«Spezzavano il pane a casa.» Con poche parole il libro degli Atti degli apostoli (2, 46) descrive come la comunità primitiva che fin da subito ha sentito l’importanza di tenere viva la memoria di Gesù morto e risorto, desse continuità al comando di Gesù: «Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19). Non sappiamo se questo avvenisse in una sola casa o in più case di Gerusalemme, ma è evidente che la memoria del Signore risorto venisse anche accompagnata da una cena conviviale, come lascia intendere sempre il testo degli Atti: «Prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore».

Ora la situazione di pandemia che ci troviamo a vivere è del tutto eccezionale e ci ha trovati come Chiesa impreparati a indicare percorsi e strumenti adatti a sostenere la dura prova cui sono sottoposte tante persone e famiglie di credenti, se non attraverso celebrazioni in streaming, dirette televisive… È stato offerto anche qualche timido tentativo di celebrazione domestica, ma senza una vera e convinta valorizzazione del sacerdozio battesimale.

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Anche noi come Fraternità viviamo questo tempo con dolore per non poterci incontrare e celebrare insieme. È stato sicuramente importante tenere vivo l’appuntamento della Lectio divina nell’ascolto della Parola di Dio anche a distanza, secondo il calendario annuale. Per quanto riguarda l’Eucaristia abbiamo preferito osservare il digiuno eucaristico, vivendo questo tempo di quarantena prolungata come occasione di un ascolto più disteso della Parola e per una più intensa preghiera personale.

Ora, nella prossimità della Pasqua, persistendo l’impossibilità di ritrovarci e di celebrare insieme, ci chiediamo come celebrare il cuore della nostra fede che è il mistero pasquale di Gesù morto e risorto per noi, senza poter partecipare alle solenni celebrazioni del Triduo pasquale?

Ricordando la parola degli Atti degli Apostoli che descrive, in altro tempo e in altro contesto, la situazione della primitiva comunità, alla luce della ritrovata dignità del sacerdozio battesimale, così come il Concilio Vaticano II ha voluto rimarcare, pensiamo che questo sia il tempo e l’occasione affinché si dia una celebrazione del mistero pasquale nelle nostre case.

Non nascondiamo il fatto che molti possano avvertire una certa fatica, se non un certo imbarazzo, nel pensare di celebrare “in casa”, dove il celebrare è impegno e responsabilità che deriva dal nostro battesimo, dal nostro appartenere a Cristo, come autentica alternativa allo “spettacolo” che invece riduce i discepoli a una posizione passiva (anche se emotivamente coinvolgente).