IV DI QUARESIMA o Domenica del Cieco - Gv 9, 1-38b


audio 27 nar 2022

La lettura dell’esodo concludeva con Israele che vinceva il nemico Amalèk se Mosè teneva le mani alzate. Quando le mani di Mosè per un motivo qualsiasi si abbassavano, allora la guerra volgeva in favore di Amelèk. E noi abbiamo acclamato senza nessun problema dicendo: Parola di Dio!

In che senso diciamo Parola di Dio? Perché la stessa lettura oggi potrebbe essere fatta dagli ucraini e dai russi, entrambi ortodossi in maggioranza, così che ognuno potrebbe tirare Dio dalla propria parte, potrebbe usare la religione per motivare i propri combattenti e coalizzare l’opinione pubblica contro il nemico, che in questo caso è un altro popolo cristiano.

C’è voluta la parola e la presenza di Cristo per smentire la possibilità che Dio possa essere coinvolto e strumentalizzato per questioni che riguardano gli interessi e i capricci degli uomini. Se Dio non solo è Creatore, ma è Padre di tutti, nel senso che è origine e fonte della vita e sostiene la vita dei suoi figli, non può volerne la morte. Per nessun motivo.

Oggi qualcuno allora ricorre alla retorica dei valori dell’Occidente così che chi aggredisce sembra voglia fare guerra ai valori dell’Occidente e chi difende ovviamente difende i valori occidentali. A parte trovare un’intesa per dire cosa sia Occidente e che cosa lo costituisca tale. Il mondo d’oggi, in realtà, è molto più semplice di quello della Guerra Fredda, essendo venuta a mancare la componente ideologica: lo scontro si riduce alla conquista, alla tutela e all’allargamento del potere. Non ci sono secondi fini ideali o etici, solo equilibri di potenza da ricomporre o da ribaltare.

La vecchia idea di Occidente nulla c’entra con l’uso che di questa parola si fa in tempi di guerra. Soprattutto se si considera che gli stessi Paesi occidentali, negli ultimi decenni, hanno usato più volte la guerra come strumento di politica estera.

Ho fatto un esercizio in questi giorni con le mamme che accogliamo nelle nostre comunità, ho chiesto secondo loro quante sono le guerre nel mondo, così approssimativamente e mi hanno risposto alcune 2, altre 3… l’ho chiesto anche ai miei operatori che sono più attenti e la loro risposta è stata all’incirca di una ventina di guerre in atto nel mondo.

Domanda che rivolgo a ciascuno di voi.

Se per guerra si intende un conflitto aperto e dichiarato tra due o più stati, gruppi organizzati etnici, sociali, religiosi con l’impiego di mezzi militari. In Nigeria c’è una guerra dal 2009 in cui nel 2022 sono morte 1363 persone. In Siria in quest’anno sono morte 1.037, nello Yemen 5.099! e potremmo continuare: Etiopia, Birmania, Afghanistan, Pakistan e India, Sudan. E ancora: Repubblica democratica del Congo, Somalia, Mozambico, Israele e Palestina e ovviamente la guerra in Ucraina cominciata il 24 febbraio con l’invasione russa. Ebbene sono 59 le guerre in corso nel mondo in questo momento.

Non vi sembra un mondo di ciechi? Per un verso i ciechi siamo noi che non vediamo quanta violenza c’è nel mondo. Ma c’è anche un mondo di uomini di ciechi che non vedono altra soluzione ai conflitti se non il ricorso alla violenza. Lo sperimentiamo nel nostro piccolo: la rabbia, la delusione, l’ira quante volte accecano la nostra mente e ci rendono violenti, aggressivi.

La violenza a sua volta ci rende ciechi perché è incapace di pensiero. Infatti, scriveva Hannah Arendt, «Coloro che non sono innamorati della bellezza, della giustizia e della sapienza sono incapaci di pensiero».

Il pensiero autentico, in altri termini, nasce dalla mente innamorata; l’innamoramento della mente è decisivo. Nell’incontro col Cristo il cieco nato riceve una passione che accende la sua mente e il suo pensiero rendendolo capace di superare il rifiuto dei suoi genitori, rendendolo audace e coraggioso nel difendere in pace la sua posizione con i maggiorenti del popolo e arrivare a credere in Gesù.

