//«Vi porto nel cuore»

«Vi porto nel cuore»

Saluto alla comunità

Mi sono chiesto tante volte nei giorni scorsi quale significato dare a questa celebrazione e poi, come sempre, ascoltando la pagina di vangelo, mi sono reso conto che anche noi oggi dobbiamo compiere insieme lo sforzo di passare per la porta stretta della separazione, del distacco.

È un momento doloroso, umanamente è fonte di dispiacere, anche perché se mi volto indietro e guardo questi ventisei anni trascorsi con voi, dei quali quattordici come parroco, posso dire che per voi sono stato prete, ma con voi sono cresciuto come uomo e come cristiano.

Gregorio Magno diceva che «La Parola di Dio cresce con chi la legge» (Omelie su Ezechiele I, 7, 8): ed è stata anche la mia esperienza di domenica in domenica mettendomi in ascolto della Parola e di ciò che la comunità e la nostra vita domandavano, e così annunciando la Parola per la crescita della comunità, anch’io sono cresciuto insieme con voi.

Da questo punto di vista il sentimento del dispiacere lascia il posto alla gratitudine e alla riconoscenza anzitutto al Signore, ed è importante per me farlo qui in questa nostra chiesa, nella quale tante volte lo abbiamo ringraziato per la vita dei nostri piccoli e per l’amore delle nuove famiglie, nella quale lo abbiamo anche supplicato nei momenti difficili del lutto e del dolore.

Gli anni che abbiamo vissuto insieme sono stati pieni di incontri, di gioie e di fatiche, di angosce e di speranze e l’aiuto di Dio non ci è mai mancato.

In secondo luogo il mio ringraziamento è per tutti voi per la grande benevolenza e per il paziente sostegno che mi avete dato in questi anni.

La condivisione che mi ha sospinto nelle vostre case a partecipare ora alla gioia per la nascita di una nuova vita, ora ad un momento difficile di crisi per un figlio o per una malattia, è stata per me straordinaria.

Le storie di vita, le confidenze dei dubbi, i cammini interiori secondo lo spirito … ma anche talvolta la distanza, l’indifferenza o il contrasto sono un bagaglio indimenticabile e il mio cuore è colmo di riconoscenza, perché ho incontrato dei fratelli e delle sorelle che mi voglio bene, così che oggi vorrei che insieme cantassimo il Magnificat, perché il Signore ha fatto grandi cose con questa comunità e non ho timore di dire che sono orgoglioso di voi.

Con voi sono cresciuto, giovane prete dopo appena un anno di ordinazione. Insieme abbiamo condiviso passaggi importanti, come i primi anni in oratorio con i giovani, gli universitari, la crescita e lo sviluppo dell’orpas … e adesso vedere quei ragazzi diventati ormai mamme e papà, adulti che hanno formato una famiglia, dedicarsi a loro volta ai più piccoli e appassionarsi alle responsabilità del mondo e della vita, mi riempie di consolazione e di gioia.

E poi la nascita di Arché, oggi cresciuta e sviluppatasi oltre i confini della comunità cristiana, è stata –anche se non sempre condivisa da tutti – un segno della pedagogia di Dio per educarci alla solidarietà, a stare al passo dei piccoli, degli ultimi e ad assumere con più responsabilità il nostro impegno civile per una cittadinanza solidale.

Infine l’ultima stagione, come parroco, a servizio della fede di questa comunità. Anche qui mi viene da cantare il Magnificat con tante strofe quante sono le realtà che compongono la ricchezza di questa nostra parrocchia.

La prima strofa è per i miei confratelli che in questi anni hanno condiviso la responsabilità pastorale: p. Battista con il suo assiduo e generoso servizio ai malati e agli anziani; p. Guglielmo e la sua dedizione che ha rivitalizzato il nostro oratorio, f. Luigi e i pp. Antonio e Bernardo e poi tutti quelli che hanno condiviso la vita e l’impegno pastorale anche per un breve tratto.

