È proprio Dio uno che agisce così: guardiamo con quanta umanità e con quale intelligenza si comporta Gesù.

Umanità e intelligenza sono le vere forze che esorcizzano la violenza e il moralismo. Umanità e intelligenza è ciò di cui ha sempre bisogno il mondo per andare avanti.

Questa è la prova che anche noi come Gesù viviamo ogni giorno. Giovanni scrive al v. 6: Questo dicevano per metterlo alla prova... che è la tentazione (il sostantivo è lo stesso) di credere che la società migliora a prescindere dal cambiamento personale. Che il mondo va male, ma io sono il migliore. La società fa schifo ma per colpa degli altri: se non ci fossero prostitute e adultere come quella donna, Gerusalemme sarebbe la città migliore del mondo!

E intanto le mie mani sono cariche di pietre esattamente come quelle dei farisei e degli scribi: pietre da scagliare contro gli altri, loro sì che sono peccatori!

Fosse stato per gli scribi e i farisei quella donna era già morta, lapidata sotto una montagna di sassi. Però il modo di fare e di parlare di Gesù ha insinuato un dubbio nei loro cuori, altrimenti non gliela avrebbero portata.

Due sono le cose che mi colpiscono di Gesù, appunto la sua umanità e la sua intelligenza.

Osserviamo l’umanità di Gesù: la prima cosa che fa è di abbassarsi al livello di quella donna buttata lì per terra, egli si china, si mette a terra, non guarda nemmeno negli occhi gli accusatori, non vede i loro volti, sente le loro voci concitate.

Gesù si mette al livello di quella donna, che doveva essere a dir poco disperata. Chissà come piangeva: la sua vita era ormai finita, tempo scaduto, basta, qui non c’è prescrizione, la Legge è implacabile… ma non per tutti. Perché se andiamo a vedere Levitico 20,10, con nostra grande sorpresa leggiamo: Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno esser messi a morte.

E l’adultero dov’è? da che mondo è mondo l’adulterio si fa in due… l’altro dov’è? Assente e già assolto. La Legge non è uguale per tutti?

Così un qualsiasi rabbino corretto, giusto e rispettoso della Legge avrebbe chiesto gli venisse presentato anche l’altro imputato e la conseguenza sarebbe stata quella che avremmo avuto due morti anziché una… ma non saremmo neanche qui a parlarne.La postura di Gesù è una decisa presa di posizione.

La seconda cosa è appunto l’intelligenza di Gesù che spezza questo cerchio malato e alzatosi guarda dritto negli occhi gli accusatori e dice loro quelle parole che non dovremmo mai dimenticare: Chi di voi è senza peccato, tiri per primo la pietra contro di lei!

Chi sei tu per condannare chi sbaglia? Chi ti credi di essere?

Gesù con parole intelligenti mette questi uomini e noi davanti alla verità di loro stessi. Ma chi sei tu per condannare un altro essere umano? Chi sei tu per decidere la volontà di Dio?

E poi si siede di nuovo con lei, a terra. È empatia, diremmo noi, è l’essere umani al punto di immedesimarsi nella condizione dell’altro, quando tutti quegli uomini con già le pietre in mano, a partire dal più anziano, se ne vanno.

La piazza del tempio rimane deserta, si è svuotata.

Gesù con un gesto semplice e una parola intelligente ha spezzato il cerchio di morte che si era stretto intorno a quella ragazza, rompe il cerchio di quella che Girard chiamava la «violenza mimetica». Spezza quella condizione per la quale un gruppo funziona e che sta anche a fondamento del nostro convivere civile.

Noi stiamo facilmente insieme quando c’è un nemico comune da combattere. Se non c’è, ce lo inventiamo e pensiamo che, eliminando il capro espiatorio, tutto andrà bene perché eliminando lui otteniamo due vantaggi: il primo che ci sentiamo a posto e il secondo che così facendo sfoghiamo la nostra aggressività, la nostra violenza.

Gesù spezza questo cerchio di violenza compiendo un gesto semplicissimo: si china di fronte alla donna che è lì davanti a lui.

