//L’eccedenza dell’amore

L’eccedenza dell’amore

E’ suggestivo l’invito della liturgia ambrosiana ad affacciarci sulla settimana santa con questo racconto che si inserisce precisamente come snodo tra la condanna a morte e la realizzazione delle crocifissione di Gesù.

Il gesto di Maria di Betania, un vero e proprio gioiello di affetto e di generosità, è incastonato tra la congiura delle autorità di Israele che decretano di arrestare Gesù e il racconto della passione messo in opera dai romani.

Non ci può sfuggire l’enorme contrasto: da un lato le mani delicate della donna che accarezzano, che curano; dall’altro la brutale violenza e la distruzione che entro pochi giorni tramuterà proprio quel corpo in mero oggetto di tortura.

Da un lato la bontà premurosa, dall’altro la crudeltà ottusa e scatenata che apparentemente distrugge e fa diventare tutto privo di senso, anche quello che Maria di Betania ha fatto.

Giovanni ci narra un gesto di amore all’apparenza assurdo, un gesto di una gratuità assoluta, che a ben pensare ci pone la questione: A che serve ungere i piedi del Signore “sprecando” trecento grammi di nardo, il cui valore Giuda stima pari a un anno di stipendio?

Non è forse una decisione stolta e sbagliata quella che porta a sprecare tutto per una persona sulla quale aleggia già la condanna a morte?

Anche perché tra l’altro ciò che Maria di Betania compie, tra l’altro, non può cambiare di una virgola il corso che hanno preso gli avvenimenti per Gesù.

Neppure l’amore e la fede sembrano capaci di cambiare il corso delle cose.

E senza rendercene conto stiamo ragionando esattamente come Giuda l’Iscariota, con la stessa stupida superficialità: la nostra logica dominante è quella che si ispira a concetti come quello della redditività, del realismo, del risultato. È il modo di pensare dei freddi calcolatori che riducono anche la fede a un problema aritmetico, a qualcosa che deve avere successo.

L’atto di fede che Maria di Betania compie, e che Giuda invece non riesce a fare perché è un ladro soggiogato dalla mentalità dell’efficienza, è quello di credere che anche il gesto d’amore più piccolo in sé, di fronte al dramma della morte e della violenza e dell’ingiustizia – ma che per Maria è la cosa più importante perché è la cosa più preziosa che ha – ebbene davanti a Dio conta più questo che non risolvere i problemi del mondo.

A che cosa serve il cammino quaresimale di rinuncia e di penitenza? A cosa serve saper rispondere “no” alle tentazioni, a quelle tentazioni con le quali abbiamo iniziato la quaresima quaranta giorni fa, se non ci conduce ad avere un cuore capace di amare con tutto quello che abbiamo di più prezioso nella nostra vita? Con la nostra colletta quaresimale risolviamo forse i problemi dell’Africa? Certamente no, ma donando qualcosa di noi diciamo che l’amore è la vittoria del bene sul male ed è prezioso davanti a Dio.

Ecco la chiave per aprire la porta che ci introduce a Gerusalemme nella settimana santa.

Se il corpo che questa donna unge fosse soltanto destinato alla distruzione e all’annientamento, non si potrebbe in effetti capire il significato del suo gesto. Il racconto di Maria di Betania ci introduce nel Vangelo della morte e della risurrezione di Gesù, perché è a partire da questo genere di amore che si potrà credere nella risurrezione, e solo a partire dalla fede nella risurrezione si sarà capaci di questo genere di amore, che è Gesù la persona nella quale noi crediamo che l’amore, che è Dio, non passa mai.

Questo è il profumo del vangelo che si effonde in tutta la casa.

Quando penso al Vangelo come profumo non intendo rimandare a un’operazione cosmetica, superficiale ed evanescente, ma penso al senso che ha per Gesù quel gesto: è il profumo che viene dal dono di sé, dall’eccedenza d’amore; mentre dalla superbia, dall’orgoglio, dal calcolo e dalla cupidigia non viene che olezzo di paura e di morte.

Come può il profumo del Vangelo riempire il mondo? Come è possibile, se non sembra inondare di sé nemmeno la Chiesa? Potremmo comprendere da questa prospettiva la provocazione che ci viene dagli scandali che riguardano i preti e le consacrate, il cui celibato e verginità non sembrano più essere un profumo nella chiesa, anzi appunto, motivo di scandalo, cosa obbrobriosa e ributtante specie quando lo scandalo coinvolge i minori.

Ma andavo riflettendo in questi giorni come sia il modo di vivere questo dono che non è più capace di dire nulla, non è più in grado di segnalare il mistero, è inespressivo e muto per quel che dovrebbe dire e significare a livello antropologico, per la vita e per l’esperienza d’amore di tutti.

Nel modo di pensare comune si considera il celibato e la verginità come modalità per funzionali ad una maggior disponibilità di tempo e di energie, per fare di più, per organizzare di più, perché così uno è più libero per “le cose di chiesa” … capite bene che è del tutto insufficiente a sostenere nel tempo la motivazione.

Se il prete o la consacrata vivono la verginità e il celibato senza far nascere la nostalgia di Dio in chi li incontra, costoro saranno tutt’al più degli individui continenti, come possono essercene tanti nel mondo e per i motivi più diversi, o tecnicamente casti, ma non vergini per il regno dei cieli, non rimandano ad un eccesso d’amore qual è Dio!

Questo è vero anche per il matrimonio cristiano: non ci basta quello che diceva Paolo che se uno proprio non ce la fa allora è meglio che si sposi, il matrimonio non è il remedium concupiscentiae. Non ci si sposa semplicemente perché non se ne può fare a meno, ma per un eccesso d’amore, perché se non si dà questo eccesso d’amore non c’è futuro, una relazione non sta in piedi.

Il gesto di Maria di Betania ci insegna che è nella logica dell’ “eccesso” d’amore che la scelta celibato come quella del matrimonio, sono chiamate a diventare capaci di un’eccedenza d’amore, per cui uno dona tutto, dona ciò che di più prezioso possiede.

Il mondo non capisce, come Giuda non si dà pace, ma quell’amore che si effonde sui piedi del Signore è ciò che di più prezioso ella può fare e questo è ciò che risorge.

Vogliamo vivere con Gesù questa settimana, vogliamo viverla come sua comunità che continua a tenere viva, nonostante tradimenti e rinnegamenti, la sua memoria, affinché l’odore della morte che attraversa il mondo, i mass media, le nostre stesse vite … possa essere vinto dal profumo del Vangelo, dal profumo della Pasqua, dal profumo della vita.

Questo non accade se noi rimaniamo spettatori freddi e calcolatori come Giuda, ma avviene se amiamo con l’eccedenza di Maria di Betania.

(Gv 11, 55- 12,11)

2018-11-13T16:21:12+00:00marzo 28th, 2010|Omelie (vedi tutte) >|