Sono gli altri che, non sopportando questa possibilità, con violenza lo cacciano fuori dalla sinagoga, lo scomunicano.

Gesù ripudia la violenza. Da sempre.

Quando i discepoli gli chiesero di far piovere fuoco dal cielo sugli inospitali samaritani, Gesù li rimprovera (Lc 9,51-56). Quando un discepolo tagliò l’orecchio del servo del sommo sacerdote cercando di opporsi all’arresto del Maestro, Gesù rispose: Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada di spada moriranno (Mt 26,52). Le sue parole sono per dire il rifiuto di perpetuare il male, per far sì che le nostre reazioni siano determinate proprio da ciò che deploriamo.

Così come l’ormai proverbiale “Porgi l’altra guancia” … non significa subire passivamente il male, rassegnarsi al prepotente e al violento, al contrario è un gesto pensato deliberatamente per riprendere il controllo della situazione e fermare il male sfruttando la sua stessa forza d’inerzia. Porgere l’altra guancia mette l’offensore in grave difficoltà: come può colpire ancora la guancia sinistra? Non certo con un secondo manrovescio. Il messaggio è potente: a chi percuote viene sottratto il potere di disumanizzare l’altro.

Chi porge la guancia sinistra dice in realtà: Prova ancora, ma non puoi togliermi la mia dignità; non ti riconosco il potere di umiliarmi. Per quanto tu possa ritenerti superiore per posizione sociale o altro… tu non puoi cambiare l’uomo o la donna che sono, ma io posso cambiare il tuo modo di agire e di pensare. Porgere l’altra guancia è una provocazione che interroga, spiazza, scuote il prepotente perché comprenda e si apra a un’altra possibilità di relazionarsi.

Cos’è l’eucaristia che celebriamo se non la rottura nonviolenta della spirale della violenza? Gesù poteva opporre legioni di angeli per vincere i soldati che lo stavano per arrestare, invece ha assorbito la forza d’urto della violenza col suo stesso corpo. Piuttosto sono vere le parole di Gandhi: «Né Dio, né la non violenza sono impotenti. L’impotenza è nell’uomo».

Abbiamo bisogno anche noi di essere guariti come il cieco nato, perché la razza umana è violenta e abbiamo bisogno della prospettiva illuminata della non violenza di Gesù: è illuminata perché è una strada anzitutto percorribile, con coraggio e determinazione, ma percorribile. In secondo luogo è l’unica strada che abbia uno sbocco sul futuro e infine è l’unica capace di generare un futuro di pace.

Papa Francesco ci ha chiesto di compiere una preghiera particolare il 25 marzo scorso nella festa dell’Annunciazione del Signore. Si è trattato di un solenne atto di fede, ispirato a una devozione mariana cara alla tradizione cattolica, che però Francesco ha svuotato da quella lettura cieca che vede nella guerra una sorta di punizione divina per gli uomini che si sono allontanati da Dio col peccato.

In senso generale, è stata anche un gesto politico, come lo furono il digiuno e la veglia di preghiera per la Siria nel 2013, quando Usa e Regno Unito erano sul punto di bombardare Assad.

Perché in un contesto in cui l’unica strada per fermare la guerra sembra essere l’invio di armi in Ucraina, papa Francesco propone altre vie. Ai credenti anche quella della preghiera.

Alla politica quella del negoziato e del disarmo: «I governanti capiscano che comprare armi e fare armi non è la soluzione», «spendere il 2% per cento del Pil in armamenti è pazzia», ha detto in questi giorni.

Infatti, nel testo della preghiera ci faceva ricordare come «Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti», «abbiamo preferito accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra».

Un elenco di cecità dalle quali possiamo guarire lasciandoci toccare non solo gli occhi, ma anche la mente e il cuore dal Vangelo, dalla mano di Gesù, perché quando la nostra mente e il nostro cuore sono innamorati del Vangelo allora siamo resi capaci di vivere senza violenza e di trasformare l’aggressività aprendo nuove vie di dialogo e di incontro. Ma per fare questo occorrono un cuore e una mente innamorati.

(Es 7,1-11; Gv 9,1-38b)