È curioso che chiamiamo questa festa Epifania, con un termine greco per dire apparizione ed è una parola che è sempre stata collegata alla manifestazione di una qualche divinità che si rende visibile, quando in realtà Gesù non sembra fare nulla per apparire: è un neonato avvolto in fasce e deposto nella mangiatoia (come diceva Luca) e che cosa può fare un neonato? Quali iniziative può intraprendere? Nessuna: è bisognoso di tutto, di essere accudito, nutrito, coccolato…

Non è immediatamente comprensibile che quel bambino, come si dice già fin dalle prime righe appaia come Dio e tanto meno come re dei giudei! E oltretutto a riconoscerlo come tale non sono gli esperti di Israele, ma sono dei cercatori che vengono da lontano, da fuori e chiedono: Dov’è colui che è nato il re dei Giudei?

Questo titolo costituisce il capo d’accusa che viene portato a Pasqua al procuratore romano perché faccia crocifiggere Gesù. L’iscrizione sulla croce recita proprio così: Gesù Nazareno Re dei Giudei! E al v.4 del passo di oggi si parla anche di una riunione straordinaria del Sinedrio… che fa pensare a quell’altra seduta, tenuta nottetempo, per processare Gesù, cosa che d’altra parte ci ricorda anche l’annuncio della data della Pasqua.

Non solo, ci sono altri particolari che ci aiutano ad arricchire di significati questa pagina di vangelo: anzitutto incontriamo dei personaggi strani, i Magi che vengono da un non precisato oriente. Personaggi simili li incontriamo nel libro di Daniele (2,2.10), quando Nabucodonosor cerca disperatamente qualcuno che gli spieghi il sogno che ha fatto perché nessuno dei suoi Magi, vale a dire astrologhi, sapienti, studiosi, indovini… riesce a dare una spiegazione plausibile.

Tocca a Daniele, un ebreo devoto che è tra i deportati a Babilonia, chiamato Baltassar, spiegare il sogno della statua enorme di straordinario splendore… che aveva la testa d’oro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla (2, 31-33) e che raffigura la successione dei vari regni dopo Nabucodonosor che saranno via via sempre più fragili, fino a quando una pietra staccatasi dalla montagna andrà a infrangersi proprio contro i piedi di argilla e farà crollare la statua.

Daniele spiegherà al re che quella pietra che scende dal monte è l’unico regno che deve venire e che durerà per sempre, mentre gli altri regni crolleranno inesorabilmente.

Sono tanti elementi che aiutano a leggere quasi in filigrana i due racconti: il sogno e l’importanza della sua comprensione, i diversi tipi di re e di regni in cui si intravede Tiberio, Erode; la pietra fondamento del nuovo regno che è Gesù… Sembra proprio che Matteo avesse in mente quelle pagine del profeta Daniele per dire che con Gesù si realizza, si compie quella promessa.

Così come fu un giudeo a interpretare il sogno di Nabucodonosor re pagano, ora invece sono dei ricercatori pagani a riconoscere in Gesù il re dei giudei! Non sono le autorità d’Israele che pure conoscono le Scritture e sanno che deve nascere a Betlemme di Giudea, perché era la città in cui è nato il pastorello Davide e da dove sarebbe nato il pastore d’Israele….

Ecco a me sembra che questa pagina sia intrisa di significati che, al di là della storicità o meno della vicenda, hanno qualcosa da dire anche a noi.

Anzitutto l’importanza del sogno: c’è voluta la psicanalisi per farci riscoprire la necessità di ascoltare non solo la nostra coscienza, ma anche quel movimento intimo e interno che spesso teniamo sottomesso che è l’inconscio e grazie ad esso possiamo accedere anche a una concezione altra, diversa della storia.

Se è vero che la storia è fatta dai potenti, da chi crede di avere in mano i pulsanti dei missili, ma dobbiamo onestamente riconoscere che è fatta anche dai parlamenti, dai grandi statisti, da uomini e donne illuminati… è anche vero che se vuoi capire la storia, come diceva Turoldo, devi sempre interrogare la poesia. Anche nel nostro tempo. Se volete sapere che cosa tramandava una civiltà antica voi ricordate i poeti. Diciamo infatti: ai tempi di Omero, e non diciamo ai tempi di chi governava, non ricordiamo nemmeno chi fosse al potere in quel momento! Non diciamo ai tempi di Cesare, perché i Cesari sono tutti uguali… ma diciamo ai tempi di Virgilio… perché sappiamo cosa tramanda Virgilio. E così al tempo di Dante. A fatica sapremo chi era imperatore o chi era papa, ma si sa, o almeno si dovrebbe sapere, cosa tramanda Dante. La poesia segna le svolte della storia e tramanda. Così dovrebbe essere la preghiera: poesia che apre nuovi sentieri nella storia.

E poi un’altra cosa emerge tra le righe del racconto evangelico dove si intuisce una lotta di potere che qui è quasi impercettibile, ma che lascia presagire dove si andrà a finire: Erode, appena uno va a toccargli l’alta tensione del centro del potere – diremmo oggi -, spara a zero! E pensate che quel sanguinario fece uccidere perfino alcuni dei suoi figli solo perché sospettava volessero prendere il suo posto.

Non ci meraviglia che potesse arrivare ad aver paura di un bambino, che proprio non può essere pericoloso. Ma Matteo che ha incontrato Gesù e lo ha ascoltato, sa che invece Gesù è pericoloso: proprio per come vive e come parla, fa paura a coloro che hanno il potere.

