IV DI PASQUA - Gv 10, 27-30


audio 21 apr 2024

Mi colpiscono due parole usate da Gesù nel vangelo quando dice che le sue pecore ascoltano la sua voce e che niente e nessuno le potrà strappare dalla sua mano, né dalla mano del Padre.
Ecco due parole sulle quali vi invito a riflettere: la voce e lo strappo.
Gesù mi sorprende perché mi sarei aspettato che parlasse della sua parola piuttosto che della sua voce. Noi custodiamo la sua parola, abbiamo a cuore il testo scritto del Vangelo che custodisce la sua storia, la sua vita, le parole sue e dei discepoli. Altrove in Giovanni, Gesù dirà di rimanere nella sua parola (8,31), qui tiene a specificare che si tratta di ascoltare la sua voce, che è propriamente il suono (fwnh). E ci sorprende perché non possiamo neanche immaginare come fosse la voce di Gesù, quale timbro avesse, quale profondità o tonalità… ci piacerebbe ma non è possibile, e forse è meglio così.
La parola dice le cose, l’oggetto, le informazioni che intendiamo comunicare. Ben diverso è ciò che passa attraverso la voce. La voce esprime come parla una persona, qual è il suo stato d’animo, quali sono le sue emozioni e qual è la sua intenzione comunicativa.
Nella voce di una persona possiamo sentire entusiasmo, gioia, calma e sicurezza, oppure tristezza, rabbia, insicurezza. Possiamo intuire le sue intenzioni: comandare o condividere, invitare o respingere, umiliare o incoraggiare.
Possiamo dire a una persona: Brava! Possiamo dirlo con un tono di voce che elogia e incoraggia, ma possiamo dirlo anche con un tono di voce che mortifica, con ironia sferzante. Eppure la parola è la stessa.
La voce esprime la nostra personalità, è la nostra personalità emotiva, è ciò che getta un ponte tra l’interiorità di chi parla e il mondo esterno.
Come è possibile oggi ascoltare la voce di Gesù?
Anzitutto ascoltando, come racconta Paolo nella lettura degli Atti e nella lettera al giovane Timoteo, la parola dei suoi discepoli e degli apostoli… Lo diceva di sé in maniera esemplare Giovanni il Battista: Io sono solo voce prestata alla parola! Nel senso che la sua voce diceva con le parole qualcosa che non era strettamente suo, un messaggio che aveva ricevuto e accolto. E così gli apostoli, i missionari… chiunque svolga il servizio di annuncio del Vangelo, è una voce prestata alla Parola di Gesù.
Immagino le nostre obiezioni e le nostre resistenze… ma già al tempo degli apostoli c’è stata fin da subito una qualche controindicazione: vi ricordate che con Gesù qualcuno si fosse mai addormentato mentre parlava? Paolo dicono gli Atti la faceva talmente lunga che un povero ragazzo finì per addormentarsi e cadere dal terzo piano.
Va bene ascoltare gli apostoli, ma non basta, anche perché non hanno il monopolio della voce di Gesù. La voce del Cristo risuona anche nel povero che chiede una mano, nel malato che cerca qualcuno che gli stia vicino, nella donna umiliata… ecco basterebbe ripercorrere i vangeli per renderci conto che tante persone e tante situazioni prestano la loro voce alla parola di Gesù. Anzi è Gesù che parla attraverso di loro, come dice al cap. 25 del vangelo di Matteo: Avevo fame, avevo sete, ero straniero, ero prigioniero, ero nudo, ero malato (vv.31-46).
Per fortuna non abbiamo la registrazione della voce del Cristo: non saremmo più facilmente disposti ad ascoltare la voce di chi ci è accanto. Ma nemmeno la nostra voce interiore. Perché anche questo è un livello importante e necessario: come ci parla la nostra coscienza? Con quale tono di voce vibra nella nostra intimità la voce di Gesù? Abbiamo bisogno di silenzio intorno, di distensione, di dare credito a quanto risuona in noi, di fermarci, di stare.
È talmente importante questa cosa della voce che Gesù la lega ad un termine che non ci appare immediatamente sintonico: nessuno le strapperà. Infatti, se ci pensate bene, gli strappi avvengono quando non si ascolta. Lo strappo, che talvolta si rende necessario anche in certe relazioni, in genere nasce da un malinteso, da una ferita, da un’incomprensione che abbiamo dato o che abbiamo ricevuto senza che lo si volesse fare.
In realtà a molti capita per così dire di ‘strappare’ con Dio perché hanno subito ingiustizia, hanno incontrato un dolore… ma in realtà non hanno ascoltato la sua voce. Ed è questa un’attenzione necessaria. Solo raramente ci soffermiamo sulla voce e di solito succede solo quando abbiamo qualche problema vocale oppure quando incontriamo qualcuno con una voce particolare.
Proviamo invece a prestare attenzione, ad ascoltare non solo le parole, ma ad ascoltare la nostra voce interiore e la voce di chi ci è intorno per capire meglio le persone con cui parliamo, per cogliere il loro modo di essere e le emozioni che stanno vivendo, potrebbe essere un passo verso una comunicazione decisamente più efficace, la voce di Cristo risuona proprio lì.
Se ascolti la voce di Gesù stai certo di essere in buone mani, niente e nessuno ti potrà ‘strappare’ dalla sua cura e dalla sua custodia.

(At 20,7-12; 1Tm 4,12-16; Gv 10,27-30)