OTTAVA DEL NATALE - Lc 2, 18-21


audio 1 gen 2023

Sono almeno tre gli spunti di meditazione che il Signore nelle letture di oggi ci mette dinnanzi all’inizio di questo nuovo anno. Anzitutto Maria nel vangelo ci suggerisce che c’è modo e modo di stare davanti alle cose che accadono. È vero che molte volte siamo noi a programmare il futuro, ma è anche vero che talvolta gli eventi ci sorprendono, ci inquietano, ci vedono reagire d’istinto… succede così che sono le cose a comandarci e a determinare il nostro modo di essere.

Maria, scrive Luca nel vangelo, ci indica un atteggiamento poco diffuso, vale a dire: custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Maria ‘custodisce’ le cose che accadono e le parole che sono state dette… custodire è un atto della mente, è fermare l’attenzione senza lasciarsi subito invadere da mille altre cose, da mille altri fatti di cronaca che nel giro di poco tempo sono surclassati da altre news, da altre chiacchiere. Maria non indugia alla chiacchiera vacua e sciocca, ‘custodisce’ nel cuore le cose e le parole che ha visto e sentito.

E poi una seconda cosa fa Maria: ‘medita’ nel suo cuore. Letteralmente dovremmo tradurre mette insieme nel suo cuore. Se il primo è un atteggiamento della mente e dell’intelligenza, Maria vive anche emotivamente questi eventi e queste parole cercando di far sì che il cuore ne colga il vero senso. Noi adulti siamo sospettosi quando il cuore prende il sopravvento, perché potrebbe farci compiere errori o passi falsi… Maria non lascia che sia l’emotività a guidarla, a dire o a fare delle cose, piuttosto, con quella che noi chiamiamo l’intelligenza emotiva, sa stare nel groviglio dei pensieri e dei sentimenti lasciando che si dipani il senso, il disegno che sta nel segreto profondo delle cose.

Ecco un primo augurio: impariamo da Maria a custodire e a mettere insieme ciò che accade. A fare attenzione a non scivolare via dalle cose, dalle parole, dalle persone, ad avere un cuore e una mente più capaci di meditare e di prestare attenzione a saper cogliere il significato profondo delle cose, degli incontri, di ciò che la vita ci fa venire incontro.

Una seconda cosa il Signore ci mette davanti all’inizio di questo nuovo anno e ci viene ricordata dalla lettura di Paolo, l’inno contenuto nella lettera ai cristiani di Filippi, parla di morte e di croce.

D’altronde anche il vangelo di Matteo in questi giorni ci ha ricordato che il bambino che viene al mondo, subito deve misurarsi col male, con la violenza, con la morte. Pensiamo alla strage degli innocenti, alla fuga in Egitto.

In realtà la prima cosa che ci viene in mente quando pensiamo al Natale sono la luce, la poesia, la musica, l’atmosfera di pace e bellezza e questo evocano in genere i nostri presepi.

Non dobbiamo dimenticare anche quest’altra considerazione che Gesù quando diventa uomo si scontra subito col male: Erode vuole ucciderlo, non è che non va d’accordo perché gli sta antipatico, vuole eliminarlo! Natale è anche questo: Natale è gioia, canto, musica per un bimbo che su questa terra non viene a fare una passeggiata, ma viene a combattere il male.

Gesù viene e si trova fin da subito a combattere il male, la sua vita sarà un continuo lottare contro il male e lo combatte non venendo con la spada, i carri armati o un esercito, ma combatte il male con la sua infinita dedizione, la sua infinita capacità amorosa. Natale è la festa della bontà, ma della bontà di Gesù che genera vita e combatte non usando il male contro il male, ma tutto il bene che ha per sconfiggere il male.

E noi come vinciamo il male? Punendo il colpevole, castigando il reo… se uno fa del male va punito, va messo in condizioni di non nuocere più.

