la capacità di ascoltare la parola di Dio che risuona nel profondo della coscienza di ciascuno dei nostri figli.

Nazareth si propone alle nostre famiglie oggi come la casa dove diventa concreto il sogno dell’Eterno sotto la forma della semplicità, dell’umiltà e della piccolezza. Nazareth è la sfida alle nostre manie di grandezza e di affermazione perché la quotidianità di quella casa ci racconta di lunghe stagioni di ascolto, di familiarità verso quella Parola che squarcia le incomprensibili vicende umane con il sogno di Dio.

 

2018-11-13T16:25:28+00:00gennaio 27th, 2013|Omelie (vedi tutte) >|