Author: Giuseppe Bettoni (Page 2 of 91)

La formula che dà forma all’amore

Prima ancora della questione divorzio sì o no, già il modo in cui i farisei pongono a Gesù la domanda ci disturba, ci inquieta: per metterlo alla prova gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie (v.2). Oggi è inammissibile un quesito di questo genere: almeno vorremmo giustamente vedere riconosciuta la pari possibilità per la donna. Perché solo il marito può ripudiare la propria moglie? E lei non ha forse gli stessi diritti e doveri? Non è un soggetto giuridico a tutti gli effetti?

Quello che ci sembra un diritto ormai acquisito in realtà anche per la nostra cultura e civiltà è abbastanza recente: sono poco più di 70 anni (1946) che nel nostro Paese anche alle donne è stato riconosciuto il pieno diritto di votare e di essere votate. Basti pensare che Papa Pio X nel 1905 ancora diceva: «La donna non deve votare ma votarsi ad un’alta idealità di bene umano […]. Dio ci guardi dal femminismo politico».

Voglio dire che per noi queste sono conquiste culturali e sociali, anche spirituali e teologiche, ma ancora da implementare. Anche perché non mancano comunque delle resistenze. Non è raro sentire dire che il cambiamento avvenuto in questi ultimi decenni sia stato messo in moto dall’emancipazione della donna, come se fosse appunto responsabilità della donna se i giovani non vogliono sposarsi, se aumenta il numero delle separazioni, mentre diminuisce il numero dei figli. Anche questa è una forma di maschilismo nemmeno tanto nascosto di chi vuole dominare la donna.

Quando oggi invece è necessario, infatti, che la donna non solo sia più ascoltata, ma che la sua voce abbia un peso reale, un’autorevolezza riconosciuta, nella società e soprattutto nella Chiesa.

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ECUMENISMO (Incontro con la Chiesa Protestante – Luterana e Riformata -)

Oggi abbiamo incontrato in Casarchè la pastora Nora Foeth della Chiesa Protestante (Luterana e Riformata) di Milano che, dopo una breve visita alla comunità, si è intrattenuta con noi. L’incontro ha avuto inizio con la seguente preghiera di Frère Roger Schutz (tratta dal testo «Pensieri e parole»):

 

Spirito Santo

vieni e deponi nei nostri cuori

il desiderio di avanzare

verso una comunione,

sei tu che ci guidi.

Tu che ci ami ispira il cuore

di chi cerca una pace…

e donaci di porre la fiducia

là dove ci sono i contrasti.

Dio che ci ami,

Tu conosci le nostre fragilità.

Tuttavia con la presenza

del tuo santo Spirito,

tu vieni a trasfigurarle

a tal punto che le ombre stesse

possono illuminarsi all’interno.

Dio che ci ami, rendici umili,

donaci una grande semplicità

nella nostra preghiera,

nelle relazioni umane,

nell’accoglienza.

 

La pastora ha ricordato come nel dialogo degli ultimi cinquant’anni, cattolici e protestanti abbiano cercato di superare la dottrina della “giustificazione per fede”. Oggi, questo punto non ci separa più, si è passati dal conflitto alla comunione.

Secondo Lutero non possiamo “vendere il perdono di Dio”, Lui ce lo dona, noi dobbiamo solo accettarlo. Inoltre Lutero affermava che è la Bibbia la massima autorità, non il Papa.

Il fedele non deve avere un “mediatore” tra lui e Dio.  Ogni fedele deve approfondire autonomamente la conoscenza della Parola di Dio, leggere la Bibbia per sviluppare ed esprimere una fede concreta, propria. I pastori hanno il compito di aiutare nell’interpretazione della Bibbia.

Una differenza permane ancora tra luterani e cattolici ed è il problema della “successione apostolica” come autorità trasmessa ai vescovi dagli apostoli, successione che la Chiesa luterana non riconosce, pur avendo una sua gerarchia, tale da prevedere anche per le donne il ruolo di pastore.

La Comunità Protestante esiste a Milano dal 1850. Fondata da svizzeri riformati e da luterani tedeschi.

Nel 1864 avviene la costruzione della chiesa, improntata alla semplicità, la cui architettura doveva essere priva di caratteristiche troppo evidenti, per esempio il campanile, per non richiamare attenzione e opposizioni.

Il territorio di competenza della comunità si estende a gran parte della Lombardia. I circa seicento membri luterani e riformati di varia nazionalità abitano a Milano o nell’hinterland. Spesso i culti vengono svolti in alcune località della provincia di Varese.

