Ci sono cose nella vita che facciamo, o meglio, che accadono e di cui non siamo sempre consapevoli. Ne vediamo e sentiamo gli effetti: il battito del nostro cuore, il respiro, la natu a che cresce silenziosa al risveglio della primavera… Io non vedo il mio respiro, non vedo il battito e non vedo il fiore mentre sboccia. Eppure, accade. Respirare è forse l’atto più profondo e ripetitivo che compiamo. Molte volte al giorno, circa ventimila volte, come dice la scienza del respiro. A volte è bello soffermarsi e poterlo sentire. Sentire il battito del cuore come prova a fare la mamma durante la gravidanza, accorgendosi che c’è un’altra vita in lei.

Azioni piccole, ma vitali. Siamo legati inscindibilmente al respiro, al battito del cuore e alla vita, come ci racconta anche la Scrittura: «Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente» (Genesi 2,7).

C’è un respiro in noi e in ogni cosa che esiste. Un soffio vitale. Non siamo completamente consapevoli di come gli eventi della nascita, e in particolare il primo respiro, possano imprimere una forma a tutti gli altri respiri, tra il primo e l’ultimo. Si impara a respirare dal primo istante di vita fino a quando restituiamo l’ultimo respiro alla terra.

Da bambino mi impressionava ascoltare dagli adulti il racconto di chi era morto con l’espressione “è spirato”, proprio come quell’uomo in croce sul Calvario: «E, chinato il capo, consegnò lo spirito» (Gv 19,30). Non solo nel senso di morire, ma anche di donare la vita. Quel soffio, come un mormorio leggero, ci dice proprio la sua presenza: «Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera» (1Re 19,11-12).

Ma ci sono anche cose che quel respiro ce lo tolgono. Che ci fanno morire di asfissia. Come testimonia l’autopsia eseguita sul cadavere di George Floyd, ucciso da un poliziotto a Minneapolis, durante un controllo di routine. Immagini che hanno fatto il giro del mondo, scatenando un’ondata di reazioni e di violenza negli Stati Uniti d’America, già teatro di scontri tra bianchi e neri,
attraversati da un odio razziale mai sopito, anzi accentuato dalla drammatica crisi sociale ed economica che viviamo in quest’epoca di pandemia.

[leggi l’articolo di Adriano Cifelli, pubblicato su “Madrugada”, scaricando la versione integrale qui di seguito: Articolo completo]