«Non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale,

siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana».

(Teillhard de Chardin)

 

Sono più di vent’anni che siamo al servizio della città, della città di Milano soprattutto, ma anche di altre città come Roma e SBT, di altre città nel mondo Kisii e Chikuni … servizio accanto ai più piccoli, alle situazioni difficili, un servizio che mi viene da descrivere con due immagini. La prima è il «dare casa» e la seconda è «costruire altalene».

Dare casa. Nel senso che in una prima accezione molto concreta significa dare un tetto, un rifugio sicuro a quelle mamme e a quei bambini che abbiamo incontrato sul nostro cammino. La casa di accoglienza è l’emblema di questo impegno, così come cercare un appartamento…

Ma dare casa lo intendiamo anche in un’accezione più estesa nel senso di dare protezione, cura, attenzione e accompagnamento. Dare casa vuol dire dare affetto, legame, rispetto, ricucire le lacerazioni che la vita distribuisce, significa dare una certa stabilità. Potremmo dire che la sicurezza, la protezione, il calore, l’affetto… sono le pareti delle case che cerchiamo di ricostruire. Sarà proprio questo il tema del prossimo ArchéBaleno.

E poi «costruiamo altalene». Da bambini pochi giochi ci hanno reso felici come l’altalena: la sensazione di volare, di toccare il cielo, sospesi tra la paura e l’audacia… un gioco semplice, universale, è la metafora di una dimensione della vita che cammina insieme al dare casa, alla stabilità, ai legami: è la prima esperienza di spiritualità, di libertà, di superamento delle condizioni spazio temporali cui il bambino è costretto per forza di cose. Ma dove sono finite le altalene oggi? Perché nei parchi pubblici ai bambini vengono imposte quelle squallide apparecchiature munite di cinture di sicurezza? Quando potranno con la coda dell’occhio socchiuso nel sorriso estatico del volo pericoloso, innalzarsi a vedere la luce?

La scomparsa delle altalene, quelle semplicissime fatte con una tavoletta, una corda e un ramo è l’ennesima testimonianza della costrizione crescente che il nostro modello di civilizzazione esercita sui bambini, ovviamente in nome della sicurezza. Ci vuole audacia oggi a costruire altalene, ci vuole coraggio nel dare opportunità di slancio, di ebrezza, di libertà, di spiritualità.

Nella mitologia greca si racconta di un pastore di nome Icario che ricevuto da Dioniso il vino ne fece dono ai suoi colleghi pastori, ma costoro credendosi avvelenati, lo uccisero.  Preoccupatissimi, gli ateniesi si precipitano a interpellare l’oracolo di Apollo, che suggerì un rimedio: basta costruire delle altalene che si prendono gioco della morte. Così le ragazze di Atene si divertirono e la città fu salva!

Per salvare la democrazia, per salvare la costituzione costruiamo altalene: inventiamo momenti di gratuità, di spiritualità, di bellezza, di cittadinanza. Occorre che vinciamo la riduzione psico-pedagogica-educativa del lavoro sociale: certo diamo casa con tutto quello che significa, ma dobbiamo che costruire altalene.

Nella settimana di Ponte di Legno abbiamo consegnato alle mamme che erano presenti un quaderno bianco e ho detto loro: scrivete qui i vostri pensieri, i vostri sogni, le vostre preghiere. È un modo per riconoscervi che avete dignità, avete una ricchezza dentro e non siete solo un problema. Sia che siate cristiane, musulmane, indù, cattoliche o protestanti… avete la dignità che rimane soffocata dentro e che ha bisogno di emergere.

E poi abbiamo fatto un’altra cosa: a ognuna di loro abbiamo dato la possibilità di scegliere un libro da leggere, una cosa leggera se volete, un romanzo. Ma è importante. I libri mettono le ali alla mente, sono come altalene.

Facciamo una fatica boia a tirare avanti, la crisi non lascia margini per sognare. E se poi alzi il naso e guardi fuori di qui: missili e bombe, tagliagole, guerre… e viene da chiederci se davvero con la solidarietà si cambia il mondo, se la gratuità ha ancora un senso oggi. Certo paghiamo il duro prezzo di vent’anni di cultura individualista e miope, ma possiamo cambiare.