Nella comunità risiede sia la sede pastorale luterana che quella riformata, quindi entrambi queste tradizioni protestanti sono rappresentate. E’ una particolarità di questa chiesa la convivenza di due confessioni, tra le quali in passato non sono mancati conflitti.

La Chiesa protestante luterana appartiene al Consiglio delle Chiese di Milano e pratica il dialogo ecumenico.

A questa breve presentazione è seguito un confronto sulla diversa interpretazione della Santa Cena. Uno dei principali problemi dogmatici che limitano la vera comunione, cioè il fatto che non si possa celebrare insieme la Cena del Signore.

Nella Chiesa luterana si partecipa alla comunione sotto le due specie.

Si è sottolineato come questa modalità avviene talvolta anche in alcune parrocchie della chiesa cattolica e come, inoltre, il concetto di “transustanziazione” che ci separa dai protestanti, sia ormai di fatto superato, in quanto recenti documenti hanno reinterpretato questa categoria filosofica in termini più biblici e meno scolastici.

Citiamo infatti una frase, spesso ripetuta dal Card. Martini, ovvero che: “L’Eucarestia non si nega a nessuno”. In effetti, chi si merita la comunione? E’ forse stata negata a Giuda e a Pietro?

La pastora Foeth ha quindi spiegato come nella loro Chiesa venga preparato e nominato un Pastore.

E’ necessario aver studiato teologia a livello universitario. A questa preparazione segue una formazione pratica che dura due anni e durante questo periodo l’aspirante pastore viene affiancato da un pastore di ruolo. Quindi sostiene un esame e fa domanda per una chiesa. Dopo un periodo di prova di circa due anni il pastore sceglie un posto vacante e fa domanda per coprirlo.

In Italia le chiese pubblicano un bando che segue una procedura dettagliata e precisa.

Sollecitata da altre domande relative alle attività che si svolgono presso la sua chiesa, la pastora Foeth ha sottolineato come il numero non rilevante dei fedeli rende difficile organizzare impegnative attività di diaconia.  Si augura tuttavia di trovare volontari che si impegnino in particolare ad aiutare i richiedenti asilo (sopratutto iraniani) che, dopo un soggiorno di qualche anno in Germania, vengono rimandati in Italia (come paese di prima accoglienza) e per i quali, ormai a conoscenza della lingua e del culto, spesso la chiesa luterana potrebbe essere un punto di riferimento.

Ma non è facile trovare fedeli interessati che possano impegnarsi per tempi lunghi.

Presso la comunità vengono svolti corsi di catechesi, soprattutto per i giovani, attività di culto e di studio della Bibbia attraverso varie metodologie.

E’ previsto un gruppo di laboratorio cristiano in cui si studiano testi biblici, si leggono libri di vari teologi e si affrontano anche tematiche diverse, partendo ad esempio dalla visione e dal commento di film.

Si è inoltre sperimentata la drammatizzazione di un testo biblico. Dopo la lettura i partecipanti interpretano i vari personaggi del testo considerato e, in conclusione, vengono raccolte le impressioni che il testo ha suscitato.

Utilizzando il bellissimo organo presente nella loro chiesa (organo Tamburini) spesso vengono eseguiti concerti.

Accanto alla chiesa è stato collocato un Orto della Fede, segno di raccoglimento e di salvaguardia e cura del Creato.

Concludiamo infine l’incontro auspicando, in futuro, di poter collaborare con la comunità protestante per qualche attività di diaconia e di approfondimento biblico.

Milano, nove giugno duemiladiciotto

Per un approfondimento sulla Chiesa protestante si propone un documento tratto dal sito: www.consigliochiesemilano.it: Approfondimento Chiesa Protestante

Geremia 31.32 (6 giugno 2018)

Visualizza il foglietto:

Lectio Divina 2017-2018 – Geremia (17)

Ascolta la Lectio:

INCONTRI (Mons. Mario Delpini)

In occasione della visita dell’arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, alla comunità CasaArché di Quarto Oggiaro, abbiamo potuto condividere con lui un momento di preghiera, con la recita dei Vespri.

È stata l’opportunità per consegnare simbolicamente una copia dell’atto costitutivo della Fraternità e presentare brevemente la nostra storia e le attività realizzate.

Come gruppo di fedeli, in questi anni, ci siamo ritrovati intorno a un comune e profondo desiderio: creare un luogo di vita fraterna, di spiritualità e di condivisione che possa essere lievito di Vangelo per la città.

