Chissà perché c’è sempre bisogno di qualcuno che prepari la strada, che si faccia in quattro perché l’ospite, l’amico, il visitatore sia accolto, amato.

Gesù non è esente da questa necessità: possiamo dire che le Scritture lo hanno ampiamente e abbondantemente preparato. Giovanni il Battista è l’ultimo anello di congiunzione, l’ultimo preparatore perché Gesù venisse accolto.

Subito mi viene la domanda per noi: c’è ancora bisogno che qualcuno prepari la venuta del Cristo? Chi svolge questo compito?

Che l’incontro con Cristo debba essere preparato ancora oggi lo vediamo del tutto evidente perché non può essere un’improvvisata, una boutade, un’emozione… magari è anche tutte queste cose insieme, ma non solo.

Per cogliere la profondità del Cristo, per accoglierlo come un dono occorre liberare la mente e disporre il cuore. Ecco cosa fa l’amico che prepara la venuta di Gesù.

Liberare la mente e disporre i cuori. Parole apparentemente semplici, ma per noi che viviamo scissi, costantemente separati tra mente e cuore, abbiamo bisogno che qualcuno ci scuota, ci svegli, ci desti.

Ci sono innumerevoli Giovanni Battista nella foresta al confine tra Bielorussia e Polonia: proprio come lui sono vestiti arrangiati, con cinture provvisorie e mangiano, anzi non mangiano e sono senza acqua.

Come tanti Giovanni Battista gridano nel deserto dei nostri egoismi uno spazio di accoglienza e di ospitalità, ma che dico, di umanità.

Siamo nella condizione, diciamocelo, di ricominciare il Vangelo dal principio. Abitiamo un continente e siamo circondati da Paesi di tradizione cristiana che hanno già ricevuto il Vangelo e che oggi non sanno riconoscere e non vogliono ascoltare il grido che sale dall’umanità. Sapremo liberare le menti e aprire il cuore per dare inizio di nuovo al Vangelo?

(Mc 1,1-8)