La seconda strofa è per tutti gli operatori pastorali: dalle religiose alle consacrate, dagli animatori dell’oratorio alla catechesi, alla Caritas; dal servizio liturgico a quello culturale e di “Giustizia e Pace”; dall’ecumenismo agli animatori dei fidanzati, dei battesimi e ai gruppi delle famiglie, alla Terza età …

Voglio qui dedicare un sincero ringraziamento a coloro che hanno condiviso le maggiori responsabilità: il Consiglio pastorale, anzi i consigli pastorali che si sono succeduti in questi anni e i diversi consiglieri per gli affari economici il cui impegno e competenza sono tutti qui da vedere nelle varie opere di messa a norma degli ambienti parrocchiali, nelle opere di abbellimento della nostra Chiesa, non ultimo il sagrato. E guardando a questo luogo d’incontro, a questa piazza con i suoi ulivi, mi vengono alla mente le parole del poeta palestinese M. Darwish:

«Se l’ulivo ricorda chi lo ha piantato,

l’olio diventerà una lacrima».

Un grazie affettuoso e particolare ai nostri anziani e agli ammalati. Passando in queste settimane a portare loro il mio saluto, mi si stringeva il cuore sapendo che forse molti di loro non li rivedrò … ma rimaniamo uniti nella preghiera e la loro è davvero intensa e sono certo che il Signore l’ascolta.

Dà una particolare forza interiore sapere che ogni giorno qualcuno prega per me, così come io faccio per loro.

Una strofa bellissima del Magnificat  la vorrei dedicare a quei ragazzi e giovani con i quali abbiamo costruito un rapporto fraterno e che in questi anni hanno aperto con me il loro cuore, la loro ricerca sincera di senso, facendo i conti con i loro slanci e le loro fatiche, ma anche con il genuino desiderio di fare della loro vita un’opera d’arte, un capolavoro stando dietro a Gesù.

La porta è stretta proprio perché oggi viviamo il momento in cui parrebbe di perdere tutto questo, ma non è vero, non ci credo.

Se uno semina in Dio, nulla va perduto.

Anche perché sono consapevole di avere confidato soprattutto sulla parola di Dio, di essermi buttato fin dall’inizio in questa impresa con la coscienza sì dei miei limiti e delle mie inadeguatezze, ma pure con fiducia totale nella sua Parola.

E questo perché sono cristiano e so di essere nato e sostenuto dalla Parola, che di per sé è un segno fragile in confronto alle potenze della comunicazione di oggi, eppure posso assicurarvi che la sorgente del mio pensare e del mio agire ha voluto essere sempre, almeno nell’intenzione, la parola di Dio, il Vangelo di Gesù.

Per questo oggi vi riconsegno idealmente quella Bibbia che abbiamo distribuito per il 50° della Parrocchia, con le parole di Paolo ai cristiani di Efeso che riprendevo nell’introduzione: «E ora vi affido… alla Parola» (At 20, 32).

Non affido a voi la Bibbia, ma affido ciascuno di voi, le nostre famiglie, i figli e tutti i desideri e sogni alla Parola. “È questa Parola che ci ha creati, che ci forma, ci plasma e ci guida ogni giorno. Il Signore con la potenza della sua parola ha fondato questa chiesa, l’ha fatta crescere e continua ancora a edificarla nella meravigliosa ricchezza delle storie che si intrecciano nei volti e nei percorsi di vita di ciascuno di noi”.

Di me posso dire che ho sempre avuto molto forte il senso dei miei limiti e sono consapevole delle mie lacune e delle mie unilateralità.

Per le mie mancanze, omissioni e inadeguatezze chiedo perdono a tutti perché voglio poter contare sulla vostra intercessione nel giorno del giudizio, e perché è importante poter far leva sul perdono reciproco per guardare al futuro con rinnovata fiducia e servire insieme la giustizia e la pace.

Chiedo perdono a coloro che si fossero sentiti trascurati. Anche le esperienze di fatica e di attese deluse ci aiutino a mettere gli occhi sull’unico pastore, il vero pastore, Gesù.

Perché di questo oggi si tratta. Quando cambia il pastore in una comunità è ovvio che si vivano tutta una serie di sensazioni tipicamente umane.

Succede anche che si guardi al futuro con una certa preoccupazione, con una certa diffidenza e ansia e ci si domandi: come sarà il nuovo parroco? Darà continuità o cambierà tutto? Sarà capace?

Ebbene in un momento come questo è bene che sappiamo elevarci dall’ambito puramente personale perché qui non è assolutamente questione di persone, chi è in questione è colui che affida l’incarico, il riferimento è il Signore e non il prete.