Dal novembre 2011 ad oggi ci siamo incontrati periodicamente per pregare insieme, per ragionare e gettare le fondamenta del progetto, ovvero: la parola e la spiritualità, la vita fraterna, la cura per gli ultimi nelle periferie. Questi aspetti sono stati poi tradotti nella nostra “Carta di comunione”. Occorre poi sottolineare che alcuni di noi, svolgono da anni la propria attività, lavorativa e volontaria, per le comunità mamma e bambino della Fondazione Arché e, in particolare, dopo la nascita della comunità di Quarto Oggiaro, le iniziative dalla Fraternità sono state rivolte anche al quartiere.

Abbiamo promosso incontri sulla Lectio divina, sin dall’anno 2015, aperti a chiunque volesse partecipare, i quali hanno affrontato temi specifici come ad esempio: la fraternità nella Bibbia, il termine accogliere (dexèmai) nella Bibbia, il libro di Rut e il libro di Geremia. Quest’ultimo percorso proposto ha visto una discreta partecipazione di fedeli dalla vicina Parrocchia della Resurrezione di Quarto Oggiaro.

Come Fraternità, nel corso di quest’anno, abbiamo infine promosso degli incontri con i rappresentanti delle chiese cristiane di Milano, per confrontarci sulla possibilità di attuare un ecumenismo della carità che ponga i poveri e gli ultimi al centro (ad esempio con la chiesa Battista, con la chiesa Anglicana e con la chiesa Luterana).

Milano, cinque giugno duemiladiciotto.

La terra è di Dio/2

Hanno sempre un loro fascino queste parole di Gesù e si ascoltano volentieri perché chiedendoci di guardare gli uccelli del cielo e i gigli del campo, sembrano accendere in noi quel sentimento primordiale di nostalgia per una vita naturale in piena armonia con gli animali e i fiori, senza preoccupazioni e senza stress… una vita che però non ci è stata mai concessa.

Anzi, la specie umana ha cominciato ad essere quella che è, proprio perché si è andata via via distinguendo dagli animali e dai fiori del campo. L’essere umano – fragile creatura tra le altre – ha come sua differenza specifica la ragione e dunque la capacità di progettare il suo domani e quindi l’obbligo di provvedere alle sue eventuali necessità.

Anche chi, come san Francesco ha tentato di vivere il più possibile fuori dalla logica del denaro lo ha potuto fare per testimoniare una condizione radicale di povertà scelta e voluta, ma senza condannare tutti gli altri che invece dovevano continuare la loro fatica per mandare avanti la casa, dovevano alzarsi tutte le mattine per andare al lavoro al fine di sostentare la famiglia, i figli, o avevano da assolvere il loro impegno come amministratori della città.

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Accettare la diversità come luogo umano per conoscere il mistero di Dio

Dopo aver ascoltato la lettura dell’Esodo viene spontaneo pensare alla fatica fatta da Mosè che deve risalire sul monte per incontrare Dio, perché affrontare il mistero della Trinità è come essere di fronte a una parete di roccia o al percorrere un sentiero irto esposto sugli abissi delle vallate del nostro modo di pensare…

Ma ben guardare non è tanto la salita ad essere al centro del racconto. Mentre Mosè riceveva dall’Eterno le tavole dell’alleanza, il popolo in sua assenza si era costruito il vitello d’oro, e quando Mosè scese dal monte e lo vide, frantumò le tavole non solo come reazione di rabbia, ma anche per dire che quell’alleanza si era rotta, si era frantumata… Però poi appunto il profeta, l’uomo di Dio, avvertì la necessità di risalire, di tornare lassù, di tornare sul monte dove comprese che la gloria e il nome di Dio sono la misericordia, la fedeltà, l’amore.

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Geremia 30 (23 maggio 2018)

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Lectio Divina 2017-2018 – Geremia (16)

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«Tutti furono colmati di Spirito santo»

Eccoci a Pentecoste. Non è una domenica come le altre. Non è la fine del periodo pasquale, col ritorno alla liturgia ordinaria. La Pentecoste è il frutto maturo della Pasqua. È la festa della pienezza della vita.

A Natale Dio è un bel bambino, sospendiamo i nostri litigi, ci facciamo qualche regalo, con le musiche adatte… tutti più buoni. A Pasqua è quasi primavera: Gesù viene ammazzato dalle autorità ebraiche e dall’impero romano, ma poi è risorto… quindi siamo tranquilli. Ci sfugge il fatto che, sapendo di morire, aveva promesso ai suoi – e anche a noi – di inviarci il suo Spirito per farci vivere la sua vita.