Ma qualcosa non funziona se lo scorso anno nelle nostre carceri 83 giovani si sono tolti la vita. Qualcosa non va e ci dice che non basta punire, non basta condannare. Eppure nelle conversazioni che si sentono molta gente pare soddisfatta se viene comminata una pena esemplare. È più popolare dare il fiato alla vendetta che all’impegno e all’aiuto a far ripartire una vita. Porta più consensi la vendetta che la giustizia riparativa ad esempio. Questo ci fa capire come Gesù abbia ancora molto da dirci.

Infine una terza cosa ci affida il Signore all’inizio di questo nuovo anno ed è il dono della pace. Come è ormai tradizione da più di sessant’anni, il 1° gennaio è la giornata di preghiera per la pace. E dobbiamo davvero invocare questo dono dal Signore, perché sembra che, come dice la prima lettura, solo se il Signore volge il suo volto su di noi, possiamo ottenere la pace.

Nessuno di noi immaginava di poter rivivere sul territorio dell’Europa la stessa aggressione totalitaria, assoluta, di un popolo contro un altro ma questo è ciò che è avvenuto in Ucraina. Il massacro di Bucha, l’assedio all’acciaieria di Mariupol, l’esaltazione degli aggressori e il coraggio della resistenza degli aggrediti descrivono un mosaico di eventi che nessuno di noi aveva pensato di poter vivere, ma che invece hanno segnato in maniera indelebile le nostre vite.

Ritorna inquietante l’evocazione di un possibile utilizzo di ordigni atomici e allora un gesto dirompente di pace, capace di dare concretezza all’ “utopia della pace” come la chiamava La Pira, sarebbe la scelta del nostro Paese di ratificare il trattato ONU di proibizione delle armi nucleari.

E invece cosa fa il nostro governo? Fa la guerra alle Ong che salvano i disperati in mare, che in realtà, ricordiamocelo, sono responsabili solo del 14% degli sbarchi. Ma allora perché questa guerra? Ci sarebbe da ridere, se non fosse che questo atto di forza del governo è fatto sulla pelle delle persone che rischiano di annegare, e dei soccorritori che cercano di evitarlo.

Davvero i nostri problemi non sono il lavoro che oggi, in Italia fa tre vittime al giorno? non è la casa, non sono le pensioni, non è la sanità? Sono le navi di soccorso? Quanta propaganda su facili capri espiatori, perché governare è difficile! Creare lavoro, assicurare pensioni, e pure gestire i flussi migratori sono cose difficili. Proibire le armi nucleari è difficile e richiede coraggio. Il coraggio delle donne iraniane che stanno sfidando a mani nude la più medievale delle teocrazie, dopo 43 anni di oppressione. O delle donne afghane che vanno subendo dai talebani la violazione sistematica dei loro diritti fondamentali che gli erano stati invece garantiti dal 2001 al 2021.

Scusate se non uso parole di facile consolazione, ma come diceva bene don Mazzolari, il cristiano è un uomo di pace, non un uomo in pace. Fare la pace è la sua vocazione.

La nostra vocazione, la vocazione di tutte le religioni e di tutte le fedi è cercare la pace e operare per la pace.

Ecco dunque il mio augurio.

Diventiamo più inquieti, sì dobbiamo essere cristiani meno rassegnati e meno istintivi, più capaci di tenere insieme il cuore e la mente, capaci di pensare e di riflettere sulle cose, come Maria.

Cristiani che riconoscono il male e lo chiamano per nome, ma sanno anche che il male, come ha fatto Gesù, si vince col bene e non con la violenza e l’odio.

Cristiani infine che come artigiani di pace, non si rassegnano alla privazione dei diritti delle persone, allo sfruttamento e alla distruzione dell’ambiente, allo scarto dei più deboli… cristiani inquieti, uomini di pace, ma non in pace perché sentono proprie le ferite di un mondo e di un’umanità in cui tutti siamo di casa.

(Nm 6,22-27; Fil 2,5-11; Lc 2,18-21)