OTTAVA DEL NATALE - Lc 2, 18-21


audio 1 gennaio 2022

Ci piacerebbe che questa convenzione del passaggio da un anno a un altro, fosse ricca di speranza, di fiducia, di buoni auspici. Lo desideriamo per noi, per le persone che amiamo, per l’umanità intera.

Non conosciamo cosa il nuovo anno tenga in serbo per noi, ma sappiamo da dove veniamo, portiamo in noi il vissuto dell’anno appena concluso e questa consapevolezza ci aiuti a renderci conto che siamo qui oggi a invocare da Dio la sua benevolenza, il suo favore, ma consapevoli anche che alcune decisioni, alcune scelte e atteggiamenti che abbiamo compiuto ieri, porteranno frutto domani, diventeranno realtà nei prossimi mesi.

In qualche modo e per una certa parte, noi stessi siamo artefici del nostro futuro. È importante prenderne atto mentre ci apriamo su un nuovo tempo della vita, per entrarvi con cuore umile, con i piedi per terra, con una mente aperta.

Anzitutto iniziamo questo nuovo anno “con cuore umile”, come quello di Maria, ci suggerisce il Vangelo. Cos’è un cuore umile? Maria, dice il vangelo meditava nel suo cuore, letteralmente teneva insieme tutte queste cose nel suo cuore. Maria cercava di mettere insieme tutte queste cose, vale a dire la parola di Dio che l’angelo Gabriele le aveva rivolto e quanto era andato succedendo in quei mesi dentro di lei e intorno a lei.

Riuscire a tenere insieme le cose, fare la fatica di pensare, che non è lo sforzo di chi vuol dare a tutti i costi un senso alle cose, il cuore umile è il contrario del cuore arrogante che presume di sapere tutto, di conoscere tutto, di comprendere tutto; è anche il contrario di un cuore ingolfato, sovraccarico di emozioni, di sentimenti, ripiegato su di sé che non ascolta più la parola di Dio.

Il cuore umile di Maria è un cuore che mette insieme la parola di Dio con quanto la vita le presenta. Cerca di raccordare come la parola di Dio le parla nella vita. Un cuore umile non esaspera il suo sentire, ma lo comprende alla luce del Vangelo.

In secondo luogo iniziamo questo nuovo anno “con i piedi per terra”. Vale a dire entriamo in questo nuovo anno sapendo che i problemi non si risolveranno come per magia, ma che tutte le diseguaglianze, le ingiustizie, le guerre, le cattiverie non svaniranno come d’incanto.

Papa Francesco nel suo messaggio per la giornata mondiale di preghiera per la pace, guardando alla pace come auspicio e augurio, ha i piedi ben piantati a terra riconoscendo che negli ultimi anni è sensibilmente diminuito, a livello mondiale, il bilancio per l’istruzione e l’educazione, considerate spese piuttosto che investimenti. … Le spese militari invece sono aumentate, superando il livello registrato al termina della “guerra fredda”, e sembrano destinate a crescere in modo esorbitante.

Infatti la spesa militare mondiale dal 2000 ad oggi è raddoppiata e si sta avvicinando a 2mila miliardi di dollari l’anno. Basterebbe, come 50 Nobel della scienza hanno chiesto, in un appello rivolto ai capi di stato, che i governi riducessero le spese militari del 2% l’anno e in cinque anni si libererebbero 1000 miliardi per far fronte a pandemie, cambiamenti climatici e povertà estrema.

Quando Mosè riceve la benedizione di Aronne, nel libro dei Numeri, per la sua gente, sono al secondo anno nel deserto dopo l’uscita dall’Egitto e ne avranno ancora per parecchio tempo. I piedi degli israeliti sono ben piantati per terra, nel senso che devono camminare, devono ancora farne di strada per arrivare alla pace, o meglio allo shalom. Dove lo star bene o è di tutti o non lo è per niente e per nessuno.

Quanta strada dobbiamo fare ancora per la pace in un mondo in cui ogni minuto si spendono 4 miliardi di dollari a scopo militare?

Come dice papa Francesco c’è una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ciascuno di noi in prima persona. Da chi lavora negli ospedali con intelligenza e passione, al professionista con competenza ed esperienza; a chi amministra con onestà e attenzione agli ultimi; all’imprenditore illuminato con una capacità di visione… Serve un nuovo senso civico di tutti noi che non ci lasci chiudere gli occhi e le orecchie di fronte alle ingiustizie e alle disuguaglianze. Quanta strada dobbiamo fare ancora per un Paese più equo e coeso!

Infine iniziamo questo nuovo tempo “con una mente aperta”. Non so voi, ma l’anno che ci siamo lasciati alle spalle ha davvero instillato molta confusione. Questa pandemia, che con le sue ondate sembra riportarci sempre al punto di partenza, pare fatta apposta per disorientarci.

Abbiamo chiuso un anno di passi indietro pesanti: dalle morti sul lavoro alla catastrofe dell’Afghanistan, dagli effetti devastanti del cambiamento climatico ai tanti volti dell’emergenza educativa.

La Chiesa stessa ha riscoperto la parola sinodalità, ma fa una grande fatica a declinarla in forme che non spingano a scappare a gambe levate quelli che in teoria dovremmo ascoltare.

Ci sentiamo un po’ come il popolo di Israele che girava e rigirava in un deserto non poi così grande. Ma andò avanti così per 40 anni…

Siamo confusi, ammettiamolo. Fissiamo allora lo sguardo su Gesù, come dice Paolo nella lettera ai Filippesi, facciamo nostri i sentimenti di Cristo Gesù che è il Signore del tempo e della storia; ma questo non vuol dire che per il credente l’anno si debba chiudere sempre con un’analisi in cui tutto è chiaro.

Siamo confusi, è vero, ma non sarà sempre così. E non perché un giorno magicamente apriremo gli occhi, ma perché non siamo noi i padroni della storia. Il popolo di Israele nella Terra promessa alla fine ci è entrato, ma non perché da solo ha trovato la strada.

Ecco: accettare la nostra confusione e metterla nelle mani dell’unica nostra speranza che è Cristo, è il primo passo per entrare in un anno in modo davvero nuovo. Con un cuore umile, i piedi per terra e la mente aperta.

Ripartiamo, confusi forse quanto prima, ma con il desiderio profondo di riconoscere anche dentro questa nebbia chi è davvero il Signore e rinnovare la nostra fiducia in lui.

(Nm 6,22-27; Fil 2,5-11; Lc 2,18-21)