Se fosse risorto e tornato nei suoi cieli, là da dove era venuto, la nostra storia con lui sarebbe finita a Pasqua. Invece, Dio non è lassù, chissà dove, fuori di noi, dopo aver fatto una incursione quaggiù per dirci alcune belle cose, darci la sua legge da rispettare, e poi è tornato laddove non si vede. Lo Spirito di Dio è dentro di noi.

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ECUMENISMO (Incontro con la Chiesa Anglicana)

Questa mattina abbiamo incontrato in CasArché la reverenda Vickie Sims, Cappellano della Chiesa Anglicana di Milano (Via Solferino), che ha visitato la comunità e ha potuto conoscere, seppur brevemente, mamme e bambini.

E’ il 19 maggio, vigilia di Pentecoste. Iniziamo il nostro incontro pregando insieme con l’invocazione allo Spirito Santo di San Bonaventura:

 

Signore Gesù,

così come lo Spirito di Dio

scese e si posò su di te,

possa Egli posarsi su di noi,

effondendo i suoi sette doni.

Concedici il dono dell’intelletto,

con il quale i tuoi precetti

illuminino le nostre menti.

Il dono del consiglio,

con il quale seguendo le orme dei tuoi passi,

possiamo camminare su retti sentieri.

Il dono della fortezza,

con il quale possiamo respingere

gli assalti del nemico.

Il dono della scienza,

con il quale possiamo discernere il bene dal male.

Il dono della pietà,

con il quale possiamo ottenere cuori misericordiosi.

Il dono del timore,

con il quale possiamo allontanarci dal male

e abbandonarci al bene.

Il dono della sapienza,

con il quale possiamo pienamente gustare

la dolcezza vivificante del tuo amore.

 

Nell’introdurre l’incontro viene presentata la nostra fraternità, nata dall’esperienza di vivere la periferia con l’intento di coltivare, oltre la dimensione della solidarietà, anche la dimensione spirituale ed ecumenica con le altre Chiese cristiane di Milano. Con questo orizzonte è stato organizzato questo secondo incontro ecumenico con la Chiesa Anglicana, alla cui conoscenza ci accompagna la reverenda Sims.

Non c’è una Chiesa anglicana unitaria, come quella cattolica, ci sono delle Chiese nazionali che si uniscono nella Chiesa anglicana mondiale.

La presenza di una Chiesa anglicana in Italia nasce nel 1800 dall’esigenza, per le persone che dall’Inghilterra si trovavano in Italia, di avere un luogo in cui pregare e celebrare le loro liturgie. Esistono perciò delle Chiese anglicane a Milano, Firenze, Venezia, Roma, Palermo, Napoli, e Genova.

Quella di via Solferino a Milano, che fa parte della Chiesa d’Inghilterra, è una congregazione internazionale e, ogni domenica, vi si ritrovano circa 70 persone di varie nazionalità che provengono da diverse Chiese anglicane nazionali. Questo fa si che al suo interno ci siano molti scambi culturali, è come un microcosmo. Questo è importante perchè una parte della missione della Chiesa anglicana a Milano è quella di fornire agli stranieri che si trovano in Italia, un  luogo in cui possano sentirsi a casa. Questi aspetti sono rivolti all’interno della comunità.

Un secondo aspetto della missione della Chiesa anglicana di Milano, guidata dalla reverenda Sims, invece è l’integrazione con i progetti e bisogni della città. Questa prospettiva è abbastanza recente, quando ha assunto l’incarico quattro anni fa la reverenda ha voluto dare questa impronta alla sua comunità, rivolgendosi verso l’esterno per stabilire legami con i “vicini di casa”.

C’è infatti una collaborazione con la comunità di Sant’Egidio, per diverse iniziative verso i poveri, ad esempio l’aiuto agli “Amici di strada” presso la Stazione Garibaldi e in occasione della cena di Natale, oppure la “cena siriana”, sponsorizzata da Islamic Relief, per raccogliere fondi da destinare all’accoglienza dei profughi nei campi in Libano. Altri eventi sono stati organizzati con la comunità ebraica in occasione del “giorno della memoria” per commemorare le vittime dell’olocausto. Invece singoli fedeli della Chiesa anglicana di Milano partecipano come volontari presso la Caritas ambrosiana, oppure presso l’Opera San Francesco.

La reverenda Sims approfondisce alcune differenze e comunanze tra la Chiesa anglicana e la Chiesa cattolica (si rinvia al documento in calce all’articolo).

Abbiamo proposto quindi alla reverenda Sims alcuni temi e domande.

Che ruolo ha la Chiesa anglicana nell’ambito del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano?

