//«Anche il profeta e il sacerdote

«Anche il profeta e il sacerdote

Quella che stiamo vivendo è davvero una crisi terribile per la Chiesa, una crisi di credibilità, di testimonianza, ma non solo. Credo che sia una crisi che vada ben al di là di quella provocata dagli abusi sessuali nei confronti dei minori, commessi da certi preti e religiosi. È tutto il modo di intendere il presbiterato e la vita religiosa ad essere in crisi. È una crisi che attraversa la Chiesa ancora più profondamente nel modo stesso di intendere il ministero, di delinearne i tratti, le caratteristiche e i significati per il mondo di oggi.

Sono anche convinto però che il Signore non abbandona la sua Chiesa, anzi esiga da noi la capacità di attraversarla con coraggio e intelligenza, perché questa stessa crisi potrà portare in sé una promessa e un riscatto a patto che ci lasciamo tutti provocare e ci lasciamo coinvolgere nel pensare e non solo nell’emettere facili giudizi e condanne.

Alla fine del Medio Evo la forma del nostro presbiterato era totalmente incapace di fare fronte alle istanze del cambiamento culturale e sociale. Il clero era praticamente senza istruzione, appena capace di celebrare la messa e viveva sovente con delle concubine. La Riforma era stata un tentativo di risposta alla crisi attraversata alla fine del Medio Evo.

Se consideriamo la nostra amata Chiesa nel corso dei secoli recenti, abbiamo veramente la sensazione di esserci comportati più come farisei, che fanno portare alla gente pesanti fardelli sulle spalle. Abbiamo detto alle famiglie che non era permessa alcuna contraccezione, ai giovani che non hanno la possibilità di sposarsi, che devono controllare la loro attività sessuale in maniera molto severa e agli omosessuali che devono vergognarsi della loro sessualità.

Indipendentemente dagli annessi e connessi dell’insegnamento della Chiesa, queste raccomandazioni vengono vissute dai fedeli come un pesante fardello. E ora i fedeli scoprono che i preti che li oberavano di obblighi hanno peccato sul piano sessuale in maniera molto più grave. Come i farisei, non facendo quello che predicavano.

Che tutto questo accada mentre volge al termine l’”Anno sacerdotale” indetto da Benedetto XVI per il 150° anniversario della morte del santo Curato d’Ars (1859), e mentre si va registrando nelle Chiese occidentali una grave diminuzione delle vocazioni sacerdotali e religiose, sono elementi che ci devono davvero fare riflettere se avvertiamo responsabilmente su di noi il destino e il futuro della Chiesa nel nostro mondo occidentale.

Mi sembra questa la condizione in cui si ode la parola di Geremia: “Anche il profeta e il sacerdote si aggirano per il paese e non sanno che cosa fare” (14,18), o come traduce la nuova versione CEI “e non sanno comprendere”, che forse è ancora peggio, perché almeno nella prima traduzione una possibilità di comprensione era presupposta.

Eppure, nonostante l’incapacità di capire e di agire di molti, da qualche parte lo Spirito suscita risposte coraggiose, come quella nata in Francia, da un gruppo di laici, i quali ben comprendendo che è necessario andare oltre l’attesa di interventi dall’alto e di provvedimenti, hanno costituito una “Conferenza dei battezzati di Francia” (CCBF), organo indipendente di espressione di tutti i fedeli cattolici.

La Conferenza ha pubblicato alla vigilia di una Pasqua molto turbata, una “Lettera ai nostri fratelli preti”, in cui tra l’altro si legge: «Il silenzio che viene rimproverato alla Chiesa è anche il nostro silenzio» e «bisognerà che voi, preti, e noi, fedeli di Cristo, ricostruiamo la comunione ecclesiale sulla trasparenza, l’umiltà e la saggezza». La missiva termina con una calorosa promessa: «Siete i nostri preti e i nostri amici, siate certi che ci troverete al vostro fianco sia nei momenti di gioia che nelle prove».

Questa Lettera conferma che la Conferenza dei battezzati intende chiaramente restare nella Chiesa e accanto ai suoi “quadri” attuali . Posizioni che sono state deplorate da qualche militante, che forse ha confuso difesa dei laici e scontro con il clero. Molti preti, che soffrono per una pesante campagna mediatica, hanno apprezzato questa dichiarazione di affetto. In attesa dell’assemblea costituente prevista per quest’autunno, la Conferenza si è dotata di un documento di riferimento: una Carta intitolata “Ni partir, ni nous taire” (Né andarsene, né tacere). Proposto da febbraio ai simpatizzanti per essere ratificato, il testo sintetizza i punti nodali dell’iniziativa: «Suscitare la coscienza di ogni battezzato», «fare della Chiesa un luogo di parola e di ascolto», «essere una struttura di azione e non di rivendicazione, situata decisamente all’interno della Chiesa».

La Conferenza può ormai contare su un migliaio di simpatizzanti e su quindici gruppi locali attivi. In alcuni gruppi si lavora sulla vocazione dei battezzati, in altri si riflette sul diritto di espressione dei laici e dei preti, altrove si (ri)leggono gli Atti degli Apostoli. Due gruppi sono perfino stati ricevuti dal loro vescovo. Ovunque, i militanti hanno prima di tutto dovuto ricevere le proteste e i racconti di sofferenze di numerosi laici.

Perché la Conferenza dei battezzati non vuole essere solo una camera di registrazione delle disfunzioni istituzionali. «Abbiamo tutti dei motivi di rabbia da esprimere, riconosce una delle leader, ma non è la cosa migliore da fare. La nostra priorità è la promozione dei battezzati». «Non vogliamo un’organizzazione parallela e concorrente alla Chiesa».

Anche se il sacerdote e il profeta si aggirano per il paese senza comprendere e senza agire, lo Spirito sembra sorprenderci inventando nuovi spazi di dialogo e di confronto. Che sia questa la strada per il cristianesimo in Europa?

2018-11-14T09:22:04+00:00maggio 16th, 2010|News e proposte (vedi tutte) >|