NATALE DEL SIGNORE - messa nel giorno - Lc 2, 1-14


audio 25 dic 2023

Luca insiste su due particolari che ripete per due volte nel passo di oggi, quando dice che Maria e Giuseppe prendendosi cura di Gesù, lo avvolsero in fasce e lo deposero in una mangiatoia. Questo sarà anche il segno indicato ai pastori: un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia.

Avvolto in fasce e adagiato in una mangiatoia.

Anzitutto Maria lo avvolge in fasce: immagino che anche Giuseppe l’abbia aiutata anche perché dopo il parto non credo che Maria riuscisse a stare in ginocchio, stava sdraiata come ogni puerpera… Avvolgere in fasce è un segno di cura, di accudimento.

Sarà una delle prime cose che Gesù farà: fasciare le ferite, come sa fare il Samaritano sulla via di Gerico.

Fasciare è come prolungare una carezza. Ci vuole qualcuno che fasci le nostre ferite, qualcuno che si prenda cura di noi.

Fasciare è tenere insieme i lembi di una ferita, di un taglio.

Fasciare è lenire le ferite quando incontriamo volti feriti, vite lacerate, brandelli di umanità. Fasciare le ferite dei cuori.

Papa Francesco diceva qualche giorno fa: “È il tempo del trucco, tutti si truccano e non solo la faccia, ma si truccano l’anima…cercano di mettere in vetrina sé stessi”.

Non cediamo all’inganno mascherando e camuffando la nostra condizione, finiremo per dividerci e farci la guerra: riconosciamo piuttosto le nostre ferite e quelle dell’altro vicino a noi e saremo più disposti a imparare a stare insieme.

E poi, la seconda cosa sui cui insiste Luca, è che Maria e Giuseppe depongono il bambino Gesù nella mangiatoia: lì dove asini, mucche, capre e pecore affondano il muso per mangiare fieno.

Lì dove i faraoni di ieri e i potenti di oggi affondano le loro brame di denaro e di potere: la mangiatoia oggi è dove si nutre l’avidità, l’egoismo, l’ingiustizia.

Il primo posto dove Gesù viene adagiato appena nato è un posto per dare da mangiare. È nato da un momento e già sta dicendo la sua vita: è già pane, nutrimento, vita pronta per farsi mangiare. È corpo donato.

Viene alla luce per imparare a diventare pane per chi gli siede accanto. La luce sulla mangiatoia è la luce su questa tavola dove tra poco ridiremo le parole di Gesù: Fate questo in memoria di me.

Una terza cosa mi fa riflettere del Vangelo di oggi: Gesù nasce durante un viaggio. Gesù non poteva che nascere in viaggio. Tutta la sua vita sarà un viaggio. Lui era la via. I suoi amici prima di essere chiamati cristiani, venivano detti ‘quelli della via’. Poi è arrivato il cristianesimo stanziale, abitudinario, delle tradizioni e dello sclero. Ma lui è nato in viaggio e ha vissuto viaggiando.

Gesù nasce viandante, non viene al mondo come un turista: quando organizziamo un viaggio come turisti, puntiamo alla meta, abbiamo il tempo misurato, calcoliamo le risorse…

Il viandante cammina per incontrare e così il tempo lo decide chi lo incontra perché incontrare è sempre accogliere l’irruzione del nuovo, ma l’in-contro porta con sé anche l’ignoto, le avversità… c’è sempre qualcosa che va ‘contro’ le abitudini, le sicurezze e ti rimette in quella condizione che ti sovverte, ti fa mettere in discussione.

Questo aveva in mente Francesco d’Assisi, quando 800 anni fa nel Natale 1223, realizzò a Greccio il primo presepe vivente (dal latino præsæpe: greppia, mangiatoia). Gli artisti che lo hanno raffigurato però non hanno rispettato il suo pensiero: Francesco aveva voluto a Greccio semplicemente la culla/mangiatoia vuota, piena solo di paglia e la compagnia di un bue e di un asinello, perché il viandante rispetta il creato, sa di dipendere dalla terra, dagli animali…

Lui che chiamava fratello il sole e sorella la luna, attraversava la terra come viandante, con l’atteggiamento del viandante capace di rispettare la terra e aveva imparato ad attraversare i confini che sono più nella testa degli uomini che nella terra. Tant’è che nel bel mezzo della quinta crociata, Francesco andò in Egitto per incontrare il sultano al-Malik al-Kamil.

La logica e la retorica che imperversa delle nazioni e delle patrie, è una logica che ci rende nemici e ci conduce a distruggere la terra.

È la stessa logica che animava Augusto: l’imperatore voleva i numeri, il potere, l’economia vogliono i numeri. Cesare Augusto voleva contare i numeri dentro i suoi confini, dentro i muri dell’impero: voleva contare uomini e donne per riscuotere ancor più tasse, ma anche per avere più carne da macello in vista di qualche guerra.

Numeri, questo siamo per il potere: un numero è più controllabile e fa meno paura di un volto. Non fa pietà, non ti guarda, non ti dice.

Dio ha scelto di essere viandante, di essere volto, di specchiarsi in un volto per vedere altri volti. Un volto ti guarda e ti ri-guarda.

Incontrare Gesù è lasciarsi condurre dove lui ci porta, assumendo l’etica del viandante che rispetta e abita la terra, andando al di là dei confini e dei muri.

I miei auguri allora sono questi: Gesù che viene avvolto in fasce ci aiuti a prenderci cura gli uni gli altri delle nostre ferite.

L’essere stato deposto nella mangiatoia ci rivela che Dio non è un faraone, un dominatore, e ci offre la cifra della vera grandezza, la sua, la grandezza di un amore che sa donare semplicemente tutto.

Gesù che nasce in cammino ci insegni l’etica del viandante: siamo in cammino su questa terra, non siamo padroni né proprietari, abitiamola con rispetto e con cura.

(Lc 2, 1-14)