DOMENICA DELLE PALME messa nel giorno - Gv 11, 55-12, 11


Vedere papa Francesco che battezza un bambino ricoverato nel reparto oncologico del policlinico Gemelli, con gesti semplici e intensi, senza orpelli rituali, senza candele e arredi sacri… mi ha fatto pensare alla decisione di Gesù sei giorni prima di Pasqua, ancor prima di entrare a Gerusalemme, di fermarsi a casa di amici, a Betania con Maria, Marta e Lazzaro. Perché è importante questa decisione?

Perché ci fa capire cosa ha in mente Gesù in quel frangente così critico della sua vita. Fermandosi a Betania, Gesù dà una chiave di lettura della Pasqua che incombe. A lui non importa come celebrare, come osservare le regole del culto e come rispettare tutti i simboli e i significati… le mille cose che nelle nostre sagrestie si vanno preparando in questi giorni.

Gesù ci sta dicendo come vivrà lui quella Pasqua, cosa veramente gli sta a cuore, vale a dire il cuore della Pasqua che era andato perduto, soffocato sotto le mille incrostazioni e rubriche, sta nell’amare talmente i suoi da dare la sua vita, nel manifestare il suo amore in una vita di servizio.

Il segno che ci indica come Gesù intende vivere la pasqua è raccontato in quella prova d’amore folle che induce Maria a sprecare una quantità di profumo incredibile. Ma il profumo di per se fa una cosa semplice, il profumo per sua natura si dona, non può che donarsi, non sa fare diversamente.

Il profumo di nardo è insieme all’ulivo, un’immagine di Gesù e quindi di Dio: Dio non può non donarsi. La Pasqua è quel profumo che tutti percepiscono anche chi come Giuda è preso da pensieri altri.

Questo profumo di nardo, prezioso perché viene estratto da alcune piante che crescono sulle montagne dell’Himalaya, è chiamato genuino (pistikòs), in greco è una parola che vuol dire ‘fedele’, richiama la fede, perché la fede è propriamente un atto d’amore. La fede è l’amore per il Signore che diventa amore per i fratelli.

Ed è un amore che non può essere monetizzato! È un amore che ha un enorme valore, ma è senza prezzo! Cosa che Giuda proprio non capisce.

Eppure proprio per questo la scena è delicatissima e molto bella. Gesù stesso nel vangelo di Matteo dice che questa donna ha fatto una cosa talmente bella, che dovunque verrà annunciato il Vangelo di parlerà di lei. E infatti noi siamo qui oggi a lasciarci inondare dal profumo nel quale Maria dona sé stessa.

La Pasqua o diventa una festa dell’amore che si dona o si riduce a un insieme di riti vuoti. Questo vale anche per noi. Mancano sei giorni alla pasqua e questo ci fa tornare all’inizio del Vangelo quando Giovanni ci parla dell’inizio della vita pubblica di Gesù, cominciata con sei giorni che terminano nelle nozze di Cana, in un contesto nuziale, in una festa dell’amore.

Qui siamo all’inizio degli ultimi sei giorni e abbiamo un’altra scena che parla di amore. In questo banchetto organizzato per ringraziare Gesù che ha rianimato Lazzaro, Maria profuma i piedi del Maestro e Marta serve a tavola. La tavola, il banchetto è la vita, al centro di questa vita c’è il servizio, senza servire non si vive, non c’è gusto di vivere.

Quanti calcoli invece facciamo anche noi come Giuda, quante elucubrazioni su vantaggi e svantaggi… intanto la vita corre via. Servire è il modo concreto per esprimere l’amore, l’amore si esprime non con le parole, ma con i fatti, con il servizio, col promuovere l’altro, la sua libertà.

Ma appunto siamo di fronte a due economie: da una parte l’economia rappresentata da Giuda che è sempre ambigua, doppia, nel senso che accanto ai motivi esplicitati ha sempre un proprio interesse implicito e nascosto. Infatti secondo Giuda si poteva vendere e poi dare ai poveri, ma Giovanni sapeva che Giuda faceva anche altro, rubava.

E poi c’è un’altra economia rappresentata dal profumo che è l’economia del Cristo, della vita donata, della bellezza che si dona, senza risparmiarsi. Non capire questo spreco vuol dire celebrare magari la Pasqua rispettando le regole e i riti, ma non entrare minimamente nel mistero di Dio, nel dono di Gesù e del mistero dell’uomo, perché l’unica misura dell’amore è il non aver misura.

Probabilmente fosse stato per noi, avremmo usato qualche goccia di profumo per Gesù e il resto l’avremmo venduto… noi che siamo esperti di compromessi, ci saremmo messi a cavallo delle due economie.

Giovanni, non dimentichiamo che è il discepolo amato, è più drastico: per lui le due economie corrispondono anche olfattivamente a due odori. Ricordate domenica scorsa, quando Gesù ha ordinato di togliere la pietra dal sepolcro di Lazzaro, la sorella disse: puzza. Questa casa dove prima c’era olezzo di morte, ora è piena di profumo. Si passa dal fetore del cadavere al profumo di vita: Tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo.

Il profumo di Gesù diventa il servizio di Marta e l’amore di Maria. Diciamo che le due sorelle si lasciano contaminare dall’amore di Gesù, per questo diventano capaci di amare e di servire. Sono risorte con il loro fratello a una vita altra, alla vita che non muore, anche se di amore non si vive, si muore!

Certo non è questa l’economia del mondo oggi, come ieri, quando i capi vedendo che la folla si interessa troppo di Gesù e di Lazzaro, dicono: Uccidiamoli tutti e due. Una decisione che viene prese immediatamente dopo il gesto di Maria. La decisione di uccidere è molto chiara e le due cose si evidenziano a vicenda, cioè o si ama così, o si uccide chi ama così! Non c’è via di mezzo, si è per la vita o per la morte, per l’amore o per l’egoismo, per questo dono oppure per il potere, per il possesso.

Iniziamo allora questa settimana custodendo il segno del profumo: Dio è profumo perché è amore, perché si dona, ma sapendo anche che, questo ci dice Gesù, di amore non si vive, si muore.

Entriamo con più consapevolezza nel cuore della nostra fede e sarà importante domandarci anzitutto perché Gesù di amore deve morire e perché morire proprio in quel modo crudele e terribile sulla croce.

(Gv 11,55-57;12,1-11)