Pensate alla potenza dell’immagine: Gesù che stava seduto come si dice all’inizio della pagina a insegnare, e quindi anche come giudice, si china davanti a una donna peccatrice. Un gesto che nella sua semplicità è capace di una potenza dirompente.

La donna, che ha alle spalle i suoi accusatori con le pietre già pronte in mano, vede Gesù chinato a terra di fronte a lei in un silenzio per lei immagino inquietante, ma che è capace di smantellare tutto quel montare di aggressività e di violenza.

Se Gesù avesse sfidato a viso aperto la folla, avrebbe contribuito ad aumentare la ferocia e probabilmente avrebbero fatto fuori subito anche lui, infatti così finisce il capitolo: raccolsero pietre per scagliarle contro di lui…(8,59).

Invece il Signore si china in silenzio, invitando tutti a chinarsi e a guardare in sé stessi e poi scrive col dito per terra.

Molti hanno cercato di scoprire cosa mai potesse scrivere Gesù: chi dice che scrivesse i peccati di coloro che accusavano la donna, chi qualche versetto della Bibbia… non ci è dato di sapere.

Non dimentichiamo che siamo nel tempio, siamo sul pavimento lastricato del tempio e il dito che scrive su quel pavimento di pietra è il dito di Dio, l’unico Legislatore e Giudice che aveva scritto la Legge sulla pietra ed è come se Gesù volesse scrivere qualcosa sui nostri cuori di pietra. Gesù vuole scrivere sui loro cuori induriti, malati di sclerocardia.

Ed è a questo punto che Gesù si rialza per la seconda volta con lei: Va’ e non peccare più.

Il Signore sa sorprendere ancora una volta il nostro cuore fariseo: non usa parole cariche di moralismo, non chiede alla donna di confessare ed espiare il suo peccato, non le domanda neppure se è pentita, ma le apre il futuro. Quel tempo che lei aveva chiuso in un istante di piacere, quel tempo che i giudici spietati le avevano ormai stoppato… Gesù lo riapre, lo rilancia con parole intelligenti cariche di futuro.

Poche parole, due gesti per dire la risurrezione di una vita. Questo fa Dio con umanità e intelligenza. Il perdono rigenera, il perdono ti rimette in piedi, il perdono riapre il tempo. Va’ e non peccare più. Era condannata a morte e Gesù con il perdono le apre il futuro.

Questo è il cristianesimo, questo è Vangelo!

Non è un caso che questa pagina sia stata per così dire “censurata” nella storia della Chiesa. Risulta assente nei manoscritti più antichi, per cinque secoli non è stata proclamata nella liturgia…  al punto che la Chiesa è finita tante volte dalla parte di coloro che avevano le pietre in mano contro gli altri, in nome della legge.

Però questo ci insegna Gesù: possiamo imparare anche dagli errori, perché anche gli errori ci hanno costruito, i nostri peccati ci hanno resi quelli che siamo.

E non è un caso che siamo qui di domenica, nel tempio per così dire, a celebrare non la Legge, ma la risurrezione, perché la domenica è il primo giorno di una settimana che sempre ricomincia, di una vita che riparte, sempre. E il discepolo è uno che si rialza sempre, riparte sempre.

Là dove c’è il perdono c’è la risurrezione in atto.

Il perdono proprio come la risurrezione apre alla vita e alla relazione.

Il giudizio condanna, la legge è mortifera perché facilmente uno la tira di qua e di là qua a suo uso e consumo per uccidere una relazione, una persona, una storia d’amore.

All’alba di Pasqua il Risorto fa il dono ai suoi discepoli della capacità di perdonare. Ma non dimentichiamo che quei discepoli che lui per primo perdona sono gli stessi che non hanno capito nulla della Pasqua e né il venerdì né il sabato santo si sono visti in giro.

Proprio perché perdonati possono diventare ministri di misericordia. Ecco umanità e intelligenza sono i doni di Dio per una società capace di futuro.

Impariamo dal Cristo ad essere più umani e a proferire parole intelligenti, allora le nostre mani lasceranno cadere le pietre dell’odio, della della condanna, della critica sterile, del pettegolezzo… e avremo mani libere per aiutare altri a rialzarsi e a ritrovare fiducia nella vita.

(Gv 8,1-11)