//La danza del Vangelo per una generazione adultera e perversa

La danza del Vangelo per una generazione adultera e perversa

Perchè con tutti i giganti della fede del Primo testamento cui poteva fare riferimento esplicito, Gesù invece accetta che la gente lo acclami come «figlio di Davide»? Con questo titolo richiamano la sua attenzione i ciechi, la Cananea, Bartimeo: «Figlio di Davide abbi pietà di me», e anche la folla quando il Signore decide di entrare in Gerusalemme lo acclama «Osanna al Figlio di Davide»! (Mt 9,27; 15, 22; 21, 9; Mc 12, 35-37).

Che il Messia debba venire dalla discendenza di Davide significa voler riportare la storia a prima dell’esilio babilonese quando la linea davidica si era interrotta, non solo significa anche rimettere al loro posto le pretese accampate dai sommi sacerdoti di competenze regali, così come è pure un chiaro messaggio per chi si trova sul trono di Gerusalemme e non è giudeo, come l’idumeo Erode e i dominatori romani.

Ma non è stato certamente Davide il primo re d’Israele e di Giuda. Prima di lui Saul regnò per un certo tempo sulle tribù del Nord del paese. Davide era entrato al suo servizio e aveva scalato rapidamente la gerarchia militare dopo il famoso colpo di fionda con cui stese il filisteo Golia, un energumeno di tre metri che teneva in scacco l’esercito di Saul e che venne vinto da un pastorello imberbe!

Davide è stato anche un condottiero violento, a tratti crudele; capace della più fedele amicizia con Gionata, ma anche dello sterminio senza scrupoli di intere città di nemici o di traditori.

Ricorderemo di lui anche il tradimento del suo miglior generale Uria per sedurne la moglie Betsabea e soprattutto il pentimento che ne provò dopo il rimprovero del profeta Natan da cui scaturirono le straordinarie parole del Miserere, il salmo 51.

E dal libro di Samuele la liturgia di oggi ci fa incontrare un re «Davide che danzava con tutte le sue forze  davanti al Signore», intorno all’arca dove sono custodite le tavole dell’alleanza.

L’arca era il simbolo religioso più importante del tempo, corrisponde più o meno a quello che sarebbe oggi il tabernacolo in una chiesa. È lì che per i fedeli Dio è presente con una densità unica.

Per Davide questo era un momento storico: finalmente era riuscito a far salire a Gerusalemme l’arca dell’alleanza, così che Gerusalemme, città cananea che egli aveva conquistato, poteva ora diventare capitale politica e militare del suo regno. Perchè proprio Gerusalemme?

Perchè occupava una posizione strategica tra le tribù del Nord e del Sud, ma al tempo stesso essendo una città cananea non apparteneva a nessuna delle dodici tribù, era dunque neutra e nessuna tribù poteva accusare Davide di favorirne una a discapito delle altre. Non solo, ma essendo stata conquistata da Davide e da lui solo con il suo esercito, si poteva chiamare «città di Davide».

Ma c’era anche un altro motivo: la città era cananea, non era una città israelita, facendo salire nella città di Davide l’arca dell’alleanza, il simbolo religioso più importante, veniva ad attestare la fedeltà di Davide alla fede della sua gente e a fare di Gerusalemme anche la capitale religiosa e spirituale.

Perchè Davide danza davanti all’arca? Davide si veste con un efod, ovvero con un perizoma di lino, che era l’abito tradizionale dei sacerdoti egiziani del tempo e questo per affermare che se è vero che Davide è re, è anche vero che egli è il sacerdote del suo popolo e la sua danza è una danza religiosa per ottenere da Dio la benedizione per il suo popolo e per la sua casa.

Infatti dopo la danza intorno all’arca i capi famiglia tornano a casa, come Davide, per benedire la propria famiglia. La danza di Davide esprime una aspetto importante della fede d’Israele: l’Eterno è sorgente di vita, di gioia, di prosperità e di benedizione.

Alla danza di Davide fa da contrasto l’invidiosa acrimonia di Mikal, figlia di Saul e già moglie di Davide, che venne mandata sposa ad un altro quando Davide cadde in disgrazia e dovette fuggire perchè Saul ormai pazzo di invidia voleva ucciderlo.