Come scriveva Bonhoeffer: «In un momento come quello dell’avvicendamento del pastore la comunità dovrebbe passare dall’interrogarsi sulla persona, all’interrogarsi sul Signore della chiesa».

Perché il rischio è quello di fare e di continuare a fare della chiesa qualcosa che essa non è. Non facciamo della chiesa il teatro delle nostre più disparate sensazioni, piuttosto facciamone il luogo dove viene ascoltata e accolta la parola di Dio.

Fuori di qui, nella città, gli uomini sono a caccia di sensazioni, di eccitazioni … e non sanno che l’autentica sensazione, quella infinitamente più eccitante, è qui che avviene nell’eucaristia, dove l’eternità e il tempo si incontrano, dove Dio eterno si fa carico dell’uomo mortale.

Proprio per questo, rimango a voi legato soprattutto col ministero dell’intercessione che nell’eucaristia viviamo ogni domenica.

Anzi vorrei dire che una certa distanza, anche fisica, dagli eventi e dalle urgenze quotidiane mi consentirà di abbracciare con più calma e con uno sguardo più ampio ciascuno di voi, le vostre famiglie, godendo con chi cammina sereno per la via della verità, soffrendo con chi è nell’oscurità e nel dolore, sentendomi partecipe della ricerca di chi cerca più luce. Questa preghiera di intercessione è anche un modo per mantenere e approfondire tra noi qui legami forti che si sono stretti in questi anni e che niente potrà sciogliere.

Scriveva Paolo ai cristiani di Filippi: «È giusto che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore. Dio mi è testimone del profondo affetto che ho per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù» (Fil 1, 7-8).

Anzi il testo greco, come dice Martini, permette di tradurre non solo: «vi porto nel cuore», ma anche reciprocamente: «voi avete nel cuore me, voi che siete tutti partecipi della grazia che mi è stata concessa» (Fil 1,7).

Questa preghiera di intercessione non rimane circoscritta ai nostri affetti, ma come già Abramo nella Genesi, è un’intercessione che si fa carico del dolore del mondo.

È struggente la figura di quest’uomo che prega per una generazione rovinata e distrutta dal male. Vorrei che ciascuno di noi portasse dentro di sé nella propria preghiera anche questa passione per la terra, per l’umanità, per la nostra società. Non rassegniamoci al degrado, al disfattismo, non rinchiudiamoci nel nostro privato.

Abramo non si abbandona al lamento per i valori perduti, non si concede un’analisi psicosociale della decadenza, Abramo prega. E la sua preghiera non cerca rifugio nella comunione con Dio, ma è una preghiera che si fa preoccupazione per l’altro, sia pur esso peccatore, che Dio affida alla nostra responsabilità.

Abramo risponde al grido del peccato, con un grido di intercessione.  La preghiera di Abramo è una preghiera che si fa carico con responsabilità dell’altro e intercede presso l’Eterno per lui. Il nostro maggiore contributo alla giustizia e alla pace in un mondo degradato, corrotto e gravido di conflitti, nascerà da un cuore così, pacificato e orante.

Grazie di cuore a voi. Grazie delle bellissime cose che molti mi hanno scritto e che mi hanno commosso e che custodisco per i momenti più difficili.

Vi chiedo un’ultima cosa: promettetemi che amerete il nuovo parroco, che gli farete sentire l’affetto e la vicinanza che siete stati capaci di donarmi, evitando stucchevoli confronti e paragoni.

Il Signore dona sempre la grazia necessaria per ogni momento e per ogni stagione della vita, per questo non farà mancare mai la ricchezza del suo amore e della sua misericordia alla comunità dei suoi discepoli che è in s. Angela Merici.

Grazie.

Benedizione

Dio Padre di misericordia

benedica i vostri pensieri e i vostri sogni

vi custodisca nella fedeltà al Vangelo

oggi e nei giorni che verranno.

Gesù Cristo Signore

sia la luce che illumina le vostre scelte e le vostre decisioni,

affinché possiate essere lievito e fermento

per questa città e per questo tempo.

Lo Spirito santo

vi riempia di coraggio e di audacia

nella missione di costruire l’unità della famiglia umana,

nella solidarietà e nella giustizia.

2018-11-14T09:22:04+00:00luglio 1st, 2010|News e proposte (vedi tutte) >|