Occorre sottolineare che Milano è una delle prime citta italiane ad aver costituito il Consiglio delle Chiese cristiane, con l’idea di lavorare insieme alle altre Chiese e riconoscersi reciprocicamente come cristiani; ci si incontra una volta al mese per promuovere eventi ecumenici (come la veglia di Pentecoste di questa sera, a partire dal quartiere Giambellino, seguire l’insegnamento di papa Francesco, andare nelle periferie). Per la Chiesa anglicana di Milano il Consiglio è stato importante perchè ha permesso di allacciare legami con le altre Chiese e aprirsi alla partecipazione alla vita della città, cercando di coinvolgere gli altri e di abbattere le barriere tra le Chiese. Sull’esempio del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano, e di altri nati nel nostro paese, si auspica la costituzione di un Consiglio nazionale delle Chiese cristiane in Italia.

Quali sono i progetti comuni su cui le Chiese cristiane di Milano sono coinvolte?

I progetti comuni sono molto limitati. Esiste, per esempio, il progetto riguardante la visita alle carceri, e la marcia della pace il primo gennaio. Il problema è che c’è poca partecipazione; è difficile coinvolgere i fedeli in questi progetti comuni; occorre lavorare sul coinvolgimento di tutte le Chiese e dei fedeli. Per ora non si è ancora trovato un grande progetto nel quale coinvolgere seriamente tutte le Chiese di Milano (spesso, infatti, le Chiese devono lavorare molto per l’integrazione interna e non hanno molte risorse per rivolgersi a progetti esterni).

La partecipazione e il coinvolgimento dei giovani alla vita comunitaria della Chiesa è un problema di linguaggio?

Certamente è una questione di linguaggio: alcuni termini che alle origini del cristianesimo avevano un significato legato alle tradizioni (es. il concetto di sacrificio nella liturgia odierna che, storicamente, avveniva nel tempio) ora sono difficili da comprendere, soprattutto da parte dei giovani. Come si fa ad attrarre i giovani è un po’ il problema della diffidenza verso qualsiasi tipo di istituzione e la difficoltà ad impegnarsi nel servizio verso i poveri e gli ultimi.

Come vive la propria spiritualità un fedele anglicano?

C’è innanzitutto la liturgia del sacramento, l’eucaristia settimanale che è molto importante per le persone, poi lo studio della Bibbia. In merito c’è una lunga tradizione di accesso alla lettura della Bibbia, alla cui interpretazione si arriva leggendo e studiando insieme. Infine, la vita della comunità nella quale le persone trovano accettazione, accoglienza, amicizia, cura pastorale e utilizzano i propri “doni” per aiutare gli altri. Sotto questo aspetto la reverenda Sims ha sottolineato che i fedeli della Chiesa anglicana di Milano chiedono più eventi e occasioni nelle quali si potesse leggere e pregare insieme con la Scrittura (Bibbia).

Qual è il ruolo della donna nella Chiesa anglicana?

Forse una delle maggiori differenze tra la Chiesa anglicana e la Chiesa cattolica è la struttura di come si gestisce, il government della Chiesa. Sin dall’inizio, forse per la tradizione parlamentare dell’Inghilterra, la Chiesa si è strutturata con un sistema “sinodale”. In ogni Chiesa esiste un consiglio eletto dai laici che gestisce, insieme con il prete, la chiesa stessa. Questo significa che per le donne, siccome il governo interno è rappresentativo, si è avuto storicamente un ruolo e un’influenza maggiori, anche se la maggioranza è ancora maschile. Da quanto, agli inizi degli anni novanta, nella Chiesa di Inghilterra le donne sono ordinate prete, e hanno la gestione di una parrocchia, la situazione è cambiata molto. Recentemente le donne sono ordinate vescovi, con effetti ancora più importanti nella vita della Chiesa. Questi processi non sono stati facili all’interno della Chiesa, in quanto si sono avute diverse resistenze dai rappresentanti più conservatori.

Come fare per promuovere un ruolo maggiore della donna anche nella Chiesa cattolica?

Un strada potrebbe essere quella di aprire alle donne la gestione della Chiesa da un punto di vista organizzativo, nell’ambito dei progetti e nella formazione, per esempio aprendo alla docenza delle donne nei seminari. Infatti, ci sono diverse teologhe molto preparate che potrebbero dare il loro contributo.

Milano, diciannove maggio duemiladiciotto

Per un approfondimento sulla Chiesa anglicana si propone un documento tratto dal sito www.consigliochiesemilano.it: Approfondimento Chiesa Anglicana

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