(…) Ecco, credo che tu sia stato un punto di svolta. Soprattutto per il mio essere prete. La tua fede nuda e filiale, il tuo amore obbediente e fedele alla vita e dunque a Dio, più che alle strutture umane, la tua capacità profetica e la tua presenza costante e significativa, mi hanno fatto vedere incarnata la figura di un vero prete autentico. Un guaritore ferito, come direbbe il teologo olandese Henri Nouwen. Avevi lenito tante ferite nella tua vita.
Le raccontavi spesso. Poi le avevi trasformate in canto di liberazione. Dio, le donne, i bambini e i poveri avevano costituito gli assi portanti di quella casa meravigliosa in cui anche io ho trovato riparo.
A te, Giuseppe, devo un grazie. Mi ripetevi sempre che ciò che davvero fa cambiare le persone e il mondo è la gratuità. E mi invitavi a riconoscerla ovunque. A praticarla. Il tuo sguardo profondo capace di scorgere anche i più impercettibili segnali ti rendeva una sentinella, ma mai arrogante. Sempre al servizio della vita. (…)

[leggi l’articolo di Adriano Cifelli, pubblicato su “Madrugada”, scaricando la versione integrale qui di seguito: Articolo completo]