Cosa spinge Mikal a rimproverare Davide? Perchè aspetta che rientri in casa per criticarlo? Forse perchè gli stava a cuore che il re non facesse brutta figura davanti al popolo? O non c’era nel suo cuore l’amara frustrazione di una regina mancata? Era lei la destinata da Saul a dare discendenza regale al padre, dato che anche Gionata suo fratello e amico di Davide era caduto in battaglia, mentre Davide la teneva chiusa in casa con le altre. Il passo che la liturgia ci assegna omette il v.23 che recita così: «Mikal figlia di Saul, non ebbe figli fino al giorno della sua morte».

Questo ci insegna che molte volte i rimproveri che facciamo agli altri, le chiacchiere invidiose che stigmatizzano i comportamenti di chi ci è intorno nascono da un cuore ferito, amareggiato dalle frustrazione delle nostre aspettative, dei nostri desideri inconfessati di emergere, di dominare, di essere re e regine a nostra volta.

Quando ci troviamo a criticare, condannare, giudicare i comportamenti degli altri, proviamo a fermarci, a dire una parola in meno anziché un giudizio in più e domandiamoci: sono più dalla parte di Mikal roso dall’invidia, frustrato e pieno di livore?  O sono dalla parte di Davide che non ha vergogna di danzare, con tutte le sue forze, la gioia e la felicità di servire il Signore?

Quando diciamo che Gesù è «figlio di Davide», con la teologia affermiamo la sua discendenza regale, messianica, davidica appunto, ma più semplicemente affermiamo anche che il Signore Gesù ha voluto fare della sua vita una danza per il Padre, non nel senso materiale che si sia messo a ballare (magari lo avrà anche fatto, non possiamo saperlo), ma nel senso profondo che la danza ci insegna.

In ogni danza non bisogna voler avanzare a tutti i costi, ma bisogna accettare anche di fare un passo indietro, di andare a fianco, di sapersi fermare e saper scivolare invece di camminare, ma non sarebbero che passi da stupidi se la musica non ne facesse un’armonia.

Ecco Gesù ha fatto della sua vita una danza sulla musica di Dio, sulle melodie di Dio, perchè anche noi facciamo della nostra vita una danza del Vangelo nella storia, come scrive Madeleine Delbrel (1904-1964), una delle più grandi mistiche del secolo scorso:

«Penso che tu Signore forse ne abbia abbastanza
della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da condottiero,
di conoscerti con aria da professore,
di raggiungerti con regole sportive,
di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.
Un giorno in cui avevi un po’ voglia d’altro
hai inventato san Francesco,
e ne hai fatto il tuo giullare.
Lascia che noi inventiamo qualcosa
per essere gente allegra che danza la propria vita con te».

Ed è proprio per danzare la vita che occorre come dice il Signore «rinnegare se stessi, prendere la propria croce e seguirlo»: non sono parole per dire uno sforzo sovrumano, al di là delle nostre capacità, ma per dire gli atteggiamenti necessari affinché sappiamo fare del Vangelo vissuto una danza di vita.

Se Davide avesse ascoltato il cosiddetto “rispetto umano” (chissà cosa dirà il popolo, chissà cosa penserà la gente…), non avrebbe mai danzato con tutte le sue forze!

Rinnegare se stessi, prendere la croce e seguire Gesù sono i verbi della danza: vuol dire non imporre il proprio ritmo, il proprio tempo, ma abbandonarsi fiduciosi a quelle braccia che danno l’andatura e il passo.

Allora potremo fare della nostra vita una danza, accettando che il Signore ci inviti a danzare un lavoro scomodo da fare, un dolore da sopportare, una persona da comprendere, un contrattempo che ci fa ritardare… Sapendo che è il Signore che detta la melodia.

Oggi, come ci chiede il Signore, dobbiamo danzare il Vangelo senza vergognarci di fronte ad una generazione adultera e perversa.

L’antidoto all’adulterio e alla perversione, assunti come stili di vita e come modelli di realizzazione, non è l’ipocrisia di chi non vuol vedere e tanto meno il moralismo del benpensante, ma la testimonianza libera e gioiosa del discepolo che vive la sua vita come una danza del Vangelo.

(2 Sam 6, 12-22; 1 Cor 1, 25-31; Mc 8, 34-38)

2018-11-13T16:20:19+00:00agosto 2nd, 2009|Omelie (vedi tutte) >|