Pubblichiamo, di seguito, la lettera aperta inviata dalla Fraternità alla Comunità di Bose.

Carissime sorelle e carissimi fratelli, condividiamo un comune dolore in queste settimane nelle quali si parla di voi, non per come ci siamo abituati, perché da Bose si ascolta una lettura profetica della realtà e uno sguardo altro sulle vicende che viviamo.

Ci siamo trovati, noi che abbiamo imparato da voi la bellezza della preghiera, a pregare per voi e a invocare su di voi lo Spirito del Signore affinché con i suoi doni, come scrive Paolo, vi colmi di amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Galati 5,22).

Vi siamo grati per quanto ci avete donato con la vostra presenza, con la vostra testimonianza nell’ascolto della Parola, nel dialogo ecumenico e interreligioso, nella sobria bellezza nell’uso delle cose, per la cura dell’ambiente… per la disponibilità al dialogo e all’accompagnamento spirituale. Molti di noi si sono nutriti alle sorgenti della vostra ricerca spirituale, hanno ascoltato parole altre, nuove e fresche che possono costituire le premesse feconde per una primavera della Chiesa che è in Italia.

È questa primavera che sembra incerta ora che i germogli vengono compromessi da una grandinata improvvisa (tale almeno per noi) che pare mettere a repentaglio l’audacia del futuro.
Alle nostre povere considerazioni sembra troppo semplice e fin troppo banale ricondurre gli avvenimenti occorsi in questi giorni, e di cui la stampa ha dato notizia, a una questione di esercizio dell’autorità e alla gestione del potere più o meno insidiata dal carisma del Fondatore.
Non crediamo che a tanto debba ascriversi l’intervento della Santa Sede, con l’avvallo niente meno che di Papa Francesco.

Chiediamo a voi di vincere quella opacità che purtroppo spesso caratterizza le dinamiche ecclesiali per una testimonianza di trasparenza e di chiarezza. Date testimonianza di quella parresìa che frequentemente abbiamo ascoltato nelle lectio e negli incontri avuti con voi. È ciò di cui abbiamo bisogno noi cristiani in apnea che abbiamo creduto alla possibilità che forse anche nella Chiesa italiana si potessero offrire spazi di confronto e di dibattito per dare al Vangelo un futuro.

Ce ne guardiamo bene dall’emettere sentenze o giudizi di qualsivoglia partigianeria, ma vorremmo cercare di capire quale è effettivamente la posta in gioco. Ci viene da pensare che sia in atto un’opera di “normalizzazione” che non fa presagire nulla di buono non solo per il futuro del monastero nella sua unicità, ma anche per la vita di quelle laiche e di quei laici, di quei preti e di quelle religiose che hanno imparato a respirare il soffio dello Spirito di cui voi, dando seguito allo slancio conciliare, siete i pionieri.

Osiamo pensare che la Chiesa italiana attenda da voi di vedere continuare l’obbedienza allo Spirito di Pentecoste e di vedere realizzati altri passi e altre scelte in fedeltà alla missione del Cristo. Per questo non accettiamo di rimanere semplici spettatori di quanto va accadendo, perché amiamo la Chiesa con le caratteristiche descritte da papa Francesco: “Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre più vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertà” (Firenze 10 novembre 2015).

Rinnovando la nostra gratitudine e stima, rimanendo uniti nell’invocazione comune allo Spirito Santo, vi salutiamo fraternamente.

Milano, 31 maggio 2020
festa di Pentecoste

 

Scarica la lettera, qui di seguito: Lettera aperta alle sorelle e ai fratelli di Bose