Non perché Gesù abbia mire di potere, non perché intenda scalzare Erode per prenderne il posto. Questa è la paranoia di Erode, perché sapeva bene di non essere giudeo ma idumeo ed era stato messo lì da romani grazie al denaro. Erode aveva paura di perdere il posto, la sua condizione era sempre a rischio. E con lui i capi dei sacerdoti e gli scribi e gli anziani del popolo.

Gesù non è uno che cerca il potere e vuole entrare nel palazzo di Erode. Non è uno che vuole fare il sommo sacerdote… eppure, pensate davvero quanto è potente il Vangelo, fa più paura uno così. Gesù poteva tentare, come tanti fecero in quegli anni, di organizzare un gruppo armato, trovare gli appoggi economici, farsi sostenere dalla borghesia di Gerusalemme… e invece no. Sceglie dodici personaggi, tra i pescatori e i pubblicani… si prende cura di lebbrosi, fa il paladino delle donne, perde tempo con i bambini. Ascolta quelli che non contano: ciechi, storpi, sordi… ma dove vuoi che vada uno così?

Eppure fa più paura uno così che non ha organizzato un partito, un gruppo politico o militare, non ha fatto nulla per conquistarsi spazi di potere e di controllo, ma ha dato inizio a un movimento di popolo governato dalla legge delle Beatitudini che non ha di mira la conquista del potere, ma ha avviato un possibile contropotere: quello della condivisione, della solidarietà e della misericordia.

È questa l’apparizione che la liturgia ci ricorda insieme alle apparizioni che celebreremo nelle prossime domeniche, vale a dire il battesimo e le nozze di Cana, apparizioni che come cattolici abbiamo separato, mentre le Chiese ortodosse continuano a festeggiare insieme.  Celebriamo l’apparizione l’epifania di un alternativa, di un contropotere che spiazza e sconcerta chi invece vive di potere.

Lo vediamo anche ai nostri giorni, fatte le debite proporzioni ovviamente, oggi come allora chi ha paura del messaggio di Gesù sono le lobby di vario genere che ogni giorno intentano scalate al potere, spesso anche all’interno della Chiesa.

Non è quello che accade quando sentiamo o leggiamo ciò che dicono i vari Socci, Magister, Adinolfi, Valli, Bisignani, i vari teocon o i pro-life, i tradizionalisti e gli atei devoti…  che davanti a papa Francesco ruggiscono come Erode pieni di paura o sbavano d’ira come i démoni davanti a Gesù?

Sono coloro che fino a ieri si stracciavano le vesti per Amoris Laetitia e  che vedendosi perdere il potere di una certa religiosità, del controllo delle coscienze… hanno un terrore così grande del mondo, della vita, dell’infinita fantasia della creazione che vedono tutto nero e non credono che lo Spirito santo possa agire ancora oggi in mezzo alla nostra storia.

Sono così accecati dalla rabbia di essere messi di fronte alla fragilità rigeneratrice del messaggio di Cristo che non comprendono nemmeno la portata dell’omelia natalizia del papa quando rimuove dal Vangelo la patina della mezzanotte romantica, del bacino a Gesù… e restituisce a un Vangelo sine glossa che ci chiede di baciare come san Francesco i lebbrosi, i poveri, di ridare umanità alla nostra vita e di non difendere le nostre cose, la roba!

È vangelo saper vedere il Salvatore, vivo nell’istante della storia e nello spazio infinito dell’eternità, nel piccolo nato sotto i bombardamenti foraggiati dalle nostre armi in Medio Oriente.

È vangelo vedere Maria, Vergine Madre, Figlia di suo Figlio, nella prostituta bambina sulle strade della città, nella donna anziana maltrattata nella casa di riposo, nelle vittime delle violenze domestiche.

È vangelo vedere Giuseppe, il castissimo sposo, in ogni emarginato, in ogni discriminato perché diverso, in ogni carcerato, nel malato di AIDS, nell’omosessuale pestato dai neonazisti.

Se richiamandoci a questo, papa Francesco – come dicono alcuni – sta creando scandalo tra i fedeli e sta distruggendo la Chiesa… ma che ben venga! Perché se intendiamo per Chiesa una istituzione sterile e vuota, pedissequa ripetizione di liturgie e di riti ingessati… allora che venga l’ora. L’ora che fa epifania anche di quello che c’è nel cuore e nella mente di tanti: ovvero la smania di apparire pieni di potere, epifania della bramosia di potere.

Gesù con la sua contestazione gentile ci dice che solo chi è libero dalle catene del potere, del dominio, del controllo può scorgere il grande movimento di vita che c’è nel mondo: stelle che solcano i cieli, uomini, donne, bambini, anziani, giovani, sapienti e pastori che cercano, tutto e tutti si muovono.

E noi cosa faremo? vogliamo rimanere chiusi o starcene sprangati nei nostri palazzi come Erode? lui dalla sua poltrona manda a chiamare, manda a dire! Non ha nemmeno il coraggio di uscire, di mettersi in movimento.

Ascoltiamo l’invito di Isaia: Alzati, alza gli occhi intorno e guarda! C’è un popolo che avanza e che costruisce condivisione, solidarietà e misericordia. Alzati, alza gli occhi intorno e guarda! E camminiamo con loro.

(Is 60,1-6; Mt 2, 1-12)