//Incontro con la Chiesa Battista

Incontro con la Chiesa Battista

Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna.

La nostra meta non è trasformarci l’un l’altro,

ma di conoscerci l’un l’altro ed imporci a vedere

e rispettare nell’altro ciò che egli è:

il nostro opposto, il nostro completamento.

(Hermann Hesse, “Narciso e Boccadoro”, ed. it. 1933)

È una timida giornata di sole, CasArché è irradiata dalla specialità di un incontro che renderà memorabile questo sabato di febbraio, che profuma già di primavera.

Le porte si aprono a Massimo ed Anna, i Pastori della Chiesa Battista di Milano.

Incontro atteso e figlio di una comune ispirazione: costruire un dialogo ecumenico.

Dialogo nel senso proprio del termine: διά λογος, attraversare il pensiero percorrendolo nella lunghezza, incrociare due sistemi razionali, due punti di vista, due sguardi, due cuori pensanti. Un solo fine.

Massimo e Anna hanno due sorrisi contagiosi.

Si presentano e aprono la loro Bibbia.

La loro.

La nostra.

Prima di narrare le loro storie affidano questo tempo di comunione alle parole di Amos[1] (cap. 5, v. 24): “… piuttosto come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne” ed Ezechiele (cap. 45, v. 9) “Così dice il Signore Dio: Basta, prìncipi d’Israele, basta con le violenze e le rapine! Agite secondo il diritto e la giustizia; eliminate le vostre estorsioni dal mio popolo. Oracolo del Signore Dio”.

Su queste dolcissime note bibliche si aprono i nostri cuori che pulsano il comune bisogno, diritto, dovere, di impegnarci per essere costruttori di pace, operatori di giustizia, cittadini solidali, di unire le nostre forze perché da soli si cammina, ma insieme si va lontano.

Abbiamo storie diverse, ma un orizzonte comune.

Esprimiamo la nostra profonda indignazione per ogni politica di intolleranza razziale e nel ricordare la manifestazione di odio consumata a Macerata, commemoriamo il Pastore Battista Martin Luther King, che con il suo instancabile impegno ripeteva: “è più pericoloso il silenzio dei giusti, delle grida dei potenti”.

Rompere il silenzio significa operare insieme creando un coro sinfonico, a più voci.

Significa uscire dal guscio sicuro delle nostre piccole parrocchie, delle piccole comunità che riduciamo a piccoli gruppi, sempre più piccoli.

Significa aprire il perimetro solidale, chiedere la mano ai nostri fratelli per promuovere l’ecumenismo, che rappresenta un atto di coraggio, un piano “Marshall” per contrastare la spirale di odio che segna tristemente questo tempo.

Massimo e Anna professano da oltre 30 anni; le loro storie sono una miniera da cui attingere e a cui ispirarsi. Hanno prestato accoglienza ai primi immigrati negli anni ottanta, soccorso gli albanesi in occasione del grande “esodo” negli anni novanta, guidati sempre dall’egida “ecumenismo della carità”.

Ricordano infine Don Tonino Bello, la loro fraterna amicizia, il loro impegno ad aiutare i “drop out ”[2].

Hanno marciato e pregato insieme. Don Tonino ha celebrato la Messa nella loro Chiesa spingendo lo sguardo oltre le vincibili diversità della professione religiosa.

Hanno ammirato lo stesso cielo ed invocato lo stesso Dio per neutralizzare i campi minati dall’odio e dall’indifferenza. Maestoso esempio di diaconia ecumenica[3].

Questa edificante condivisione insegna e suggerisce ai nostri cuori che il bene comune è possibile solo con un impegno costruttivo e plurale, che sa andare oltre le differenze e che fa della giustizia e della carità, non evanescenti invocazioni dello spirito, ma ascisse ed ordinate su cui marciare.

Insieme.

Milano, dieci febbraio duemiladiciotto

Per un approfondimento sulla Chiesa battista si propone un documento tratto dal sito www.consigliochiesemilano.it: Approfondimento Chiese Evangeliche Battiste

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[1] Le parole del profeta Amos sono molto care alla Chiesa Battista statunitense anche perché rievocano il famigerato discorso “I Have a Dream“, tenuto da Martin Luther King il 28 agosto 1963, dinanzi al “Lincoln Memorial” di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili.[2]  lett. “caduti fuori” , est. “emarginati”. Si pensi ad un carretto siciliano, stracolmo di arance, tirato da un asino che arranca su per una salita. Ad ogni strattone, alcune arance ruzzolano per terra e rotolando vanno a finire ai bordi della strada senza che nessuno le raccolga (vedi: http://www.reginamundi.info/dontoninobello/aiDropout.asp).[3]  Cfr. Jürgen Moltmann “Diaconia. Il servizio cristiano nella prospettiva del Regno di Dio”, Ed. Claudiana – 1986

2018-10-29T14:30:43+00:00febbraio 10th, 2018|Ecumenismo e dialogo (vedi tutti) >|