//Liberiamo la brace nascosta sotto la cenere

Liberiamo la brace nascosta sotto la cenere

(Is 45, 20-24; Mt 20, 1-16)

Ecco ancora una parabola: domenica scorsa dal vangelo di Luca abbiamo ascoltato Gesù che si presenta a noi come il samaritano del mondo, per dire la cura di Dio nei confronti dell’umanità che sta sulla strada della storia, fragile e ferita.

Oggi la parabola che abbiamo tra le mani, tratta dal cap. 20 di Matteo, ci situa nel contesto del mondo del lavoro: è stagione di vendemmia e Gesù racconta come si comporta il proprietario di un vigneto, per dire che così si comporta il Signore, così avviene nel regno di Dio.

Di conseguenza a noi viene da pensare che la preoccupazione maggiore del proprietario sia quella di fare anzitutto una buona vendemmia e quindi di realizzare un buon vino … e parrebbe essere così anche per l’Eterno, se nonché Gesù introduce una sorta di accanimento del proprietario della vigna per cui lo vediamo scendere in piazza all’alba, alle nove del mattino, poi ancora a mezzogiorno e addirittura anche alle tre… ma che scenda a cercare operai anche alle cinque, vale a dire un’ora prima di chiudere la giornata, è una cosa quantomeno strana.

Questo dato, per così dire sospetto, viene confermato poi dalla decisione di dare a tutti la stessa identica paga. Ma che cosa succede? Perché quel proprietario si comporta così? Il suo obiettivo dovrebbe essere quello di fare una buona vendemmia al minor costo possibile e invece sembra che la sua preoccupazione sia anche che quella gente non rimanga senza lavoro.

Ed è un’attenzione che fa di quest’uomo non semplicemente un imprenditore, ma un «signore». È un «signore» perché se per un verso è determinato a far sì che nel suo vigneto ci sia una buona vendemmia, al tempo stesso è sua ferma volontà dare opportunità di lavoro a più gente possibile. Per questo mette in condizione alcuni disoccupati di lavorare anche solo per un’ora, ma intanto la loro dignità è rispettata e alle loro famiglie viene dato ciò di cui hanno bisogno per vivere.

Gesù ci parla così di Dio. Questi è il Dio di Gesù già annunciato da Isaia nella prima lettura: Fuori di me non c’è altro Dio; un dio giusto e salvatore non c’è all’infuori di me. Un Dio giusto. Gesù ci dice di quale giustizia stiamo parlando: la sua vigna ha bisogno del lavoro di tutti, sia di quelli della prima ora, che di coloro che arrivano all’ultimo.

A qualcuno può dare scandalo che il Signore agisca così e sia buono con tutti, lo meritino o meno, siano credenti o agnostici, invochino il suo nome o vivano ignorandolo.

Ma Dio è così. E quello che noi dobbiamo fare è lasciare che Dio sia Dio, senza sminuirlo con le nostre idee e rinchiuderlo nei nostri schemi. Dobbiamo lasciare che la nostra idea di Dio venga evangelizzata, abbiamo bisogno che il nostro sguardo sia reso limpido, perché il rischio che corriamo è quello che viene ben espresso da coloro che arrivati la prima ora, mormorano contro il proprietario della vigna perché vorrebbero guadagnare di più e invece si sentono dire: Siete invidiosi perché io sono buono?

Invidia, la sua etimologia dice lo stretto legame con il vedere: «in-videre» significa avere un occhio cattivo fino a non vedere più l’altro. Invidia è lo sguardo torvo di chi si chiede: perché a lui sì e a me no? Perché a lui la stessa misura di soldi, di salute e di fortuna, quando io ne merito di più? L’invidia è molto più devastante di quello che pensiamo: è il dolore per il bene degli altri. Con uno sguardo così accecato non solo non vedo più gli altri come fratelli, perché diventano i miei antagonisti, ma non vedo più nemmeno la giustizia di Dio la cui passione lo porta ad uscire ad ogni ora della storia.

Quando Giovanni XXIII cinquant’anni fa proprio in questi giorni (l’11 ottobre 1962) dava inizio al Concilio Vaticano II, voleva che tutta la Chiesa ritrovasse questo sguardo sul mondo. Non voleva un Concilio per condannare qualcuno, per combattere contro le idee e gli errori come sempre ce ne sono stati nella storia, non voleva un concilio per erigere ulteriori barricate intorno alla Chiesa che si considerava come una cittadella assediata, ma per invitare i discepoli del Cristo a tornare nelle strade, ad uscire nelle piazze e ad andare incontro all’uomo per annunciare il volto inedito di Dio.

Nel discorso di apertura dell’assise conciliare, Giovanni XXIII prendeva le distanze dai «profeti di sventura» i quali, diceva «nelle attuali condizioni della società umana non sono capaci di vedere altro che rovine e guai», perché «non saranno le analisi pessimistiche a migliorare il mondo» (Martini).

La Chiesa, secondo papa Giovanni, doveva tornare a guardare al mondo con empatia, nell’intento di scoprire, nonostante le tante contraddizioni, i segni della presenza dello Spirito Santo. Una Chiesa così si pone nell’atteggiamento del dialogo e non della contrapposizione nei confronti di una società in continuo e rapido cambiamento, perché «Noi non dobbiamo soltanto custodire questo tesoro prezioso (della fede) come se ci preoccupassimo della sola antichità, ma senza timore dobbiamo continuare nell’opera che la nostra epoca esige, proseguendo il cammino che la Chiesa ha percorso per venti secoli».

Talvolta sembra che la Chiesa sia lontana dalle preoccupazioni della gente e che il Vangelo che comunque arde in essa sia coperto da troppe parole e troppe sovrastrutture umane come a tenere la brace nascosta sotto la cenere. Preghiamo perché nei prossimi giorni in cui si tiene a Roma il Sinodo dei vescovi sulla «nuova» evangelizzazione, la Chiesa possa tornare a scuotersi, come avvenne al Concilio, e non essere prigioniera della paura, ma ritrovare il coraggio necessario.

Vogliamo pregare però affinché anche noi possiamo avviare una seria e umile autocritica, come singoli e come comunità, e tornare ad avere uno sguardo limpido sulla vigna del mondo preoccupati di liberare la brace dello Spirito nascosta sotto la cenere e le incrostazioni del tempo e dei nostri cuori induriti.

Così ogni uomo troverà il proprio posto nella vigna del Signore e anche se dovesse arrivare all’ultima ora, saremo capaci di accoglierlo come lo accoglierebbe Lui.

 

2018-11-13T16:25:29+00:00ottobre 7th, 2012|Omelie (vedi tutte) >|